> • di sostenere il principio del consenso libero ed attuale quale elemento centrale nella definizione dei reati di violenza sessuale, in coerenza con la Convenzione di Istanbul e con la consolidata giurisprudenza nazionale e sovranazionale;
> • a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché il testo di riforma della normativa sulla violenza sessuale non venga modificato in senso restrittivo rispetto al testo approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati;
> • a promuovere iniziative di prevenzione, informazione e formazione, in particolare nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, sul tema del consenso, delle relazioni rispettose e del contrasto alla violenza di genere;
> • a sostenere la necessità di un monitoraggio più completo e trasparente del fenomeno dei femminicidi e della violenza sommersa a livello nazionale, coinvolgendo anche ANCI, affinché i dati raccolti siano strumenti utili per politiche pubbliche efficaci e mirate sui territori.
> La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77, stabilisce che gli atti di violenza sessuale debbano essere definiti come tali sulla base dell’assenza di un consenso libero, che deve essere dato volontariamente quale libera manifestazione della volontà della persona, ponendo il consenso al centro della tutela dell’autodeterminazione della persona. E la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una modifica dell’art. 609-bis del Codice penale volta a introdurre esplicitamente il riferimento al consenso libero e attuale, mentre nel corso dell’esame al Senato sono state avanzate proposte che ne eliminano il richiamo esplicito.
> In Italia la più attendibile fonte è costituita dall’indagine ISTAT 2025 che ha attestato i seguenti numeri: 6 milioni e 400.000 donne italiane tra i 16 e i 75 anni, cioè il 31,9 per cento, ha subìto nel corso della propria vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni; il 23,4per cento la sola violenza sessuale. Ha denunciato il 10,5 per cento delle donne, ma il tasso si abbassa al 3,8 per cento quando gli stupri sono perpetrati dal partner attuale. La maggior parte degli autori sono partner o ex partner, 63,8 per cento, il 19,4 per cento è un conoscente, il 10,9 per centoun amico e solo il 6,9 per cento estranei. Il fenomeno della violenza sessuale è una vera mattanza ed è ampiamente sommerso: solo una minoranza delle vittime denuncia, con percentuali particolarmente basse nei casi di violenza commessa da partner o ex partner, a causa di paura, stigma, dipendenza economica e sfiducia nelle istituzioni.
> Indebolire il riferimento al consenso esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale rappresenta un arretramento culturale e giuridico rispetto agli standard internazionali e ai principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul.
> Gli enti locali, pur non avendo competenza legislativa in materia penale, svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere una cultura del rispetto, nel sostenere i servizi territoriali e nel rappresentare le istanze delle comunità locali. Ringraziamo Silvia Frezza presidente del Centro antiviolenza, Loretta Del Papa e Betty Leone dell’Associazione Donne Terremutate per essere qui con noi. Tutte insieme e con tante altre donne lottiamo contro la violenza maschile, non vogliamo tornare indietro. Perciò anche qui a L’Aquila - come in tante altre città d’Italia - invitiamo ALLA MOBILITAZIONE
> SENZA CONSENSO È STUPRO!
> Domenica 15 febbraio 2026 ore 11.30 ai Quattro Cantoni.
> Contro l'approvazione del “DL Stupri” che cancella il riferimento al consenso.
> IL CONSENSO NON SI TOCCA!
> Il 15 febbraio non staremo a guardare. Ricorre infatti l'anniversario della Legge 15 febbraio 1996, n. 66, il traguardo storico che ha finalmente trasformato la violenza sessuale da reato contro la morale a delitto contro la persona.
> Oggi quella conquista viene messa in discussione.
> L’emendamento Bongiorno, attualmente in discussione al Senato, minaccia un pericoloso ritorno al passato, tradendo lo spirito di quella conquista.
> Mentre la mobilitazione si accende in ogni città, da Nord a Sud, le donne dell’Aquila non vengono meno all'appello. In una terra che ha sempre fatto della resistenza e dell'autodeterminazione la propria bandiera, la nostra voce si alzerà fortissima contro ogni passo indietro medievale.
> L’Aquila non vuole arretrare.
> Basta vittimizzazione secondaria:
> Senza la centralità del consenso, il processo si sposta ancora una volta sulla vittima.
> Senza la centralità del consenso, lo stupro torna a essere un processo alla vittima.
> Non vogliamo più sentirci chiedere: “Hai lottato? Hai detto di no abbastanza forte?”
> Contro la “Legge del Dissenso”:
> Punire solo ciò che avviene “contro la volontà” significa gravare le donne del peso di dover dimostrare di aver reagito e ignorare tutte quelle situazioni in cui non si può o non si riesce a esprimere un rifiuto esplicito.
> Per un diritto moderno:
> Chiediamo che l’Italia si allinei agli standard europei, dove la mancanza di consenso è l’elemento costitutivo del reato.
> Il consenso non si interpreta, non si negozia, non si tocca.
> Invitiamo tutte le realtà femministe, i centri antiviolenza, le associazioni per i diritti civili e ogni singola persona a unirsi alla mobilitazione. Chiamiamo all'azione gli uomini che non si riconoscono nel privilegio patriarcale e scelgono di disarmare il machismo, diventando alleati attivi di un cambiamento reale. “
> Così le consigliere comunali Stefania Pezzopane e Simona Giannangeli questa mattina in conferenza stampa, alla presenza e con il contributo di Silvia Frezza Presidente del CAV L’Aquila, Loretta Del Papa e Betty Leone dell’Associazione Donne Terremutate, hanno presentato l’ordine del giorno depositato in consiglio comunale e fatto appello alla partecipazione alla mobilitazione pubblica prevista domenica 15/2 alle 11,30 ai Quattro Cantoni".
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