L'AQUILA - “La sanità abruzzese è ormai allo sbando. Le responsabilità politiche del presidente Marco Marsilio e dell’assessore Nicoletta Verì sono evidenti: dobbiamo fare i conti con liste d’attesa infinite, diritti negati e addirittura cittadini costretti a rinunciare alle cure o a pagarle di tasca propria”.È quanto dichiara il consigliere regionale Vincenzo Menna, che denuncia due casi emblematici che fotografano una situazione ormai fuori controllo.“Il primo riguarda Renato, un cittadino della provincia aquilana che vive con una pensione sociale e che necessita con urgenza di una visita neurochirurgica. Un caso sollevato domenica scorsa dalla trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano. Nel suo caso l’impegnativa del medico prevedeva un controllo entro 30 giorni. Al CUP, invece, gli è stato fissato un appuntamento addirittura a giugno 2027, con la motivazione surreale che ‘le priorità non esistono più’. Una frase gravissima, che smentisce apertamente quanto previsto dalla normativa vigente. Ancora più paradossale è che la stessa prestazione, in intramoenia, era disponibile nel giro di pochi giorni,”. La giornalista ha poi provato a chiedere spiegazioni al direttore generale Paolo Costanzi che è stato molto evasivo ed è andato via senza dare risposte al malcapitato di turno.
“Il secondo caso – prosegue Menna – è quello denunciato sui social dal signor Emanuele e riguarda il presidio ospedaliero di Lanciano: un’anziana di 80 anni lasciata per oltre dieci ore al pronto soccorso, abbandonata su una barella senza assistenza, senza dignità, conclusa con il fatto che la signora si è urinata addosso e a quel punto è stata costretta a chiamare il figlio chiedendogli di riportarla a casa. Una vicenda che non ha bisogno di commenti e che rappresenta una ferita profonda per tutta la nostra comunità”.
“Questi non sono casi isolati, ma il sintomo di un sistema che non funziona più. Non si tratta di incapacità del personale ma bensì di unità ridotte alla stremo che cercano di fare quello che possono. Una gestione che ha distrutto la sanità pubblica, allontanandola dai bisogni reali dei cittadini e trasformandola in un percorso a ostacoli, dove chi può paga e chi non può resta indietro”.
Menna ricorda inoltre un aspetto fondamentale spesso ignorato:
“È bene che i cittadini sappiano che, in presenza di una prestazione con priorità non garantita nei tempi previsti dal servizio pubblico, la legge consente di effettuare la visita in regime di intramoenia e ottenere successivamente il rimborso dalla ASL. È un diritto preciso, che deve essere rispettato”.
“Se al CUP dovessero negare questa possibilità o fare ostruzionismo – conclude Menna – i cittadini possono e devono far valere i propri diritti, anche richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine per accertare eventuali inadempienze da parte della stessa ASL. Non è più tollerabile che si giochi sulla pelle delle persone”.
“Serve un cambio di passo immediato. La sanità deve tornare ad essere un diritto garantito, non un privilegio per pochi”.
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