PESCARA - "La Fimmg provinciale conferisce un mandato "chiaro e vincolante" al sindacato regionale nell'ambito della mobilitazione sul rinnovo dell'accordo. “Senza l'Accordo integrativo regionale e senza un modello organizzativo sostenibile, la medicina generale non è più nelle condizioni di reggere. Per questo siamo pronti allo sciopero”. È la posizione dei medici di medicina generale della provincia di Chieti, riuniti ieri in assemblea a San Giovanni Teatino, che hanno conferito un mandato "chiaro e vincolante" alla delegazione regionale della Fimmg per procedere con giornate di sciopero nel mese di maggio, nell’ambito dello stato di agitazione già proclamato a livello regionale.“Così non si può più lavorare – dichiara la segretaria provinciale Fimmg Chieti, Mariapaola Di Sebastiano – ma soprattutto non si può più garantire ai cittadini un’assistenza adeguata. Qui non è in discussione solo la condizione dei medici, ma la tenuta stessa del sistema territoriale”.
Al centro della mobilitazione resta l’assenza dell’Accordo integrativo regionale (Air), fermo dal 2006 e considerato indispensabile per riorganizzare la medicina del territorio e rendere sostenibile l’attività dei medici di famiglia.
Particolare preoccupazione desta anche il tema dell'attivazione delle Case della Comunità, che "rappresentano una grande opportunità, ma senza l'Air e senza il pieno coinvolgimento della medicina generale - dice Di Sebastiano - rischiano di diventare cattedrali nel deserto. Senza la medicina generale protagonista, integrata e valorizzata, queste strutture non potranno esprimere il loro potenziale”.
“Crediamo fortemente in questo modello – aggiunge la segretaria – ma proprio per questo chiediamo un accordo che riconosca concretamente il ruolo del medico di medicina generale anche all’interno delle nuove strutture. Ad oggi questo percorso è di fatto bloccato, perché mancano le condizioni organizzative ed economiche per renderlo operativo e funzionale”.
Sul territorio, intanto, ribadisce la Fimmg, "le criticità si aggravano: liste di attesa incompatibili con i bisogni di salute, pazienti costretti a rivolgersi al privato e una gestione della cronicità sempre più complessa".
“A questo si aggiunge un dato che dovrebbe preoccupare tutti – sottolinea Di Sebastiano – i medici stanno finendo. Tra carenze già note, pensionamenti imminenti e sempre meno giovani disposti a intraprendere una professione che sembra non più sostenibile, soprattutto senza lavoro in team, senza supporto organizzativo e senza risorse per il personale”.
"La scelta dello sciopero non è una forzatura, ma una conseguenza della situazione: abbiamo tentato tutte le strade, ma senza risposte concrete è inevitabile arrivare a forme di protesta più incisive. Siamo convinti che la nostra mobilitazione sia destinata a estendersi a tutto il territorio regionale. Siamo certi, infatti, che anche le altre province e le organizzazioni sindacali seguiranno questo percorso, perché le criticità sono le stesse ovunque. La nostra - conclude Mariapaola Di Sebastiano - non è una battaglia di categoria, ma una battaglia per il futuro della medicina generale e per il diritto alla salute dei cittadini".
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