SULMONA – Sono passati 58 anni da quel 3 febbraio del 1957 quando la rabbia dei sulmonesi dava vita alla più grande mobilitazione sociale degli ultimi tempi. Jamm'mo', tipica espressione abruzzese che sta per “andiamo ora!” è un fenomeno di protesta popolare che si snodò in una Sulmona agguerrita perché proprio nel 1957 il capoluogo peligno perdeva il distretto militare, un distretto che portava notevoli introiti economici. Tutto avvenne di notte e all’insaputa dei cittadini. Il 18 gennaio 1957 il distretto militare di Sulmona venne soppresso. Portarono via attrezzature e documenti fino a sradicarlo pian piano dal capoluogo peligno per trasferirlo al capoluogo di regione. All’indomani dell’episodio approdò a Sulmona l’allora Ministro della Difesa Taviani che fu asserragliato in Municipio. All’interno del Comune dovettero intervenire i militari. In quel tempo Sulmona ospitava il 57° Reggimento di Fanteria. Seguirono dei momenti di forte concitazione. L’amministrazione comunale di Sulmona, guidata in quegli anni dal marchese Panfilo Mazara ( esponente liberale), reagì con un forte segnale e si unì alla rivolta con la dimissione in blocco di tutti i suoi membri. Il clima di tensione non si arrestò rapidamente, ma durò diversi mesi. Una mozione approvata dal Parlamento tamponò definitivamente la situazione. Il governo, con la medesima, si impegnava ad intervenire a favore dell’agricoltura e a favorire un rinnovato processo di industrializzazione.
“ La mobilitazione sociale di 58 anni fa rimette in luce un grave problema: oggi manca l’interesse per la città e per il territorio. I nostri antenati furono capaci di difendere un presidio importante. Anche noi- concludono i cittadini- abbiamo bisogno del loro coraggio”.

