ROMA - "È successo presso la Casa Reclusione di Roma Rebibbia. Alla vista dei cani cinofili ha tentato furtivamente di nascondersi all’interno del bagno agenti pensando di non essere visto. La mossa avventata dell’assistente non è sfuggita ad un ispettore presente che con uno scatto fulmino ha evitato che l’assistente entrasse nel bagno probabilmente per sbarazzarsi della droga e per non essere sorpreso dai cani in flagranza.Fermato ed accompagnato fuori dal reparto veniva trovato in possesso di quasi mezzo kg di sostanza stupefacente, una dozzina di cellulari e una ventina di schede sim. L’infedele collega veniva arrestato e su disposizione dell AD veniva accompagnato nel vicino carcere N.C. Di Rebibbia in attesa della convalida .
L’arresto di un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria avvenuto nelle ultime ore riporta al centro dell’attenzione il tema della legalità all’interno delle istituzioni dello Stato. I fatti contestati all’assistente, che dovranno ora essere valutati nelle sedi giudiziarie competenti, rappresentano un episodio grave, seppur fortunatamente isolato, che non può e non deve gettare ombre su un intero Corpo composto da migliaia di uomini e donne che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con dedizione e senso del dovere.
La Polizia Penitenziaria è una colonna portante del sistema di sicurezza e giustizia del Paese. Operare negli istituti di pena significa affrontare quotidianamente condizioni difficili, carichi di lavoro elevati e responsabilità enormi, spesso lontano dai riflettori e con risorse limitate. In questo contesto, la stragrande maggioranza degli agenti continua a servire lo Stato con professionalità, onestà e sacrificio, garantendo sicurezza, legalità e rispetto delle regole.
Proprio l’arresto dell assistente coinvolto dimostra che i controlli funzionano e che lo Stato non tollera comportamenti che tradiscono la fiducia dei cittadini e l’onore della divisa. La legalità non è un principio astratto, ma un valore concreto che viene tutelato anche e soprattutto quando a violarlo è chi indossa un’uniforme. In questo senso, l’azione delle forze investigative e della magistratura va letta come una tutela dell’istituzione, non come una sua delegittimazione. A darne notizia è il sindacato di polizia penitenziaria Cnpp-Spp e che interviene in merito con Gianluca Garau, componente della Segreteria nazionale del Cnpp-spp:
«L'arresto di un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria per un presunto traffico di cellulari e droga in carcere rappresenta un fatto gravissimo e getta discredito su migliaia di donne e uomini che ogni giorno, con sacrificio e integrita' morale servono lo Stato dietro le sbarre. Se le accuse saranno confermate, ci troveremmo davanti a un tradimento non solo della legge, ma anche della divisa e dei colleghi che rischiano la vita per garantire legalità e sicurezza.
Il Corpo non può permettersi nemmeno una mela marcia. Chiediamo che vengano accertate subito le responsabilità e che l'amministrazione adotti misure severe contro chi infanga il nostro lavoro. Ma al tempo stesso ribadiamo che la stragrande maggioranza degli agenti penitenziari svolge il proprio dovere con onesta e dedizione, in condizioni troppo spesso al limite dell'umano. Il singolo gesto sconsiderato di chi tradisce la divisa non può oscurare l'impegno quotidiano di un intero Corpo». Una nota di merito va al comandante di reparto che con impegno e un ottimo coordinamento del suo personale scelto per l'occasione ha permesso l’eccellente riuscita dell’operazione".
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