PESCARA - "Un pazzo detenuto, sanguinario, auto ed etero aggressivo, stando quando riferito dagli operatori del carcere di Pescara, sta seminando il panico all'interno dell' istituto di pena rivierasco tenendo costantemente sotto scacco detenuti e poliziotti penitenziari.Si tratta di F.B., un detenuto di 28 anni, originario di Collefiorito di Guidonia, che dopo aver ucciso un compagno di cella nel carcere di Velletri nel mese di giugno 2023, ha provocato il caos in diversi altri carceri appiccando roghi e aggredendo agenti e detenuti.Il ragazzo sarebbe dovuto andare in una REMS, strutture per persone con disagi mentali, nei quali però non ha trovato o non hanno voluto riservargli un posto poiché ritenuto troppo pericoloso. Così è stato trasferito in carcere, anche se è risaputo essere un luogo non adatto alla sua condizione. Una tesi sposata non solo da noi del Cnpp-spp ma anche dalla famiglia del detenuto che parlano dell'omicidio prodotto in carcere come quello di una "tragedia annunciata" e che si sarebbe "potuta evitare", se non fosse per colpe dello Stato.
Della sua storia ne aveva parlato attraverso un' interrogazione anche Ilaria Cucchi.
"Quanto accaduto nel carcere di Velletri è un fatto di una gravità inaudita che non dovrebbe avvenire in nessun paese civile. Chi ha gravi forme di disagio non può essere trattato alla stessa stregua degli altri detenuti, e non può condividere una cella con altre persone. A Velletri qualcosa non ha funzionato" aveva spiegato Cucchi.
Ora il problema è stato spostato al carcere di Pescara dove F.B. nel frattempo è stato trasferito.
Una storia, quella che si sta vivendo al San Donato, che non sarebbe mai esistita se non fosse intervenuta quella scelta scellerata di chiudere con eccessiva fretta, accecati come lo sono stati da una elevata dose di buonismo politico -amministrativo, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
Con la chiusura di questi plessi, chi è del mestiere, e non quei politici che non sanno neanche com'è realmente fatto un carcere, sa benissimo del danno arrecato non solo ai poliziotti penitenziari, che hanno visto centuplicare le aggressioni nei loro confronti con tanto di decine di migliaia di giornate lavorative perse per i conseguenti periodi di riabilitazione psico-fisica alle quali sono stati costretti a sottostare, ma anche ai tanti detenuti che di questi pazzi energumeni sono stati a loro volta vittime di sanguinose aggressioni.
Il "pazzo" di Pescara ha sinora prodotto diversi eventi critici.Il tutto senza che vi fosse un valido motivo per farlo, ammesso che ce ne fosse uno legittimato a essere intrapreso.
Se oggi gli OPG fossero ancora aperti tutto questo non accadrebbe o comunque non ai livelli delle 3200 aggressioni patite, e solo nel 2025, dai baschi blu.
In quelle strutture, sto parlando degli OPG, sia i sanitari che i poliziotti ben sapevano cosa fare e cosa utilizzare per rendere innocue persone altrimenti, come lo sono oggi, molto pericolose per sé stessi e per gli altri.
Chi ha fatto questa scelta deve avere il coraggio di affermare di aver sbagliato e non poco.
Gli O.P.G., a mio parere, sono stati chiusi non perché funzionassero male ma perché in possesso, in quel momento, di requisiti strutturali e igienico-sanitatri, com'era nel caso di Barcellona Pozzo di Gotto, da vero terzo mondo.
Sarebbe bastato investire di più nel renderli strutturalmente più rispondenti a condizioni di maggior umanità e non chiuderli com'è di fatto accaduto per risolvere il problema e non crearne molti di più.
Avevano detto che con l'avvento delle REMS avrebbero risolto tutto.
Balle!!!
I dati oggi parlano chiaro.
Le REMS stanno praticamente restituendo alle carceri, così come sembra nel caso del detenuto pescarese, tutti i soggetti più pericolosi con la differenza che rispetto agli OPG oggi le carceri moderne non hanno strumenti giusti e persone preparate per gestirli.
In Abruzzo non si contano i ristretti con patologie psichiatriche.
Solo per fare un esempio a Vasto si ha a che fare con 56 tra detenuti e internati, sui 145 presenti, aventi problemi più o meno gravi legati al disagio psichico.
Tra l'altro non è un caso se proprio Vasto detiene il record di aggressioni, l'ultima delle quali avvenuta una settimana fa, per di più nel giorno di San Basilide, patrono della Polizia penitenziaria, allorquando un internato, sembrerebbe per futilissimi motivi, ha sferrato un pugno in pieno volto a un agente costringendolo alle cure ospedaliere.
Un'aggressione alla quale ne è seguita un'altra al carcere di Sulmona dove ad essere stato preso a schiaffi e pugni in quel caso è stato un Sovrintendente sempre di Polizia Penitenziaria.
Certo non tutti gli aggressori sono soggetti psichiatrici.
Di qui la necessità di ricorrere non solo alla riapertura degli OPG, stante la fallimentare politica legate alle REMS, ma anche all'istituzione di presidii utili per contenere le ire di detenuti o internati che sembrano praticare come sport preferito quello di aggredire persone e non importa se detenuti o agenti.
Un'idea potrebbe essere quella di riaprire istituti quali ad esempio quelli di Pianosa e dell'Asinara, dotarle di sezioni ex art.32 DPR 230/2000 e ivi condurci ristretti che per la loro peculiarità di essere continuamente votati al male, pur essendo ristretti in carcere, non possono continuare ad essere gestiti così come finora fatto ma ricorrendo alle cure di strutture ad essi esclusivamente dedicate e di personale specializzato nella gestione degli stessi.
A tal proposito proporrei al Ministro della Giustizia di utilizzare gli uomini del G.I.O.( Gruppo di Intervento Operativo) finora, per fortuna, troppo poco impiegati, proprio per fare fronte a questa piaga.
Magari cambiandogli denominazione in G.14bis (dall'articolo dell'ordinamento penitenziario L.354/75 riguardante l'istituto della sorveglianza particolare riservata ai detenuti riottosi, prevaricatori e che con il loro potere di soggezione tengono sotto scacco anche quei detenuti, e tanti ce ne sono, che dal carcere vogliono uscire magari rinsaviti e desiderosi di ricostruirsi una vita).
Le ricette per migliorare in maniera vistosa la condizione carceraria ci sono.
Basterebbe solo metterle in pratica.
Il tutto se non si vuole continuare a scrivere di 3000 aggressioni all'anno subite dagli agenti penitenziari senza contare le migliaia e migliaia perpetrate a danno di inermi detenuti".
Il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella
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