Un obiettivo tutt’altro che facile, viste le attuali condizioni. Condizioni che non sono il frutto avvelenato di un destino cinico e baro. E neppure soltanto il risultato di una classe politica che continua a mostrarsi inadeguata a rappresentare e difendere i diritti della nostra comunità. O meglio, se pensassimo questo, ciò equivarrebbe ad autoassolverci dalle nostre responsabilità. Chi ha consentito a una larga parte dei nostri politici di utilizzare i cittadini solo come bancomat elettorali? Chi ha dato loro il potere solo perché hanno sventolato bandiere di illusorie filiere? Chi ha permesso, se non noi, che Sulmona e la nostra valle diventassero terra di conquista per interessi estranei?
Ogni popolo o comunità ha il destino che si costruisce. E noi siamo una comunità spaccata. Da un lato c’è un’ampia zona grigia costituita da indifferenti, buoni tutt’al più ad imprecare e a chattare anonime sentenze da osteria, ma indisponibili a dare anche un minimo contributo per risolvere i problemi della collettività. Costoro, di fronte all’impegno per il bene comune, voltano sempre la testa dall’altra parte.
Dall’altro abbiamo tante piccole isole, tante piccole tribù ciascuna delle quali non va oltre il proprio perimetro di interesse. Così la società è estremamente parcellizzata. L’ospedale? E’ un problema degli infermieri e dei medici. Il Tribunale? Riguarda gli avvocati. La Marelli? Ci pensassero i sindacati e gli operai. I lavoratori del Cogesa e della 3G? Idem. I rifiuti e la discarica? E’ una questione dei maranesi. La Snam? Tocca agli ambientalisti. Mancanza di spazi culturali? E’ un problema dei giovani. Monte San Cosimo? Spetta ai pacifisti.
Con questa imperante mentalità autolesionistica sarà molto difficile risalire la china. Saremo condannati ed essere sempre di più terra di servitù. Eppure oggi, rispetto al passato, abbiamo molte più conoscenze e mezzi per respingere la casacca di sudditi che vorrebbero cucirci addosso. Perciò, usciamo dall’isolazionismo, abbandoniamo il corporativismo delle singole lotte e facciamo sì che esse convergano verso un unico obiettivo, quello della rinascita del nostro territorio.
La democrazia rappresentativa, con la sua estensione alle donne, è una grande conquista che i padri costituenti hanno consegnato al nostro Paese. Ma essa da sola non basta. Ad essa va unita la democrazia partecipativa, ovvero l’impegno di ciascuno di noi ad essere partecipe della vita della comunità di appartenenza. Ogni cittadino dispone di un piccolo potere. E tanti piccoli poteri insieme costituiscono una forza. Usiamola, perché il nostro futuro non è già scritto ma dipende solo da noi".
Mario Pizzola (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)

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