SULMONA - "Stim.mo Assessore, Le premetto che in questa lettera utilizzerò tre argomenti di cui due sono stati espressi nella sua intervista da Lei concessa a TV Ponte di Teramo il 23 aprile 2015 e un terzo argomento da Lei taciuto nella stessa intervista.Ciò che è riportato tra parentesi quadre sono miei incisi all’interno delle Sue affermazioni o del Suo intervistatore per snellire il discorso o per chiarire l’argomento.Nell’intervista Le è stata fatta la seguente domanda: “Non c’è solo il problema dei punti nascita [ …] in realtà il problema è più vasto, è molto più diffuso, soltanto che si sceglie di chiudere quelli probabilmente più piccoli, anche per il numero di parti."1° argomento
La Sua risposta: “Il numero è uno dei parametri della sicurezza [ … ]. Se il 5% dei parti presenta complicazioni, è evidente che il 5% di 2000 fa un numero [100], il 5% di 400 o addirittura di 200 parti fa un altro numero [20-10] e quindi il medico che ha a che fare con 2000 parti ha un certo tipo di Know how, di esperienza, se il medico ha a che fare con 200 parti, il 5% è talmente poco che, quando gli capita [il parto con complicazioni] potrebbe fare un danno, non per colpa del medico, ma semplicemente perché non ha maturato l’esperienza per poter affrontare quel problema. E noi in Abruzzo abbiamo un altissimo problema all’atto e nel momento delle complicazioni e, anziché fare titolo questi bambini, fanno titolo demagogie sfrenate che nulla hanno a che vedere con la pelle delle persone".In un’altra risposta Lei afferma. “ l’OMS [l’Organizzazione Mondiale della Sanità] [ … ] dice che il numero limite a garantire l’esperienza dei medici nel caso di complicazioni è mille. Ma questo è logico, perché [ … ] il 5% dei parti è molto poco e se [ … ] lo si fa su numeri bassi, quel poco diventa ancora più poco. Quando quel medico ha a che fare con le complicazioni molte poche volte [ … ] quando gli capita, c’è un problema".Accetto, senza fare nessun controllo, il dato relativo al 5% di parti con complicazioni per il nostro paese, così come accetto pienamente il suo ragionamento sull’esperienza insufficiente del medico se interviene su pochi parti l’anno rispetto a un altro medico che interviene su un numero di parti 5, 10 volte maggiore.Questa parte del suo ragionamento è ineccepibile.Rispondendo a un’altra domanda Lei di nuovo ribadisce: “Il tema è che, in questa regione così come in altre regioni, il 95% dei parti è assolutamente normale, fisiologico e non dà seguito a complicazioni né a problemi, poi c’è il 5% dei parti che in tutto il paese dà complicazioni. Ora in una regione dove il percorso nascita è tanto insicuro quanto l’Abruzzo, nel 5% di complicazioni la possibilità di essere disabile a vita è tre volte tanto di un’altra regione normale. Secondo lei è accettabile questo? Però tutti evitano di raccontare questo, così come evitano di raccontare che attorno alla riorganizzazione dei punti nascita, non c’è solo il taglio dei punti nascita di cui si parla perché ci saranno altri servizi, c’è la rete emergenza – urgenza del materno infantile".
Alla domanda: “ Quindi si è capito che sui punti nascita non si torna indietro sul piano operativo?”
Lei risponde: “Ma per me, assolutamente no. Io sono assolutamente convinto, perché il confronto con il Ministero della salute è stato determinante su questo. Dobbiamo mettere in grado questa regione [di dare] al bambino che deve nascere […] le stesse probabilità di salvezza quando ci sono problemi di un bambino che vive in Toscana".
Non so se la probabilità di salvezza dei bambini in Toscana sia superiore a quella della nostra regione, ma mi fido di Lei e accetto anche questa Sua affermazione, mentre Le consiglio di non avere queste convinzioni assolute perché è in errore.
L’errore che Lei ha compiuto sta nella logica dei Suoi ragionamenti, proprio quella logica che Lei invoca e che ritiene essere sopraffatta dalla “demagogia sfrenata” dei Suoi critici.
Prima di chiarire l’illogicità delle Sue affermazioni è necessario riportare la 2° Sua argomentazione.
2° argomento
Sul tema della rete di emergenza urgenza Lei afferma: “Quando l’anno prossimo avremo completato la rete di emergenza – urgenza, [avremo] una rete di pronti soccorso dove ci saranno quelli dedicati ai codici rosso e quelli dedicati a prestazioni meno complesse. Nel presidio [che non dà prestazioni complesse] non dovrebbe arrivare un [malato da] codice rosso per non trovare reparti alle spalle dei pronti soccorso utili a salvargli la vita. Se va in un luogo in cui quella prestazione non è fattibile, perde tempo utile [e può] morire".
Anche queste affermazioni sono ineccepibili e concordo pienamente.
Ora veniamo alla Sua illogicità.
Lei afferma che a un presidio ospedaliero che non dà prestazioni complesse non dovrebbe arrivare un [paziente da] codice rosso. Rovesciando in positivo la Sua affermazione, Lei sostiene che i parti con complicazioni devono essere indirizzati attraverso la rete di emergenza urgenza verso i presidi che danno prestazioni complesse e non negli ospedali di base, ma in quelli di 1° o 2° livello.
Benissimo veniamo al punto nascita di Sulmona.
Se i parti con complicazioni saranno indirizzati verso i presidi che danno prestazioni complesse, allora il 95% dei parti “assolutamente normali” possono continuare a essere indirizzati verso il punto nascita di Sulmona; per questo tipo di parti non può “logicamente” invocare l’argomento del rischio di disabilità a vita o del rischio di perdita della vita.
Rimanendo sul piano puramente logico, la conclusione delle Sue affermazioni porta al massimo a ridimensionare del 5% il punto nascita di Sulmona, non a chiuderlo.
3° argomento
Vi è un’altra obiezione: quella del minimo di 500 parti l’anno per l’esistenza nelle aree interne dei punti nascita, ma qui soccorre il 3° argomento che Lei non ha sollevato nell’intervista.
Non l’ha fatto perché Lei sa benissimo che è prevista nell’attuale normativa la possibilità di deroga alla chiusura dei punti nascita “in zone particolarmente disagiate” e la deroga è stata riconosciuta proprio nella Toscana che Lei prende a modello.
Lei sa benissimo che il punto nascita di Sulmona è pienamente all’interno di una zona interna abruzzese “particolarmente disagiata” e dunque la deroga può e dev’essere riconosciuta.
Insomma Lei non ha nessun argomento per giustificare la chiusura del punto nascita di Sulmona.
Considero pertanto la Sua decisione un’azione arbitraria contro la quale è giusto opporsi.
Sento la necessità di oppormi alla Sua decisione come un dovere che mi deriva soprattutto dall’illogicità delle sue argomentazioni e non come Lei sbrigativamente afferma da “demagogia sfrenata”.
Ultime considerazioni.
Quanto agli interventi per l’uscita dal commissariamento di cui ha parlato nell’intervista, vi sono nell’organizzazione della sanità in Abruzzo tante e gravi irrazionalità da risolvere, soprattutto sulla costa.
Nell’area metropolitana Chieti – Pescara vi sono numerose duplicazioni in due presidi a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Qui Lei può ottenere consistenti riduzioni di spesa mantenendo l’alto livello della sanità in Abruzzo se solo avesse la forza umana e politica di incidere su queste irrazionalità della sanità.
Lei invece interviene sul punto nascita di Sulmona che ha ragioni valide per essere salvaguardato, senza produrre riduzioni apprezzabili di spese al confronto con quelle che le razionalizzazioni sulla costa consentirebbero.
Lei afferma che è “una persona seria”.
Bene!
Se desse luogo a queste azioni di razionalizzazione, Lei potrebbe portare la sanità in Abruzzo non ai livelli della Toscana ma del Veneto, dove la spesa sanitaria p.c. è la più bassa rispetto a tutte le altre regioni d’Italia e dove si ha nello stesso tempo un alto livello di qualità dei servizi sanitari.
Ma questo per Lei significherà una perdita notevole di consenso politico perché andrebbe a colpire interessi diffusi che si sono consolidati soprattutto nei servizi sanitari della costa.
Avrà il coraggio politico di farlo?
Ne dubito, ma sono pronto a ricredermi.
Saluti cordialissimi
Prof. Pietro Di Paolo
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