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giovedì 3 giugno 2021

PRESENTATO IL VOLUME "MAIELLA. MONTAGNA MADRE"

SULMONA - All’Abbazia Santo Spirito al Morrone di Sulmona questa mattina si è tenuta la presentazione del quarto volume della collana Heritage/Patrimoni di Carsa edizioni.Un racconto corale, scritto da Ezio Burri, Carlo Cambi, Gino Cervi, Alessandro D’Ascanio, Luciano Di Martino, Paolo Di Paolo, Franco Farinelli, Elsa Flacco, Adriano Ghisetti Giavarina, GRAIM, Aurelio Manzi, Edoardo Micati, Lucio Taraborrelli, Lucio Zazzara.Volume edito   da Carsa  edizioni,  Maiella. Montagna madre.A fare gli onori di casa il Presidente del Parco Nazionale della Maiella, il prof. Lucio Zazzara.Con lui Roberto Di Vincenzo, presidente Carsa, Carlo Cambi, giornalista, autore televisivo e uno degli autori del libro e Oscar Buonamano, direttore editoriale Carsa edizioni.

Il volume è il frutto di  un lavoro corale che ha coinvolto ventisei autori  e oltre quaranta fotografi. Gli autori dei testi sono Ezio Burri, Carlo Cambi, Gino Cervi, Alessandro D’Ascanio,Luciano Di Martino con Simone Angelucci, Antonio Antonucci, Marco Carafa, Marco Di Santo,John Forcone, Elena Liberatoscioli, Giuseppe Maurizio Monaco, Paolo Di Paolo, Franco Farinelli,Elsa   Flacco,   Adriano   Ghisetti   Giavarina,   GRAIM   (Roberto   Di   Paolo,   Antonella   Salomone, Gabriele La Rovere, Dino Di Cecco, Aurelio D’Urbano, Mariano Spera), Aurelio Manzi, EdoardoMicati, Lucio Taraborrelli, Lucio Zazzara.




La traduzione, il libro è in italiano e inglese, è di Angela Arnone.
Quarto, in ordine di tempo, della fortunata  collana Heritage/Patrimoni, svela la straordinaria
capacità di adattamento dell’uomo alla natura di questi luoghi. Una terra ricca di sorprese e di
bellezza a cominciare proprio dalla conformazione stessa del territorio e delle sue modificazioni
nel corso dei secoli testimoniata dalla presenza di numerose e immaginifiche grotte. La varietà
straordinaria di flora e fauna e ancora la bellezza determinata dalla presenza dell’uomo e dagli
artifici   che   ha   saputo   trasfondere   come   lo  straordinario   patrimonio   architettonico   che
raggiunge vette sublimi negli Eremi che tanto hanno ancora da raccontare.
Il libro si apre con il capitolo scritto da Franco Farinelli, La necessità del mito, «Prima d’altro
occhio alle stelle, per capire la Maiella. Anzitutto perché i modelli originari che ancora governano
la nostra maniera di guardare e definire il paesaggio, e di conseguenza comprenderlo, sono ancora
quelli dei marinai illirici e greci che risalivano l’Adriatico secoli e secoli prima di Cristo. Il nostro
sguardo dipende ancora dal loro, per il quale era la linea di costa, con la sua forma, ad assegnare i
nomi alle città, a fissare il primo ordine delle cose…».
Aurelio Manzi con Il paesaggio agrario ci accompagna in viaggio per scoprire la compresenza
di diversi aspetti della sua natura. «La mole compatta e bastionata della Maiella, specialmente sul
versante orientale che si affaccia sull’Adriatico, evoca con forza un mondo selvaggio, una natura
ricca e prorompente. Forse potremmo considerarla, per la sua posizione a ridosso del mare e per la
straordinaria   ricchezza   della   flora, il «Giardino pensile   del   Mediterraneo».   Ma la montagna
richiama anche un mondo fatto di silenzio, spiritualità, preghiera che ne fanno una delle più
importanti montagne sacre del Mediterraneo europeo unitamente al Gargano, ai monti Olimpo,
Parnaso e Athos in Grecia.
La Maiella, però, è anche il luogo della fatica, dell’immane lavoro dell’uomo, di generazioni di
contadini e pastori che si sono avvicendate su questa terra per trarne l’amaro e profumato pane
della vita…».
Elsa Flacco e Lucio Taraborrelli, La prima Italia, ci raccontano l’origine del nome della nostra
nazione: l’Italia. «Italia, Itali, Viteliu. L’origine del nome Italia è dibattuta da millenni: già gli
storici antichi si accapigliavano sul significato di questa parola così leggiadra anche nel suono. Le
certezze sono davvero poche e riguardano più che altro l’area di pertinenza del termine. Nel VI
secolo a.C. era indicata con il nome Italia la punta dello stivale, quella che oggi chiamiamo
Calabria; nei secoli tra il V e il III, il termine si sarebbe esteso a tutta l’Italia meridionale, per
arrivare via via a comprendere, parallelamente alle conquiste di Roma, l’intera penisola fino
all’Arno e al Rubicone, e successivamente fino alle Alpi…».
Edoardo  Micati,  Gli  Eremi   e Celestino   V  e  Pietre,   pastori   e  briganti, ci porta sulla strada
percorsa dai briganti e ci informa sull’origine degli Eremi. «Sulla catena appenninica molte zone
si sono rivelate adatte all’isolamento di piccole comunità: alcune di queste poi si sono sviluppate
tanto da portare alla creazione di monasteri di una certa importanza. Occorre chiedersi cosa aveva
favorito la presenza eremitica in un luogo piuttosto che in un altro. La condizione fondamentale per la sopravvivenza di queste comunità si basava essenzialmente sul fatto che il piccolo gruppo di religiosi giunti da lontano, pur rimanendo isolato nei luoghi più impervi, non fosse completamente separato   dalle   popolazioni   locali   delle   quali   aveva   un   estremo   bisogno   per   la   propriaeconomia…».Ezio Burri, Le grotte tra morfologia e stagioni dell’uomo, ci fa scendere nelle viscere della terra per comprenderne la sua origine. «La linea appenninica che attraversa tutta la penisola, nella sua parte mediana segna un’improvvisa cesura, generata dal massiccio della Maiella. Per la sua natura carsica, è profondamente segnata da fessure, meati e vacui che formano un complesso reticolo e non permettono all’acqua di soggiornare a lungo in superficie. Superate le fasce più basse, dove vegetano ampie boscaglie, già sui pianori il paesaggio muta con una presenza di calcare grigiastro,a tratti rotto da ampi pascoli.



Di varia grandezza, la roccia, nei frammenti generati anche dal perenne ciclo del gelo/disgelo, emerge dissipata sui campi ma la paziente opera dell’uomo per strappare terra coltivabile alle sue balze l’ha utilizzata per creare terrazzamenti, muri a secco, maceri, capanne…».Alessandro D’Ascanio,  Un’epopea industriale durata un secolo, narra la straordinaria vicenda dell’industria   legata   al   petrolio   e   al   bitume.   «Le   giaciture   d’asfalto   e   bitume   sul   versante settentrionale   della   Maiella  sono note  e usate   sin  dalla Protostoria,   ma il loro   sfruttamento industriale si avvia soltanto nel secondo Ottocento postunitario. La vicenda, caratterizzata da storie d’impresa, lotte sociali, interventi dello Stato, rottura di equilibri ecologici, trasformazioni antropologiche nelle comunità locali, ha caratteri assolutamente moderni, di rottura rispetto agli equilibri   di   una   montagna   dai   persistenti   tratti   pastorali.   È   infatti   solo   con   l’esordio   della coltivazione mineraria che trova robustezza un’ipotesi di sviluppo economico della Maiella che, sul piano storico, potrebbe essere articolata in cinque distinte fasi: il tempo dei pionieri nella seconda metà del XIX° secolo; il decollo industriale nell’età giolittiana; il primo intervento dello stato nel corso della Grande guerra; la vicenda della SAMA negli anni venti-trenta; il tentativo originale   di  razionalizzazione   condotto   dal   regime   fascista   con   la   costituzione   della   società pubblica denominata ALBA nei primi anni quaranta…».Roberto   Di   Paolo,  Antonella   Salomone,  Gabriele   La   Rovere,  Dino   Di   Cecco,  Aurelio D’Urbano, Mariano Spera, per il GRAIM  - Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale, ci informano su  Le miniere abbandonate  della Maiella. «Le prime tracce di utilizzo del bitume estratto dalla Maiella risalgono al 4.700 a.C.: alcune ceramiche rinvenute nella Grotta dei Piccioni

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