SULMONA - "Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia è libero, come qualsiasi altro cittadino, di visitare Sulmona, di partecipare alle sue manifestazioni e di passeggiare per le strade della città. Nessuno intende mettere in discussione questa libertà.Ciò che contestiamo con fermezza è la decisione del sindaco Luca Tirabassi di attribuire alla sua presenza il carattere di una visita istituzionale, accogliendolo nell’aula consiliare e rivolgendosi a lui attraverso titoli nobiliari che la Repubblica italiana non riconosce.
Emanuele Filiberto di Savoia non ricopre alcun incarico pubblico e non rappresenta alcuna istituzione italiana o straniera. È un semplice cittadino. La XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione stabilisce chiaramente che i titoli nobiliari non sono riconosciuti. Le istituzioni repubblicane dovrebbero rispettare la Costituzione anche nelle forme, nei simboli e nel linguaggio utilizzato.La questione, quindi, non riguarda la presenza privata del signor di Savoia a Sulmona. Riguarda il significato politico e simbolico che l’Amministrazione comunale ha deciso di attribuirgli.
Se Emanuele Filiberto viene ricevuto in quanto presunto “principe” ed erede di una dinastia, non possiamo che dichiarare la nostra netta contrarietà.
Casa Savoia porta una responsabilità storica gravissima. Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d’assedio durante la marcia su Roma, affidò a Benito Mussolini l’incarico di formare il governo, rimase immobile davanti alla distruzione delle libertà democratiche e firmò le leggi fascistissime e le leggi razziali. La monarchia contribuì, attraverso le proprie decisioni e la propria ignavia, all’affermazione e al consolidamento del ventennio più nero della storia italiana.
Non si può separare il richiamo dinastico dalla storia che quella dinastia rappresenta. Non si può utilizzare l’aula consiliare, luogo della rappresentanza democratica di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, per mettere in scena un omaggio dal sapore monarchico.
Questo è ancora più grave in una città come Sulmona, insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare per il contributo offerto alla Resistenza e legata alla storia della Brigata Maiella.
Sulmona non ha bisogno di inchini, riverenze o nostalgie dinastiche. Ha bisogno di istituzioni capaci di custodire la memoria, difendere la Costituzione e rappresentare con dignità una comunità repubblicana e antifascista.
Al sindaco Tirabassi chiediamo di chiarire le ragioni istituzionali di questa iniziativa e di spiegare perché sia stato attribuito un riconoscimento pubblico e solenne a una persona che non riveste alcuna funzione istituzionale.
La dignità è una delle ultime ricchezze che restano alle nostre comunità. Non deve essere sacrificata per una fotografia, per una passerella o per una malintesa deferenza nei confronti di una dinastia che la storia e il popolo italiano hanno definitivamente consegnato al passato.
Nessun inchino da parte delle istituzioni pubbliche della città di Sulmona. Per rispetto della Costituzione, della storia e della dignità repubblicana".
Fabrizio Giustizieri Segretario Provinciale Sinistra Italiana - Alleanza Verdi e Sinistra L'Aquila
Gino Ciampa Portavoce Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra SULMONA
Emanuele Filiberto visita Sulmona. Un "corto circuito" istituzionale mal gestito. W l'Italia in ogni caso.
Emanuele
Filiberto di Savoia, nato il 22/6/1972, nipote del re Vittorio Emanuele
III, da quando la legge italiana lo ha consentito (2002), ha tutta la
libertà di venire a Sulmona. È un personaggio televisivo noto ma,
considerare la sua visita ed accoglierlo come ricoprisse un ruolo
istituzionale, da parte del governo comunale, come da nota del sindaco,
resa pubblica, in allegato, non è politicamente corretto e difatti ha
creato una situazione conflittuale con numerose proteste. Crea un corto
circuito con la Città di Sulmona, dove emblematicamente, è stata
insignita di Medaglia d'Oro la Brigata Maiella, definita
antimonarchica ed antifascista.
Potrebbe essere
invece occasione per una riconciliazione umana e civile con la città,
se pubblicamente riconoscesse con umilità la responsabilità storica del
suo avo, senza cadere in atteggiamenti mentali, velatamente o
palesemente, mirati a difendere per perseverare diabolicamente in
errore...
In tal senso, mirato ad una
riconciliazione nel rispetto della storia, potrebbe anche assumere un
momento istituzionale promosso dalla città di Sulmona come brava
mediatrice...
Riconciliare è un bene. Un'occasione
da proporre con intelligenza e non generatrice di conflitti, come
sembra, purtroppo, essere stata impostata.
Da
cristiani la riconciliazione non si nega a chi è sincero e potrebbe
essere, dunque, il benvenuto. Bisognava dare però un'impostazione più
lungimirante e più pertinente al caso. Trasformare un problema in
risorsa, una cadura in un trampolino..."
Giovanni Pizzocchia
Pubblicista-sociologo.
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