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mercoledì 10 maggio 2023

CERIMONIA AL SACELLO MILITARE MADONNA DEGLI ANGELI DEDICATO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE E SU TUTTI I FRONTI

SULMONA VIDEO - Cerimonia al Sacello militare Madonna degli Angeli dedicato ai caduti di tutte le guerre e su tutti i fronti, sito nella frazione Badia di Sulmona (AQ), e visita all'ex Campo di concentramento n.78 per prigionieri di guerra, ubicato nella frazione Fonte d'Amore di Sulmona (AQ), da parte degli studenti dell'Istituto Comprensivo "Gabriele Tedeschi di Pratola Peligna (AQ).

GLI ALUNNI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “G. TEDESCHI” DI PRATOLA PELIGNA PARTECIPANO ALLA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEI CADUTI PRESSO IL SACELLO MILITARE DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI A BADIA DI SULMONA

 
“…La guerra è orrore, distruzione e sconfitta. Nessun popolo merita di subire una così brutale violenza che fa strage di persone innocenti… ” (Ambra); “…La guerra non porta la pace e la vita, ma altro odio e altra guerra …” (Aurora); “…I fatti bellici hanno l’enorme forza di cambiare le sensazioni delle persone, a guadagno zero…” (Costantino): sono solo alcune delle riflessioni formulate dai ragazzi della Scuola Secondaria di Primo grado dell’Istituto Comprensivo “Gabriele Tedeschi” di Pratola Peligna (AQ) nel corso della cerimonia di commemorazione dei caduti in tutte le guerre e su tutti i fronti che si è svolta martedì 9 maggio presso il Sacello militare “Madonna degli Angeli” a Badia di Sulmona.
La cerimonia è stata promossa e organizzata dal custode Donato Agostinelli, Delegato Provinciale di L’Aquila dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore Alle Reali Tombe del Pantheon, custode del Sacello dal 2011, per celebrare le ricorrenze del 25 aprile, Anniversario della Liberazione d’Italia, del 4 maggio, 162° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano e del 9 maggio, Festa dell'Europa e giornata dedicata alle vittime del terrorismo.
I ragazzi sono stati accolti dalle note della splendida canzone di Francesco De Gregori “La storia siamo noi” che invita ciascuno ad essere protagonista della propria vita e, per estensione, delle vicende della Storia, vicende che riguardano tutti perché questa, prima o poi, chiede il conto delle azioni degli uomini (“la storia dà torto e dà ragione”).
Tre alunni hanno deposto i fiori simbolo del tricolore sull’altare della chiesetta dando l’avvio alla cerimonia che è iniziata con l’alzabandiera sulle note dell’Inno Nazionale ed è proseguita con gli onori ai caduti, con la deposizione di una corona di alloro sull’altare del Sacello sulle note della leggenda “Il Piave” seguita dal “Silenzio”, eseguito con i flauti dagli alunni diretti dal professore Stefano Terracciano.
Al termine della cerimonia il custode del Sacello militare Donato Agostinelli ha consegnato un attestato di benemerenza ai docenti presenti, Enza Liberatore, Stefano Terracciano Ha  Amanda Tarulli per sottolineare la sensibilità della Dirigente Scolastica, la professoressa Cecilia Maria Colombini, e dei docenti dell’Istituto G. Tedeschi verso la promozione di attività intese ad onorare la memoria dei soldati caduti in tutte le guerre e su tutti i fronti. Poi ha donato all’Istituto Scolastico, come ricordo dell’evento, un’opera realizzata dall’artista Monia Clamorosa raffigurante il Sacello di Santa Maria degli Angeli.
Le autorità presenti hanno consegnato agli alunni degli attestati di benemerenza perché, partecipando alla cerimonia, hanno dimostrato di comprendere i valori profondi che rendono vivo nella memoria collettiva il Sacello militare “Madonna degli Angeli”, emblema del sacrificio di giovani uomini che hanno pagato con la vita la conquista dei diritti di democrazia e libertà. La consegna è stata coadiuvata dal Primo Luogotenente dell’Esercito italiano (ris) Mauro Marchegiani che ha coordinato la cerimonia.
Nel corso della cerimonia è intervenuto il Cavaliere Salvatore Di Cesare, cui è stato consegnato un attestato di benemerenza, il quale ha condiviso con gli alunni e i presenti i propri ricordi d’infanzia legati al periodo dell’occupazione nazifascista di Pratola Peligna, suo paese d’origine, mentre ha affidato ai ragazzi il compito di raccontare le toccanti vicissitudini riguardanti il padre e gli zii, che furono soldati combattenti durante la Prima Guerra mondiale nella battaglia del Piave che decretò la vittoria dell’Esercito Italiano sulle truppe asburgiche.
La vicenda della famiglia Di Cesare, particolarmente toccante, è stata narrata e commentata dagli alunni e ha commosso tutti i presenti. Il Cavaliere di Vittorio Veneto, Medaglia d'Oro, Ottavio Di Cesare, classe 1896, padre di Salvatore, venne chiamato e arruolato alle armi insieme ai fratelli Emidio, Augusto, Cesare e Silvio, lasciando a casa la mamma vedova e ammalata e le sorelle nubili. Nel 1917, il sindaco rappresentò al Comando del Distretto Militare di Sulmona lo stato di particolare indigenza della famiglia; questi accolse la richiesta, la inviò al Ministero della Guerra il quale dispose l'invio in licenza straordinaria del primo figlio, Emidio, affinché potesse procurare i necessari mezzi di sostentamento. I restanti fratelli continuarono il servizio nelle trincee ma senza mai incontrarsi, per ben quattro anni, tutti in zona di alta montagna, partecipando alla terribile battaglia finale del “ Piave” che si concluse con la vittoria dell’Esercito Italiano sulle truppe austriache, ma a prezzo di migliaia di morti. I quattro fratelli poterono riabbracciarsi durante il viaggio di ritorno a casa nel campo di raccolta del Comune di Conegliano, da cui si allontanarono per proseguire il viaggio a piedi. Purtroppo, lungo il tragitto, il fratello Augusto si ammalò di Spagnola e morì. Tale perdita rese particolarmente straziante l’incontro dei restanti fratelli con la madre, che portò tutta la vita nel cuore il dolore per tale perdita. Ottavio, il padre di Salvatore Di Cesare, si è recato più volte sulle sponde del fiume Piave in un doloroso viaggio della memoria e raccontava che, mentre era in quel luogo, assorto nei ricordi, gli sembrava di sentire il gemito dei soldati, suoi poveri fratelli d’arme, che lo invitavano a pregare perché in altre terre e in altre nazioni “non soffi il vento del rimorso dell’umanità”.
Hanno partecipato alla cerimonia le seguenti autorità: il Vicesindaco Franco Casciani per il Comune di Sulmona e la Consigliera con delega alla cultura del Comune di Pratola Peligna Dr.ssa Adele Leombruni, il Ten. Col Giuseppe Maurizio Maddalena in rappresentanza del Colonnello Marco IOVINELLI Comandante  del C.M.E. Abruzzo-Molise, il  Vice Questore Aggiunto Dr. Stefano Bortone, Dirigente del Commissariato di P.S. di Sulmona, il Capitano Toni di Giosia Comandante della Compagnia Carabinieri di Sulmona, il Capitano Cecilia Tangredi Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Sulmona, il Generale di Brigata Carlo SCARSELLA già Comandante delle Truppe Alpine e cultore di storia militare, il Generale di Brigata Emidio D’ANGELO già Presidente dell’UNUCI di Sulmona, l’Ispettore Capo Francesco Tedeschi in rappresentanza del Dirigente Aggiunto Mirian Di Desidero Comandante della Casa di Reclusione di Sulmona, il Luogotenente Luigi Lucente Comandante della Stazione Carabinieri di  Sulmona, l’Ispettore Superiore Roberto Santilli in rappresentanza Dott. Antonio Del Boccio Coordinatore Capo del Corpo di Polizia Provinciale dell’Aquila,  il Cav Giuseppe del ZOPPO Delegato Provincia di L’Aquila dell’Associazione Italiana Combattenti Interalleati; Padre Lorenzo Marcucci parroco di Badia e cappellano del Carcere di Sulmona, Don Antonio Iurlaro parroco di Montereale e Guardia d’Onore Alle Reali Tombe del Pantheon,  Venanzio D’Alessandro Vice Presidente dell’Associazione Nazionale “il Guardiano Della Natura”, Prof. Mauro Gianfaglione Studioso di Pratola Peligna, nonché le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e una rappresentanza  della Croce Rossa Italiana di Sulmona.
La chiesetta Madonna degli Angeli sorge lungo il sentiero che porta all’Eremo di Sant’Onofrio, a monte dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone e in prossimità del Campo di concentramento di Fonte d’Amore, denominato 78, luogo di detenzione dei prigionieri durante la prima e la seconda guerra mondiale. Fatta edificare da papa Celestino V nel XIII secolo, è stata ristrutturata tra il 1936 e il 1939 per iniziativa di Dante Patana, Guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon bersagliere e Presidente dell’Associazione Combattenti di Badia. Alla ristrutturazione partecipò la popolazione locale che ancora oggi mostra devozione e attivismo nel preservare un luogo simbolo della storia locale e nazionale. Anche gli alpini combattenti nella campagna d’Africa, hanno contribuito al restauro inviando qualche lira che guadagnavano con l’amara consapevolezza che questa chiesa sarebbe stata il luogo della memoria del loro sacrificio. Tra questi anche Filippo Freda, caduto al fronte il 27 febbraio 1936 all’età di 25 anni, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Oggi la chiesetta è divenuta luogo della memoria grazie alle iniziative del Custode Agostinelli che si avvale della preziosa collaborazione dei volontari della Badia, sempre solerti nel salvaguardare questo e altri luoghi storici, come il vicino campo di prigionia denominato Campo 78.
Gli alunni hanno partecipato con grande compostezza e coinvolgimento emotivo alla cerimonia, grazie anche all’intervento del custode e alle sue parole di invito a non dimenticare i giovani che hanno sacrificato la loro vita perché si potesse godere oggi dei diritti di libertà e democrazia che, ha sottolineato Agostinelli, vanno tutelati costantemente col rispetto della legalità.













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