lavoro normale, ma va fatto con il cuore. Sono una persona molto sensibile e ho dovuto imparare a controllare le emozioni, soprattutto quando ci sono di mezzo i giovani. Ma si sa, bisogna essere forti e professionali”. Ci spiega. –Ti rivolgono spesso domande sul tuo mestiere? - “Si. Molte persone incuriosite mi fanno spesso domande. –E come reagisci? - “Mi stupisce, perché lo considero un lavoro come tanti altri, ma capisco chi vuol saperne di più. Lo capisco benissimo. Quando la prima volta tornai a casa annunciando ai miei genitori che avevo trovato lavoro in un’agenzia di onoranze funebri inizialmente rimasero un po’ sorpresi, poi si sono abituati, perché, ripeto, è un Lavoro. A stupirsi sono forse le persone più anziane. Ma poi anche loro non ci fanno più caso” -Dato che questo è sempre stato un mestiere svolto da uomini, che tipo di difficoltà hai incontrato? -“Nessuna difficoltà nello specifico, se proprio devo trovare un difetto sono le manovre con un’auto così grande e particolare. Ma ho imparato” -Se dovessi suggerirlo ad altre donne lo faresti? -“Certo. Però lo consiglierei solo a persone con un carattere sensibile e forte”. Sonia ci spiega che bisogna avere tatto con la gente che sta soffrendo nel momento in cui si rivolge a loro per la perdita di un familiare o di una persona cara, nello stesso tempo si deve essere forti, per non farsi trascinare e coinvolgere dalle emozioni. Così per un uomo, quanto per una donna. “Il mio è un lavoro in collaborazione con il personale necroforo, ognuno però, ha un proprio ruolo. Io sono l’autista e mi trovo bene. Donne che lavorano nell’agenzia di onoranze funebri sono più frequenti nel nord che nel sud Italia” continua Sonia. -Sei orgogliosa di quello che fai? “Si si lo sono e quando vado in giro non ho nessun timore nel dire di cosa mi occupo nella vita”. -Ti sono mai capitati episodi in cui hai pensato di voler mollare tutto? “C’è stato qualche episodio più “faticoso”, che mi ha toccato più degli altri, ma ho stretto i denti e sono andata avanti”. A pensare che l’ultimo viaggio possa essere addolcito dalla presenza femminile sono solitamente anziani. Maschi. Come ci racconta prima di congedarsi Sonia. Sorride un vecchietto che, attirato forse dall’ insolita figura, simpaticamente le affida un suo desiderio, dicendole, in dialetto: “Signorì, quando arriverà il mio momento…a me…portami tu”. g.s.
News in evidenza
ULTIME NOTIZIE DALLA REGIONE
Sport News
IN PRIMO PIANO
ZANTE, VENT’ANNI DI AMICIZIA CON SULMONA: LA GIOSTRA UNISCE DUE COMUNITÀ NEL SEGNO DELLA CULTURA E DELLA FRATELLANZA
ZANTE - "Dalla cerimonia inaugurale in piazza Solomos all’abbraccio della comunità greca alla delegazione italiana, si rinnova uno de...
TOP NEWS
TOP NEWS REGIONE ABRUZZO
FACEBOOK LIVE - LE DIRETTE STREAMING DI CENTROABRUZZONEWS
sabato 19 novembre 2011
LE INTERVISTE: STORIE DI DONNE. L'UNICA CHE GUIDA UN CARRO FUNEBRE A SULMONA
Centroabruzzonews dedica uno spazio alle STORIE E INTERVISTE. RITRATTI
DI DONNE AL LAVORO.
SULMONA - Insolita presenza femminile in un contesto
come quello delle onoranze funebri, mestiere appannaggio, da sempre, del genere
maschile. Si chiama Sonia, ha 39
anni è di Sulmona, lavora presso un’agenzia di onoranze funebri di città. A Sulmona e,
forse, in tutta la regione, è l’unica
donna a guidare un carro funebre, l’auto che accompagna l’ultimo viaggio. L’abbiamo
incontrata al lavoro, durante la sua attività. Ci siamo avvicinati e le abbiamo
rivolto qualche domanda. Timida, molto riservata, Sonia è una ragazza che non
ama troppo telecamere e macchine fotografiche. Esita un po’ prima di lasciarsi
intervistare, poi si scioglie e ci parla della sua attività che svolge da tre
anni. Che in questo tipo di mestiere si necessiti di un carattere forte e
sensibile, allo stesso tempo, è il primo aspetto che emerge dalla nostra
chiacchierata con lei. “E’ un
lavoro normale, ma va fatto con il cuore. Sono una persona molto sensibile e ho dovuto imparare a controllare le emozioni, soprattutto quando ci sono di mezzo i giovani. Ma si sa, bisogna essere forti e professionali”. Ci spiega. –Ti rivolgono spesso domande sul tuo mestiere? - “Si. Molte persone incuriosite mi fanno spesso domande. –E come reagisci? - “Mi stupisce, perché lo considero un lavoro come tanti altri, ma capisco chi vuol saperne di più. Lo capisco benissimo. Quando la prima volta tornai a casa annunciando ai miei genitori che avevo trovato lavoro in un’agenzia di onoranze funebri inizialmente rimasero un po’ sorpresi, poi si sono abituati, perché, ripeto, è un Lavoro. A stupirsi sono forse le persone più anziane. Ma poi anche loro non ci fanno più caso” -Dato che questo è sempre stato un mestiere svolto da uomini, che tipo di difficoltà hai incontrato? -“Nessuna difficoltà nello specifico, se proprio devo trovare un difetto sono le manovre con un’auto così grande e particolare. Ma ho imparato” -Se dovessi suggerirlo ad altre donne lo faresti? -“Certo. Però lo consiglierei solo a persone con un carattere sensibile e forte”. Sonia ci spiega che bisogna avere tatto con la gente che sta soffrendo nel momento in cui si rivolge a loro per la perdita di un familiare o di una persona cara, nello stesso tempo si deve essere forti, per non farsi trascinare e coinvolgere dalle emozioni. Così per un uomo, quanto per una donna. “Il mio è un lavoro in collaborazione con il personale necroforo, ognuno però, ha un proprio ruolo. Io sono l’autista e mi trovo bene. Donne che lavorano nell’agenzia di onoranze funebri sono più frequenti nel nord che nel sud Italia” continua Sonia. -Sei orgogliosa di quello che fai? “Si si lo sono e quando vado in giro non ho nessun timore nel dire di cosa mi occupo nella vita”. -Ti sono mai capitati episodi in cui hai pensato di voler mollare tutto? “C’è stato qualche episodio più “faticoso”, che mi ha toccato più degli altri, ma ho stretto i denti e sono andata avanti”. A pensare che l’ultimo viaggio possa essere addolcito dalla presenza femminile sono solitamente anziani. Maschi. Come ci racconta prima di congedarsi Sonia. Sorride un vecchietto che, attirato forse dall’ insolita figura, simpaticamente le affida un suo desiderio, dicendole, in dialetto: “Signorì, quando arriverà il mio momento…a me…portami tu”. g.s.
lavoro normale, ma va fatto con il cuore. Sono una persona molto sensibile e ho dovuto imparare a controllare le emozioni, soprattutto quando ci sono di mezzo i giovani. Ma si sa, bisogna essere forti e professionali”. Ci spiega. –Ti rivolgono spesso domande sul tuo mestiere? - “Si. Molte persone incuriosite mi fanno spesso domande. –E come reagisci? - “Mi stupisce, perché lo considero un lavoro come tanti altri, ma capisco chi vuol saperne di più. Lo capisco benissimo. Quando la prima volta tornai a casa annunciando ai miei genitori che avevo trovato lavoro in un’agenzia di onoranze funebri inizialmente rimasero un po’ sorpresi, poi si sono abituati, perché, ripeto, è un Lavoro. A stupirsi sono forse le persone più anziane. Ma poi anche loro non ci fanno più caso” -Dato che questo è sempre stato un mestiere svolto da uomini, che tipo di difficoltà hai incontrato? -“Nessuna difficoltà nello specifico, se proprio devo trovare un difetto sono le manovre con un’auto così grande e particolare. Ma ho imparato” -Se dovessi suggerirlo ad altre donne lo faresti? -“Certo. Però lo consiglierei solo a persone con un carattere sensibile e forte”. Sonia ci spiega che bisogna avere tatto con la gente che sta soffrendo nel momento in cui si rivolge a loro per la perdita di un familiare o di una persona cara, nello stesso tempo si deve essere forti, per non farsi trascinare e coinvolgere dalle emozioni. Così per un uomo, quanto per una donna. “Il mio è un lavoro in collaborazione con il personale necroforo, ognuno però, ha un proprio ruolo. Io sono l’autista e mi trovo bene. Donne che lavorano nell’agenzia di onoranze funebri sono più frequenti nel nord che nel sud Italia” continua Sonia. -Sei orgogliosa di quello che fai? “Si si lo sono e quando vado in giro non ho nessun timore nel dire di cosa mi occupo nella vita”. -Ti sono mai capitati episodi in cui hai pensato di voler mollare tutto? “C’è stato qualche episodio più “faticoso”, che mi ha toccato più degli altri, ma ho stretto i denti e sono andata avanti”. A pensare che l’ultimo viaggio possa essere addolcito dalla presenza femminile sono solitamente anziani. Maschi. Come ci racconta prima di congedarsi Sonia. Sorride un vecchietto che, attirato forse dall’ insolita figura, simpaticamente le affida un suo desiderio, dicendole, in dialetto: “Signorì, quando arriverà il mio momento…a me…portami tu”. g.s.