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mercoledì 10 giugno 2026

COORDINAMENTO PER IL CLIMA FUORI DAL FOSSILE: "VALLE PELIGNA AREA DI POVERI CRISTI"

SULMONA - "Il voto unanime espresso dal Consiglio comunale di Sulmona per il riconoscimento della Valle Peligna quale area di crisi industriale complessa rischia di trasformarsi in un formidabile alibi per la maggioranza di governo. Nel senso che nei prossimi mesi potremmo avere tutta una serie di iniziative nelle stanze che contano senza che alla fine si approdi a nulla.Iniziative che però consentiranno di far dire a chi detiene le leve del potere: “Cari concittadini, noi ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti. Non è però colpa nostra bensì delle norme vigenti e dei suoi vincoli non superabili”. Del resto, l’assessore regionale Tiziana Magnacca lo ha detto chiaramente: “Non ci sono le condizioni giuridiche. La Valle Peligna non ha i requisiti tecnici necessari”. E il Sindaco Luca Tirabassi ha fatto da sponda:  “Sarà una strada tutta in salita, ma noi la percorreremo lo stesso”.
A cosa ci toccherà, dunque, assistere prossimamente? Ad una “ammuina” in stile Totò o, se preferiamo, ad una finta mobilitazione pienamente in linea con la tradizione gattopardesca del nostro Paese? E la famosa filiera scenderà finalmente in campo oppure no? I dubbi sono più che legittimi. Infatti, che essa fosse più un bluff per accalappiare voti che un aiuto reale lo si è capito ormai da tempo.
Non che il potere politico non abbia carte da giocare nei confronti di quelli che una volta erano definiti “i padroni del vapore”, ma è evidente che le sue carte le spende innanzitutto in quelle aree in cui possono fruttare di più in termini di resa elettorale. Così le risorse arrivano nelle zone più redditizie sul piano politico. E le aree interne, quelle erose da un continuo spopolamento? Che si arrangino!
Di esempi di subalternità dei decisori politici nei confronti del potere economico ne abbiamo più di uno. E’ il caso della 3G che ci mostra la totale incapacità dei nostri rappresentanti istituzionali, a tutti i livelli, di ottenere un minimo cambio di rotta da parte dell’Enel, che per di più è una società partecipata dallo Stato.
Ancora più clamoroso è il caso della Snam. Tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione – tranne pochissime eccezioni – si sono piegate di fronte all’arroganza di una società che sta usando il nostro territorio solo per distruggerlo e per fare cassa.  Così la nostra valle si ritroverà ulteriormente impoverita e senza un briciolo di ritorno occupazionale.
Proviamo a pensare per un attimo se i 180 milioni di euro del Pnrr, regalati dal governo alla Snam per realizzare un’opera inutile qual è la centrale di compressione, fossero stati invece investiti per lo sviluppo dell’area peligna. Ma questa, stante l’attuale realtà, intrisa di sopraffazione, indifferenza e cinismo, sarebbe solo fantapolitica.
E allora che si fa? Si butta nel cestino la risoluzione approvata lunedì? No, essa rappresenta l’ennesima occasione per mettere alla prova la nostra classe politica che dovrà percorrere non solo la strada indicata ma anche ogni altra possibile soluzione per cercare di risollevare un territorio altrimenti condannato ad un inesorabile declino.
Ma attenzione, credere che una risoluzione possa cambiare la nostra sorte è pia illusione. Se non ci sarà una forte mobilitazione dal basso che coinvolga non solo le istituzioni, ma anche tutte le forze sociali e l’intera cittadinanza, e che sia capace di portare la lotta davanti ai palazzi del potere, sia a L’Aquila che a Roma, anche con modalità non convenzionali ma rifuggendo da ogni forma di violenza, allora nulla cambierà. E la Valle Peligna resterà area di cristi. Di poveri cristi che non sapranno più a quale santo votarsi".

 

                                                                    Mario Pizzola
                                           (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)

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