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giovedì 28 agosto 2025

UN GRIDO DI COLORE E SANGUE: L’ULTIMA OPERA DI FRANCESCO GUADAGNUOLO COMMEMORA I GIORNALISTI CADUTI A GAZA

ROMA - "L’ultima tela del Maestro Francesco Guadagnuolo questa volta è avvolta da un silenzio irreale, soffocato a tratti dal respiro umano da chi l’osserva. In fondo, al centro della parete principale del suo studio svetta il grande dipinto dell’artista, un’opera verticale di straordinaria forza emotiva che rende omaggio ai cinque giornalisti assassinati nell’ultimo attacco a Gaza il 25 agosto 2025, in quello che l’artista definisce “un atto di viltà contro la verità”.Il carro armato: simbolo di terrore.La scena domina l’occhio dello spettatore: un carro armato minaccioso che sfonda l’orizzonte sabbioso di Gaza. La lente prospettica lo fa avanzare quasi in spinta, come se stesse per uscire dalla tela e spalancare il suo orrore nella stanza. Guadagnuolo ha scelto toni scuri, quasi nerofumo, per ritrarre la corazzatura; ogni scorza di metallo è incisa da pennellate nervose, segnate da lampi di luce d’acciaio.

Lo scoppio e la luce della distruzione
Alle spalle del carro, un’esplosione condensata in un bagliore giallo-arancio: un vortice di luce che squarcia il cielo come un urlo. L’effetto è drammatico, quasi cinematografico, e richiama l’attimo fatale in cui si è consumata la strage. La luce non restituisce sollievo, ma amplifica la tragedia, trasformando ogni singolo granello di polvere in segno di morte imminente.

I volti dei caduti come memoria murale
Ai lati del carro armato, Guadagnuolo ha appeso le immagini dei cinque giornalisti: fotografie trasformate in manifesti murali, che pendono precarie sui resti dell’ospedale bombardato. I volti, trasudano dignità e determinazione. L’artista ha sovrapposto strati di pittura rossa che sembrano colare dalle loro immagini, quasi a voler marcire la menzogna del conflitto con il prezzo del loro sangue.

I cinque cronisti caduti nella strage
⦁    Hossam al-Masri, fotoreporter per Reuters, documentava i soccorsi sul tetto dell’ospedale di Khan Younis quando, dopo il primo colpo lanciato da un drone, un secondo bombardamento lo ha travolto insieme alle macerie.
⦁    Mohammed Salama, fotoreporter di Al Jazeera, riprendeva i medici al lavoro al quarto piano dell’ospedale quando l’esplosione lo ha sorpreso mentre cercava riparo dietro un muro semidiroccato.
⦁    Mariam Abu Daqa, giornalista per Independent Arabic e corrispondente Associated Press, stava intervistando un operatore sanitario ferito al momento del secondo attacco e ha perso la vita sul colpo.
⦁    Ahmed Abu Aziz, collaboratore di Quds Network e freelance per testate internazionali, filmava la fuga dei pazienti dal reparto di pediatria quando è stato sopraffatto dalle schegge e dalle macerie.
⦁    Moaz Abu Taha, reporter indipendente e collaboratore di NBC, aveva appena concluso un collegamento in diretta quando il boato gli ha tolto la vita, cancellando in un istante la sua voce dal racconto della verità.
Questi volti, impressi nell’opera di Guadagnuolo, non sono semplici ritratti: sono testimoni del prezzo pagato da chi sceglie di sfidare le bombe per raccontare la realtà.

Il velo e la giovane vittima
Sotto la torre metallica del carro armato, una scia di sangue rode il terreno polveroso. E, al termine di quella striscia rossa, giace il corpo esanime di una giovane palestinese, il volto nascosto da un velo sperduto. Il contrasto tra il tessuto candido e la macchia cremisi rende ancora più straziante la sua sorte: simbolo di innocenza violata, di una generazione negata.

Pennellata e protesta
L’opera di Guadagnuolo a tecnica mista e collage non è una mera ricostruzione: è un urlo di rabbia. La pennellata è furiosa, scandita da scatti improvvisi di colore che si sovrappongono in un caos controllato. Il rosso, in tutte le sue gradazioni, diventa fiume, braciere, ferita aperta. Il nero è presenza costante: un’ombra che avvolge ogni figura, che risucchia la speranza.

Un invito a non dimenticare
L’artista ha dichiarato: “Questa tela è un memoriale e un’accusa. Non possiamo voltare lo sguardo
quando cadono i testimoni della verità”. Il curatore della prossima mostra, ancora da scegliere il luogo, ha aggiunto che l’opera fungerà da punto di riflessione permanente: “Ogni volta che entreremo nella Sala della mostra, rivedremo quei volti, sentiremo quel tonfo di metallo e quel lampo di morte”. Una serie di incontri e tavole rotonde con giornalisti, storici e rappresentanti delle comunità per la Pace si terranno in occasione dell’esposizione.

L’ultima opera di Francesco Guadagnuolo non chiede pietà: impone la memoria. È un invito a farsi carico della verità, a piangere chi ha pagato con la vita il diritto di informarci. E, soprattutto, a non permettere che la colpa cada nell’oblio.
La verità ha un prezzo alto, ma l’indifferenza costa ancora di più".

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