I costi fissi, infatti, diminuiscono sensibilmente, passando da 94.089 euro a 69.210 euro, con una riduzione di 24.879 euro, pari al 26,44%. Al contrario, i costi variabili registrano un deciso incremento: da 228.107 euro nel 2025 salgono a 256.678 euro nel 2026, con un aumento di 28.571 euro, corrispondente a +12,53%.
A cambiare, però, è il modo in cui questo costo viene ripartito.
In termini pratici significa che una parte maggiore del costo del servizio viene collegata alla quantità presunta di rifiuti prodotti dalle diverse utenze, mentre diminuisce il peso della componente legata alla superficie degli immobili.
Famiglie: la nuova tariffa favorisce i nuclei più piccoli, aumenta per quelli più numerosi
L'effetto della modifica si vede soprattutto nelle utenze domestiche.
La TARI è composta da una quota fissa, legata principalmente alla superficie dell'abitazione, e da una quota variabile, collegata al numero dei componenti del nucleo familiare.
Senza considerare l’addizionale provinciale (5%) e le componenti UR1a-Ur2a e Ur3a che in totale ammontano ad € 7,60 , per un'abitazione di 100 metri quadrati, il confronto tra 2025 e 2026 mostra una situazione differenziata:
una persona sola passa da circa 138,57 euro a 124,45 euro, con una riduzione di oltre il 10%;
una famiglia di due componenti passa da circa 242,50 euro a 255,09 euro, con un aumento del 5% circa;
tre componenti passano da circa 300,76 euro a 322,65 euro, con un incremento superiore al 7%;
quattro componenti salgono da circa 343,90 euro a 388,58 euro, con un aumento del 13%;
sei o più componenti arrivano da circa 499,68 euro a 577,44 euro, con un incremento superiore al 15%.
Il motivo è legato alla diversa incidenza della quota variabile: aumentando il numero dei componenti della famiglia aumenta anche il coefficiente utilizzato per stimare la produzione dei rifiuti.
La riduzione della quota fissa riesce quindi a compensare l'aumento della componente variabile solo per alcune categorie, mentre per i nuclei più numerosi prevale l'incremento della parte legata alla produzione presunta dei rifiuti.
Attività economiche: aumenti concentrati su alcune categorie.
Anche per le attività commerciali il quadro non è uniforme.
La riduzione della quota fissa ha prodotto una diminuzione della tariffa complessiva per molte categorie, mentre gli aumenti riguardano soprattutto le attività caratterizzate da una maggiore produzione potenziale di rifiuti.
La tariffa aumenta per :
Bar, caffè, pasticcerie, supermercati, alimentari e macellerie
Al contrario, altre attività registrano una riduzione:
ristoranti, trattorie e pizzerie: circa -5%;
B&B e country house: circa -6%;
uffici e agenzie: circa -5%;
negozi e attività artigianali: circa -5%.
Il confronto evidenzia quindi che non esiste un aumento generalizzato per il mondo produttivo: gli effetti cambiano in base alla categoria e ai coefficienti applicati.
Una modifica della struttura tariffaria, non un semplice aumento
L'analisi complessiva delle tariffe TARI 2026 mostra quindi una situazione articolata.
Il costo totale del servizio cresce solo marginalmente, ma cambia il modo in cui viene distribuito.
La riduzione della quota fissa produce benefici per alcune utenze, soprattutto quelle con superfici ridotte o con minore produzione presunta di rifiuti.
L'aumento della quota variabile, invece, determina maggiori effetti sulle famiglie numerose e su alcune attività economiche considerate maggiormente produttrici di rifiuti.
La manovra tariffaria 2026 rappresenta quindi una redistribuzione del prelievo, con aumenti selettivi e non generalizzati: un cambiamento che rende necessario valutare non solo il costo complessivo della TARI, ma anche il modo in cui quel costo viene ripartito tra le diverse categorie di contribuenti.
Il versamento della TARI dovrà avvenire in due rate : la prima entro il 30 settembre e la seconda entro il 31 ottobre 2026".
F.S.

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