Non basta annunciare un nuovo modello di raccolta perché quel modello funzioni. Servono mezzi adeguati, personale sufficiente, turnazioni organizzate, strumenti di controllo, comunicazione efficace con i cittadini, investimenti programmati e una visione industriale del servizio.
A Pescara, invece, è accaduto l’esatto contrario e quello che è accaduto spiega anche le ragioni del repentino dietro front di gennaio, quando si è saputo che si sarebbe rivotato.
Quanto il Sindaco ha deciso politicamente che si dovesse passare al porta a porta, tutta la macchina si è messa a correre dietro a quella decisione.
Poi, però, si è scoperto ciò che avrebbe dovuto essere verificato prima: mezzi vecchi o non idonei, maestranze insufficienti, organizzazione fragile, criticità diffuse, cittadini lasciati senza risposte ed interi quartieri costretti a subire disservizi quotidiani.
La cosa più grave è che il servizio di igiene urbana è gestito da una società in house, cioè da una società che dovrebbe essere pienamente governata, indirizzata e controllata dall’amministrazione comunale.
Ma come si può governare davvero una società pubblica senza un piano industriale?
Come si può pretendere efficienza senza un documento programmatorio serio? Come si possono controllare risultati, costi, investimenti e qualità del servizio se manca lo strumento fondamentale per misurarli?
Senza piano industriale non c’è governo. C’è solo gestione dell’emergenza.
Senza programmazione non c’è controllo analogo effettivo. C’è solo rincorsa continua ai problemi.
Senza una visione industriale non c’è amministrazione moderna. C’è improvvisazione.
E a pagare il prezzo di questa improvvisazione sono sempre gli stessi: i cittadini ed i lavoratori.
I cittadini pagano integralmente il servizio attraverso la TARI. Non pagano una quota simbolica, non ricevono un servizio gratuito, non sono spettatori passivi. Pagano il 100% del costo del servizio e, proprio per questo, hanno diritto a un servizio efficiente, ordinato, controllato e dignitoso.
Non è accettabile che chi paga puntualmente la TARI debba poi convivere con rifiuti non ritirati, comunicazioni confuse, ritardi, strade sporche, contenitori inadeguati e un’organizzazione che appare costantemente in affanno.
I lavoratori si sono caricati sulle spalle la risoluzione di un’emergenza causata dall’incapacità di chi governa, con turni massacranti ed esposizione continua a rischi personali, considerata la vetustà e l’inadeguatezza dei mezzi con cui sono costretti a lavorare, molti dei quali passano più tempo nelle officine che per strada.
In una Città normale prima si sarebbe costruito il piano industriale, poi verificato i mezzi, poi programmato il fabbisogno di personale, poi definito gli investimenti, poi organizzato una fase sperimentale, poi informato capillarmente i cittadini e solo alla fine avrebbe avviato il nuovo sistema.
Qui, invece, si è fatto il contrario: prima l’annuncio, poi la corsa, poi l’emergenza.
Questo non è governo della città. È amministrazione a tentoni.
Nelle nostre case e nelle nostre aziende prima si fanno i conti, si accerta che l’obiettivo è a portata di mano e poi si spende.
A Pescara, sui rifiuti, hanno fatto il contrario: prima hanno deciso, poi hanno scoperto di non essere pronti.
In tutto ciò queste inefficienze sembrano costruite in laboratorio proprio per spalancare le porte a processi di privatizzazione del servizio che non sono mai stati smentiti.
Anche per questo, stiamo chiedendo un consiglio straordinario per capire se il futuro sarà ancora improvvisazione
O se finalmente la società avrà un piano industriale sul quale confrontarsi, un elenco di doveri ma anche di diritti che viene riconosciuto al privato che gestisce, ma che viene negato da anni alla società pubblica. E tutto questo davvero sembra congegnato ad arte per giustificare la privatizzazione del servizio".
CARLO COSTANTINI
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