Parliamo di quanto accaduto nella notte tra il 27 e il 28 agosto, quando sono stati sparati dei fuochi d'artificio proprio nella parte oggetto del crollo del tetto. A pochi centimetri dal tetto in legno che è ancora a terra, non rimosso, all'interno delle transenne che ormai non impediscono a nessuno l'ingresso. Cosa sarebbe potuto accadere è facile immaginarlo. Del resto, che le transenne non fossero sufficienti a impedire l'accesso all'area era già emerso durante la Festa di Sant'Andrea.
Seguo questa vicenda ormai dal 2 luglio 2026, quando inviai una lettera alla FEA s.r.l., la società che ha in concessione il bene di proprietà della Regione. Due giorno dopo si è verificato il crollo di una parte del tetto. A quella lettera non è seguita alcuna risposta, tanto che dopo un mese ho scritto a Comune, Regione e Asl di Pescara.
L'azienda sanitaria si è nel frattempo attivata: l'Ufficio Igiene, in data 7 agosto, ha realizzato un sopralluogo in loco e cinque giorni dopo, il 12 agosto, ha confermato in una nota tutte le nostre preoccupazioni chiedendo al Comune di Pescara, al servizio Pubblica incolumità e alla Regione Abruzzo di procedere con gli interventi necessari.
Ecco il quadro descritto dalla Asl: folta vegetazione all'interno, che fuoriesce sia dalla parte superiore sia da quella inferiore delle mura, condizioni di incuria, cancelli ossidati, persiane rotte sul lato mare, rifiuti di varia natura e all'interno una struttura in mattoni ammalorata e con porte divelte. Da qui una lunga serie di prescrizioni:
1) Mettere in sicurezza il marciapiede, con particolare riferimento alle porzioni sporgenti, e procedere a una valutazione tecnica, da parte degli uffici competenti, dell'immobile e delle sue parti;
2) Chiudere tutte le aperture: porte, finestre e cancelli, al fine di vietare l'ingresso a terzi non autorizzati e agli animali;
3) Rimuovere e smaltire i rifiuti;
4) Procedere allo sfalcio dell'area;
5) Effettuare interventi di derattizzazione e disinfestazione.
Queste operazioni avrebbero dovuto essere eseguite entro 5 giorni ma ad oggi, quando sono ormai trascorsi altri 19 giorni, nulla si è mosso.
Ora è urgente e non più rinviabile procedere alla messa in sicurezza e all'ottemperanza delle misure richieste dalla Asl di Pescara. Chiediamo al Comune di Pescara di emettere un'ordinanza contingibile e urgente e di agire in danno qualora la società concessionaria o la Regione non provvedano a quanto richiesto.
Comune e Regione non possono restare fermi.
Se è vero che l'area è in concessione alla FEA s.r.l., è altrettanto vero che esiste un contenzioso dinanzi al TAR in merito al progetto presentato dalla Fea e approvato dal Comune di Pescara con delibera n. 48/2024 del 24 aprile 2024.
Continuiamo a sostenere che i costi della bonifica dell'area dagli idrocarburi - inquinamento non causato da FEA s.r.l., che ha comunque eseguito le misure di messa in sicurezza di emergenza – costituiscano un elemento in grado di squilibrare il rapporto contrattuale. La Regione dovrebbe quindi riprendere l'area, eseguire la bonifica e decidere insieme alla cittadinanza cosa fare di quello spazio.
L'obiettivo che oggi ci interessa, per Pescara e per i cittadini che vivono intorno al complesso, è quello della messa in sicurezza senza ulteriori dilazioni. Ritengo che ulteriori ritardi possano configurare un grave inadempimento, tale da mettere in discussione la stessa concessione. Allo stesso tempo, sarà necessario tornare a esaminare il rapporto tra Regione e FEA s.r.l. per fino in fondo cosa sia accaduto".
Il Vicepresidente del Consiglio Regionale
Antonio Blasioli



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