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giovedì 2 aprile 2026

"AREE IDONEE E RINNOVABILI IN ABRUZZO, CONFAGRICOLTURA, SENZA DATI AGEA SI DECIDE AL BUIO E SI APRE LA STRADA ALLA SPECULAZIONE"

L'AQUILA - "Confagricoltura Abruzzo ha trasmesso alla Regione Abruzzo un dossier articolato di emendamenti sulla proposta di legge relativa alle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, indirizzato al Presidente della Giunta regionale Marco Marsilio, al Vicepresidente con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente, al Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e ai Capi Gruppo consiliari. Un contributo tecnico che entra nel merito della norma e rilancia una linea chiara, tutelare l’agricoltura produttiva e riportare la pianificazione su basi oggettive, evitando che scelte prive di metodo finiscano per favorire dinamiche speculative.

 

Il nodo è semplice e non più aggirabile, senza dati non si governa. Senza una mappatura reale delle superfici si decide per approssimazione e, quando accade, il territorio smette di essere programmato e diventa contendibile.

 

“Quando manca il dato, si apre uno spazio che qualcun altro riempie”, afferma il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene, “e quel vuoto non viene mai colmato nell’interesse generale”.

 

Per questo Confagricoltura Abruzzo indica una direzione operativa precisa, costruire una banca dati regionale delle terre incolte e abbandonate utilizzando le informazioni già disponibili attraverso AGEA. Fascicolo aziendale, carta dei suoli e monitoraggio satellitare consentono oggi una fotografia completa e aggiornata del territorio agricolo, permettendo di individuare con precisione le aree realmente idonee senza compromettere la produzione.  

 

“I dati esistono già, ignorarli significa scegliere di non governare”, prosegue Lobene, “e quando si rinuncia a governare, si finisce per inseguire”.

 

Il quadro impone attenzione. In Abruzzo la superficie agricola utilizzata è diminuita di 38.900 ettari rispetto al 2010, un dato che si lega direttamente allo spopolamento e alla perdita di presidio nelle aree interne. Continuare a sottrarre suolo produttivo senza criteri significa accelerare una tendenza già in atto.  

Ma emerge anche una contraddizione strutturale. Da una parte si investe su turismo rurale, filiere locali, produzioni di qualità, costruendo l’immagine di un Abruzzo legato alla terra.  

Dall’altra si introducono meccanismi che rischiano di indebolire proprio quelle basi.

 

“Non si può valorizzare un territorio e contemporaneamente renderlo disponibile”, sottolinea Lobene, “perché in quel caso non si sta creando sviluppo, si sta consumando valore”.

 

Nel merito, il dossier interviene con proposte puntuali, limite massimo dello 0,8% della superficie agricola utilizzata per le aree idonee, esclusione delle superfici oggetto di investimenti pubblici, tutela delle produzioni certificate, del biologico e delle aree a forte vocazione agricola.  

Particolare attenzione viene riservata al Fucino, area strategica per l’economia agricola regionale. Qui il rischio è evidente, le deroghe rischiano di svuotare le tutele previste.

 

“Nel Fucino lo schema è già chiaro, quello che è uscito dalla porta con la legge regionale 8/2025 rientra dalla finestra con questa proposta di legge”, afferma Lobene, “e quando accade significa che manca una linea netta”.

“Le risorse pubbliche devono generare valore, non disperdersi”, conclude Lobene, “senza dati e senza visione, il rischio è quello di continuare a spendere senza costruire nulla e nel caso del Fucino di fare danni enormi all’agricoltura che produce reddito per le imprese e per i lavoratori dipendenti e indotto”.

 

Confagricoltura Abruzzo, con il dossier trasmesso alla Regione, pone quindi una questione di metodo prima ancora che di merito.

 

La transizione energetica rappresenta un passaggio decisivo, ma proprio per questo richiede scelte fondate, coerenti e misurabili.

 

Perché quando manca un quadro chiaro, non si crea equilibrio tra interessi diversi, si genera solo disordine".

 

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