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giovedì 9 aprile 2026

IL CERVO IN ABRUZZO: "OPERAZIONE VERITÀ. EMERGENZA CERVI IN ABRUZZO: LA SITUAZIONE È FUORI CONTROLLO PER ESCLUSIVA RESPONSABILITÀ DI UNA POLITICA INERME ED OMISSIVA"

L'AQUILA - "A rischio le popolazioni di camosci, caprioli e orso.Promosso da Confagricoltura e CIA – Agricoltori Italiani L’Aquila Teramo, alla presenza del Vicepresidente e Assessore all’agricoltura Emanuele Imprudente si è tenuto l’8 aprile a Sulmona un confronto tra scienza, parchi, istituzioni e territorio sulla gestione del cervo. L’incontro ha visto la partecipazione di importanti studiosi ed esperti del settore faunistico e ambientale: Francesco Riga di ISPRA, l’etologo Sandro Lovari, già professore ordinario dell’Università di Siena, Stefano Mattioli, membro del Deer Specialist Group dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), e Marco Apollonio, professore ordinario di zoologia presso l’Università di Sassari. Sono inoltre intervenuti i direttori dei parchi Luciano Sammarone Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Di Martino Parco Nazionale della Maiella, Patrizio Schiazza Commissario del Parco Nazionale del Gran sasso e monti della Laga e Igino Chiuchiarelli per il Parco Regionale Sirente Velino.

Le relazioni scientifiche degli insigni studiosi esposte alla rappresentanza regionale, ai Sindaci intervenuti in rappresentanza dei Comuni di Sulmona e di Introdacqua, ad una  nutrita platea di Agricoltori, Allevatori e rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste, hanno dimostrato un’unica derivata, netta ed inequivocabile: l’incontrollata proliferazione dei cervi in Abruzzo e soprattutto nella provincia dell’Aquila è del tutto fuori controllo per esclusiva responsabilità di una politica inerme ed omissiva al riguardo.

L’impatto negativo sull’ecosistema, ancor prima che all’economia agricola e all’uomo, è già evidente e arreca ingente nocumento a tutto il territorio montano compresa la fauna protetta dei parchi con la compromissione dei pascoli. Il camoscio, il capriolo e l’orso sono divenuti specie a rischio proprio per la forte pressione competitiva dei cervi, non autoctoni, la cui popolazione cresce a ritmi tra il 20% e il 35% annuo. Su questi aspetti vi è convergenza univoca condivisa dai Direttori dei Parchi che si sono dichiarati pronti ad una stretta collaborazione con le Istituzioni per rendere sostenibile la presenza dei cervi. In particolare, il Direttore del Parco Sirente Velino, Chiuchiarelli, ha illustrato tutto il lavoro svolto a sostegno del primo approccio al contenimento venatorio della specie anche all’interno del Parco, vanificato, tuttavia, dalle azioni legali contro il prelievo del sovrannumero dei cervi.

Sulle azioni legali intraprese da alcune associazioni ambientaliste contro la Regione gli emeriti intervenuti sono rimasti basiti dalle proposte “alternative” irrealistiche e non attuabili oltre che prive di qualsivoglia fondamento scientifico.

Le Organizzazioni Confagricoltura L’Aquila e CIA L’Aquila-Teramo hanno stigmatizzato la grave responsabilità di una politica inerme ed omissiva che, nonostante i dati allarmanti ormai da tempo accertati e consolidati, continua a tergiversare, rinviando l’assunzione di quelle decisioni fondamentalmente necessarie benché già tardive, afferenti al prelievo selettivo. Denunciano, inoltre, che solo per una scellerata questione di opportunità politica e mediatica, anche per il 2026 verrà limitata l’attività di contenimento ad una mera parvenza attraverso la pratica del controllo, del tutto inefficace secondo quanto emerso dal confronto scientifico, inatti, in assenza di uno strutturato piano di prelievo selettivo non vi è alcun modo alternativo che possa realmente incidere sulla dinamica delle popolazioni.

L’atteggiamento pusillanime di chi dovrebbe garantire, con la propria attività di governo, la salvaguardia del lavoro dell’uomo e, ancor di più, dell’incolumità della persona, trova la propria ratio nell’incapacità di assumere decisioni che da taluni oppositori potrebbero venire giudicate radicali e, soltanto per una sterile demagogia in favore di pochi, resta incurante dei danni all’ecosistema nel suo complesso, alle persone e all’economia di un intero territorio.

Il grido di allarme di Confagricoltura e CIA è ovviamente volto alla tutela del lavoro dei propri associati. Le imprese agricole sono allo stremo delle forze. Un fenomeno che oggi assume un significato ancora più rilevante alla luce del modello di sviluppo su cui ha puntato l’Abruzzo. Un sistema produttivo che si fonda sulla valorizzazione dei prodotti del territorio, ma che rischia di restare senza materia prima. È qui che emerge la contraddizione più evidente: mentre si investe sull’economia dei Parchi e delle riserve, sull’enoturismo, sulle esperienze nei territori e sulla narrazione delle eccellenze locali, vengono distrutti nei campi, gli stessi prodotti, che dovrebbero essere raccontati e degustati. Produzioni cerealicole identitarie, produzioni foraggere destinate ai pochi allevamenti locali rimasti, vigneti e coltivazioni di pregio, sono sempre più esposte ai danni causati dalla fauna selvatica, con un impatto diretto sull’economia e sull’immagine dell’Abruzzo.

«Non è più tollerabile assistere a questo immobilismo – denunciano le organizzazioni agricole –. Mentre la politica rimanda, le aziende chiudono e i cittadini rischiano la vita sulle strade. È una responsabilità precisa, che il governo regionale deve assumersi senza porsi il problema di seguire le forze di opposizioni che nelle regioni di Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria attuano il contenimento venatorio del cervo».




Già, perché il problema sollevato dalle due Associazioni di categoria promotrici dell’evento volto all’approfondimento di un tema tanto cruciale non afferisce soltanto alle colture ma anche ai sinistri stradali legati alla fauna selvatica, esageratamente elevati se valutati in relazione all’importanza fondamentale della vita umana, con rischi sempre più seri per la sicurezza pubblica.

Confagricoltura e CIA con ancora maggiore veemenza reclamano dalla Regione Abruzzo un immediato cambio di rotta, richiamandola alle proprie responsabilità ed all’attivazione urgente di strumenti consolidati e, peraltro, già adottati in numerose regioni italiane anche limitrofe oltre che nel resto d’Europa.

Urgono atti concreti, tempi certi e chiare assunzioni di responsabilità.

Il mondo agricolo non si arrende ed è già pronto a mettere in campo ogni iniziativa necessaria per difendere il proprio lavoro.

Nelle more però rivolge un’interrogazione aperta ai Politici tutti della Regione Abruzzo, nella fiduciosa attesa di una risposta celere da quest’ultima comunicata con le medesime modalità: “Quand’anche volessero rimanere sordi alle richieste di aiuto sollevate dagli agricoltori, ritenendo il sudore speso nei campi non degno di considerazione, come intenderanno porsi dinanzi al prossimo sinistro stradale, fosse anche uno soltanto, dopo essersi scientemente determinati al rifiuto di adottare le misure che avrebbero potuto evitarlo?”

Dunque, chi ha oggi il compito di governare riuscirà a trovare anche il coraggio per farlo sulla scorta dei principi basilari e fondanti del buon pater familias?

Perché è già troppo tardi…. "

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