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mercoledì 14 ottobre 2015

L’ECONOMIA SULMONESE SPROFONDA IN SOLI SEI ANNI

SULMONA -  Il Territorio Peligno ha perso 149 imprese passando dalle 4.019 del 2008 alle 3.870 del 2014. Le statistiche sono state rese note dall’economista sulmonese, Aldo Ronci. Il tecnico peligno ha rilevato che, nello stesso periodo, in termini percentuali, decresce del 3,71% a fronte di una flessione media a livello nazionale del 3,15%. Nelle tre valli le variazioni sono state molto diverse tra loro. 
L’unica a segnare un incremento positivo anche se molto lieve è la Valle del Sagittario (+4), subiscono pesanti flessioni la Valle Peligna  (-143) e la Valle Subequana (-10). Le variazioni percentuali rispecchiano i valori assoluti. La Valle del Sagittario (+1,10%) registra un flebile incremento, La Valle Peligna (-4,18%) e la Valle Subequana (-4,29%) registrano decrementi superiori a quello italiano (-3,15%). I decrementi più forti si registrano nel commercio (-116) e nell’ industria (-101), seguono le costruzioni (-61) e l’agricoltura (-54), ottengono incrementi significativi i servizi (+94) e le attività ricettive (+89). La Valle Peligna registra importanti decrementi di imprese nel commercio (-109), e nell’industria (-97), decrementi più lievi nelle costruzioni (-49) e nell’agricoltura (-40), incrementi nei servizi (+74) e nelle attività ricettive (+78). In termini percentuali la decrescita è stata determinata dalla notevole flessione dell’ industria (-22,15% contro il -18,58% nazionale), del commercio (-8,35% contro il -2,39% italiano) e delle costruzioni (-8,60% contro il -4,20% nazionale). Le imprese della  Valle del  Sagittario  hanno registrato una flessione nell’ agricoltura (-8), nelle costruzioni (-7) e nell’ industria (-3). Rimangono stabili le imprese del commercio mentre crescono, in misura tale da compensare i decrementi, i servizi (+13) e le attività ricettive (+9).

In termini percentuali Il lieve incremento delle imprese è stato fortemente in-fluenzato dal consistente incremento dei servizi (+24,07% contro il+6,50% nazionale). Nella Valle Subequana, invece, hanno subito decrementi le imprese del commercio  (-7), dell’agricoltura (-6) e delle costruzioni (-5). Gli aumenti si sono verificati nei servizi (+7)  e nelle attività ricettive (+2). In valori percentuali il dato più appariscente è stato l’ incremento dei servizi (+30,43% a fronte del 6,50% italiano). Le considerazioni di Ronci parlano in maniera molto chiara:”Il Territorio Peligno, che si caratterizza per il gran  numero di imprese dedite al commercio (31% verso il 27% nazionale) a dispetto del decremento demografico, ha subito, tra il 2008 e il 2014, una pesante flessione del numero di imprese (-149); flessione che sarebbe stata ancora più grave se non ci fossero stati gli incrementi delle imprese delle attività ricettive (nonostante i decrementi delle presenze turistiche) e di quelle dei servizi; incrementi verificatisi molto probabilmente perché una parte di chi aveva perso il lavoro e di chi non riusciva a trovarlo ha deciso di aprire una partita Iva pensando di trovare un’ancora di salvataggio alla disoccupazione”. Un’ennesima “batosta” per il Centro Abruzzo che conferma, purtroppo, la grave crisi economica e sociale in atto che è la più alta di quella abruzzese e ancora più grave rispetto a quella Italiana. Una situazione molto preoccupante che, porta ancora una volta, a riflettere su come mettere in moto il tanto auspicato sviluppo di cui si discute da un quarto di secolo (vedi il Rapporto sullo sviluppo dell’Area Sulmonese redatto dal Censis nel 1991 su incarico della Comunità Montana Peligna). Secondo l’economista i settori per i quali è possibile e si devono predisporre piani di sviluppo locale sono quelli del turismo, dell’agricoltura e dei prodotti tipici locali che complessivamente, però, esprimono non più del 10% del valore aggiunto e non più del 15% dell’occupazione. Progetti di sviluppo che potranno sicuramente portare benefici e sostegno ma da soli non riusciranno a innescare lo sviluppo dell’economia Peligna.

Il vero e autentico problema è come dare alle 4.000 imprese Peligne l’opportunità di accedere all’innovazione (nuovi prodotti, nuovi servizi e nuovi mercati) per renderle competitive. Per fare tutto questo, però, è necessario l’intervento della Regione Abruzzo che, per essere importante ed efficace in questo senso, deve orientarsi nella messa a disposizione delle imprese (anche a quelle Peligne) di servizi capaci di attivare innovazioni in quanto, le iniziative già in atto, i poli d’innovazione e le reti d’impresa, toccano solo un numero molto limitato di esse.


Barbara Delle Monache


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