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venerdì 21 agosto 2020

MULTINAZIONALI IN FUGA: "IN ABRUZZO UNA CRISI SENZA FINE INTERESSA MIGLIAIA DI LAVORATORI"

In Abruzzo una crisi senza fine interessa migliaia di lavoratori, tra infrastrutture obsolete e investimenti che latitano. E per molti di loro c'è stato anche il terremoto. Parla Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil regionale
PESCARA - L’ultima ad aver chiuso lo ha fatto con i bilanci saldamente in utile. Al termine di una stringata riunione per spiegare i piani del gruppo, i manager londinesi della Betafence hanno annunciato la fine della produzione per lo stabilimento di Tortoreto, in provincia di Teramo. Una storica azienda abruzzese operativa fin dagli anni Sessanta sotto il marchio 'Metallurgica Adriatica' che produce recinzioni metalliche e sistemi di sicurezza esportati in tutto il mondo. Dopo vari passaggi di mano, è entrata a far parte del gruppo multinazionale inglese Praesidiad, controllato dal fondo Carlyle, guidato in Europa dall’italiano Marco De Benedetti. Sono loro ad averne determinato una chiusura senza appello, vagamente motivata dal Covid e dalla necessità di riorganizzare la produzione a livello globale."Qualche anno fa Betafence ha chiuso in Inghilterra per aprire in Polonia. Ora si dice che anche la produzione italiana possa finire all'estero”. È Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo e Molise, a fornire una chiave di lettura di quanto sta accadendo: “In realtà le aziende non sono in crisi né in perdita, ma con la scusa dell'emergenza sanitaria si ritirano dai nostri territori. Un segnale molto preoccupante – sottolinea Ranieri – perché sta crescendo il numero di aziende che per convenienza decidono di ridurre la filiera e delocalizzare. Il nostro è un territorio già profondamente ferito dalla fuga di società come Honeywell, Ball, Yokohama, Intecs. Dopo lo scoppio della bolla finanziaria, in molti hanno subito le conseguenze dei terremoti del 2009 e del 2016, e oggi il Covid rischia di aggravare una situazione già molto seria”.

Per Ranieri, le delocalizzazioni sono un nervo scoperto della recente storia abruzzese. “Ancora si permette che le multinazionali arrivino in Italia, spremano i nostri territori per poi scappare. E quando vanno via si lasciano dietro il deserto". È fredda cronaca: fino a un anno e mezzo fa, la Ball Beverage produceva 2,3 milioni di lattine l'anno per Coca Cola, Nestlé, Campari, San Benedetto e Ferrero. A Natale 2018 la multinazionale statunitense lascia a casa tutti gli operai del sito di San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti. Quando la Regione propone alla ditta di attivare gli ammortizzatori sociali per permettere la ricerca di nuovi investitori e riconvertire la produzione, i dirigenti preferiscono offrire una buonuscita ai lavoratori per chiudere immediatamente la partita. Ad Atessa, nel Teatino, stesso destino per le tute blu della Honeywell, produttrice di turbocompressori per motori diesel. Con il disimpegno della multinazionale americana in 420 finiscono a casa. E non sono i soli.

Le conseguenze. "Quando chiude una grande azienda – continua Ranieri – c'è sempre un effetto moltiplicatore negativo per l'indotto. I distretti sono composti anche da micro-imprese che vivono grazie alle commesse di quelle più grandi. Quando una multinazionale va via, scompaiono anche le ditte che vi erano sorte attorno. E a quel punto scompare anche il lavoro. Negli anni passati, in Abruzzo abbiamo già subito pesanti delocalizzazioni. Dobbiamo prepararci ad affrontare un autunno particolarmente difficile e abbiamo bisogno di uno Stato che governi queste dinamiche. Parliamo di società che producono utili, quindi anche col sistema delle partecipazioni è necessario sostenere le imprese private che vogliono subentrare nei distretti. La Cgil lo ripete da anni: Non possiamo lasciare che il Paese sia totalmente soggetto alla volontà delle multinazionali. Ma dobbiamo creare più sinergie con le nostre università e migliorare le nostre infrastrutture”.

Un altro tasto dolente. “Da anni si chiede di collegare il porto di Ortona direttamente all'Autostrada e alla ferrovia, ma non si ottengono risultati. Anzi – spiega Carmine Ranieri – la giunta regionale ha deciso di rimodulare i fondi del masterplan rimandando il finanziamento per la manutenzione straordinaria dello scalo. La rete ferroviaria non è funzionale e le due arterie autostradali sono un disastro. La Roma-Pescara negli anni Settanta è stata un grande volano di sviluppo, ma oggi è vecchia, insicura e da adeguare alle norme antisismiche. Abbiamo accolto con soddisfazione il progetto del governo per il miglioramento dei collegamenti ferroviari con la Capitale, ma oltra all’alta velocità serve l'alta capacità per trasportare dall’Adriatico al Tirreno merci e non solo persone.

https://www.collettiva.it/copertine/italia/2020/08/20/news/abruzzo_multinazionali_in_fuga_betafence_honeywell_ball_yokohama_intecs_cgil-230328/

 

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