SULMONA
- “Ho celebrato la mia ultima messa il 7
aprile 1979” .
E’ l’incipit con cui Mario Setta, ex sacerdote, docente in congedo e studioso
di storia e filosofia, uno dei tre preti considerati “scomodi” per le gerarchie
cattoliche, si racconta con “Il volto scoperto”,
attraverso la sua autobiografia, un viaggio scandito in tre tappe, con continui
flash back, ripercorrendo diciassette anni da prete, l’approdo “Ai piedi del
Morrone” e l’essere “Uomo fra
Uomini”. Parte con l’ultima cerimonia
liturgica officiata alla Badia di Sulmona per rievocare la nascita
della sua vocazione a Bussi sul Tirino, la formazione nel seminario di Bologna,
l’ordinazione sacerdotale, la vita da prete-operaio, sulle orme di don Milani,
e l’arrivo in Valle Peligna, in cui dal 1970 al 1979 fu parroco di una piccola
comunità. Erano in tanti ieri pomeriggio nell’agenzia della promozione
culturale ad assistere alla presentazione del volume
del fondatore del
Freedom Trail del liceo scientifico sulmonese, nel giorno del suo compleanno, insieme
alla giornalista Maria Rosaria Vari gli interventi durante la conferenza, ieri. Risultavano familiari i racconti per molti dei presenti, qualcuno veniva citato tra il pubblico, qualcun altro apprendeva solo in quei momenti di quegli episodi. Un’atmosfera affabile si è creata nel piccolo anfiteatro. “Ho osato l’inosabile” ha detto Setta, il quale, prima di congedarsi, ha ricordato sia l’emblematica immagine in copertina, opera di Luciano De Dominicis “Sono grato all’amico e collega. Un piccolo capolavoro che, in una visione cosmo centrica di ri-nascita, delineando i volti dei progenitori nella “cacciata dal paradiso terrestre” di Masaccio, offre spunti suggestivi alle tematiche del libro”, sia la parte conclusiva dell’opera, che comincia dall’immagine di Auschwitz, paradigma del male. “Essere sempre alla ricerca è il cammino da fare. Siamo noi che dobbiamo risorgere, è l’umanità che deve risorgere”. Un lungo applauso ha tirato giù il sipario sul convegno e un bagno di folla ha abbracciato l’ex prete docente. G.S.
”Oggi, il campo di sterminio di Aushwitz,
paradigna della lotta secolare tra il bene e il male, è assurto a simbolica
tomba dell’umanità. Una tomba che attende, come per l’amico Lazzaro, il grido
di resurrezione di cristo in lacrime: “Uomo, vieni fuori!”