I lavori di Santillo – artista originario di Caserta, da tempo attivo a Pordenone – si collocano in un tempo sospeso, quello che precede l’azione e lo svelamento. Un tempo fatto di attesa e fiducia. La pittura è leggera, essenziale, quasi liquida; i colori sono morbidi, scarichi, a tratti lattiginosi, le scene ridotte all’essenziale. La figura umana appare come un’emanazione del paesaggio, naturale o antropico, mentre il disegno è sintetico e le forme solo delicatamente suggerite.
Le opere raffigurano persone che stanno insieme: galleggiano nell’acqua, parlano su una panchina, camminano, si fermano davanti al mare fuori stagione, osservano la luna. Non accade nulla di straordinario, ma proprio per questo accade qualcosa di vero. Una quotidianità semplice, inattesa, che restituisce con intensità il senso dell’autenticità.
La mostra presenta circa venti opere, oli su tela di recente produzione, di formati diversi. Un insieme di immagini che non intende dimostrare né affermare, ma accompagnare chi guarda dentro un tempo fragile e prezioso: quello dell’attesa di una gioia. Una gioia condivisa, silenziosa, che si manifesta nei gesti semplici e nella possibilità, oggi rara, di stare insieme.
In un presente in cui tutto sembra muoversi senza sosta e mostrare un peso spesso insostenibile, le opere di Santillo aprono emotivamente a un tempo diverso, che l’osservatore riconosce come già vissuto e forse, inconsapevolmente, perduto. Un tempo che la pittura rende nuovamente abitabile.
Il progetto espositivo è accompagnato dal testo critico di Daniele Capra, critico d’arte e curatore indipendente. Le opere di Santillo, si legge, "sono dei frammenti che mettono in relazione il fatto narrato con l’immaginario di chi guarda, innescando una forma di autoriconoscimento emotivo. Nei quadri la descrizione è sommaria e asciutta, ed è dotata di un’inattesa densità dovuta proprio a ciò che è assente, a ciò che l’immagine volontariamente non mostra, che spetta all’osservatore ricostruire visivamente. Come in un racconto di Raymond Carver, Santillo sintetizza, distilla o tace i dettagli. Il potenziale narrativo si manifesta così in forma minimale attraverso dei piccoli elementi finzionali disseminati nel dipinto, suggestioni che vanno poi ricostruite e ordinate nella calma di una contemplazione lenta, silenziosa e ansiolitica”.
Per informazioni è possibile scrivere a info@ceravento.it o contattare il numero 393.9523628
RAFFAELE SANTILLO
Raffaele Santillo, nato a S.Maria C.V. (Caserta) dopo la maturità artistica ed il corso di laurea in Architettura a Napoli, alterna al lavoro di progettista la pittura come pratica quotidiana. I dipinti sono contraddistinti da un segno fluido e minimale, caratterizzati da una figurazione appena accennata e dalla presenza di un colore liquido che attraverso la sovrapposizione di più strati trasparenti è capace di delineare situazioni inattese ed evocative, con atmosfere di particolare carica emotiva. Le figure, a volte dai contorni disallineati, sono inserite in interni o in spazi naturali, si manifestano come ricordi sfocati o fugaci e raccontano della quotidianità e di ambienti ordinari. Recenti mostre personali: 2025, Quotidiano transitorio, a cura di Daniele Capra, Palazzo Ragazzoni, Sacile (PN); 2024, Faccio sempre debiti con i sogni, a cura di Stefano Monti, SMDOT/Arte Contemporanea, Udine. Recenti mostre collettive: 2025, Da Gonzalo Borondo a He Wei, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, Fondazione The Bank, Bassano del Grappa, (TV); Sentimental boys, a cura Lorenza Boisi, Chàssis, Torino".
Nessun commento:
Posta un commento