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giovedì 18 giugno 2026

"LA STORIA NEI MARGINI: IL LASCITO DI CARLO GINZBURG E LA BIBLIOTECA DI PIZZOLI"

PIZZOLI - "Ci sono storici che non si limitano a interpretare il passato: lo scardinano. Carlo Ginzburg è uno di questi. Con lui la storia perde la sua superficie ordinata e torna a essere ciò che è sempre stata: conflitto di tracce, scontro di interpretazioni, ricerca nei margini di ciò che il potere tende a cancellare o rendere invisibile.La sua lezione è radicale: non esiste comprensione del passato senza attenzione ai dettagli minimi, agli indizi laterali, alle vite secondarie. È lì che si nasconde la verità storica, non nei grandi racconti lineari ma nelle fratture. Da questa impostazione nasce la microstoria, che ha incrinato abitudini consolidate della storiografia e ha restituito complessità a ciò che veniva semplificato.

Ma in Ginzburg la teoria non è mai separata dalla vita. La sua formazione attraversa una genealogia segnata dall’antifascismo e dalla violenza del Novecento. Leone Ginzburg e Natalia Ginzburg non sono solo figure culturali: sono parte di una storia civile spezzata e insieme resistente, che attraversa persecuzione, internamento, ricostruzione.

Tra il 1940 e il 1943 furono a Pizzoli, un comune vicino L’Aquila, insieme ai loro figli, internati dal regime fascista. Non una parentesi, ma una ferita storica reale, inscritta dentro il territorio e dentro la memoria di chi quel territorio lo ha attraversato.

Ed è proprio da questa densità storica che nasce una lezione ancora oggi scomoda: la storia non è mai neutra, e non è mai innocente. È sempre scelta di sguardo, selezione di ciò che si considera degno di essere ricordato.

Ricordo il 2016, quando il Fondo Ginzburg arrivò alla Biblioteca comunale di Pizzoli accompagnato da Carlo Ginzburg e da altri familiari: circa tremila volumi appartenuti a Natalia Ginzburg. Non fu un evento celebrativo. Fu un atto politico e culturale nel senso più alto: il ritorno di una memoria dentro uno spazio pubblico.

In quel gesto la cultura smetteva di essere patrimonio astratto e diventava relazione concreta tra una famiglia intellettuale e una comunità. Tra ciò che la storia aveva disperso e ciò che una comunità decideva di tenere insieme.

Risuona ancora la voce di chi quella memoria l’ha custodita e raccontata, come Vittorio Giorgi, testimone di un legame umano prima ancora che storico, tra la famiglia Ginzburg e Pizzoli negli anni dell’internamento.

Oggi, mentre la storia viene spesso ridotta a slogan o consumo rapido, la lezione di Ginzburg resta un atto di resistenza culturale. Guardare i margini non è un esercizio accademico: è una posizione politica.

Perché ciò che viene considerato marginale non è mai davvero marginale. È ciò che il potere ha provato a mettere da parte.

Custodire questa memoria, custodire quei libri, quei luoghi, quelle tracce, significa opporsi all’oblio organizzato.

E forse è proprio questo il punto: la storia non è mai finita. Si decide ogni giorno dove guardare, e cosa scegliere di vedere. È bene fa il Comune di Pizzoli a conservare quella storia e quella memoria della Bivlioteca intitolata a Natalia e Leone Ginzburg".

On Stefania Pezzopane

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