I ricercatori della Fondazione calcolano l'equivalente idrico nivale, una misura che rappresenta la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa.
Tale indice è fondamentale perché gran parte delle sorgenti appenniniche sono alimentate da acqua di fusione della neve che si infiltra nel suolo e percorre percorsi più o meno lunghi e della durata anche di diversi anni tra le rocce delle montagne carbonatiche della regione. Le precipitazioni sotto forma di pioggia non sono certo equivalenti da questo punto di vista.
"Nei grafici diffusi dalla Fondazione è altresì interessante notare come alle quote più alte dell'Appennino, oltre i 2.500 metri, vi sia stato un surplus di neve; invece nelle quote più basse, con territori molto più estesi, si è registrato un pesante deficit rispetto alle medie del passato. Non sono dati contraddittori: le precipitazioni ci sono state ma la quota neve è sempre più alta. Le vette più alte sono però anche di limitata estensione rispetto alle zone a quote meno elevate per cui complessivamente vi è scarsità. Vedremo come si concluderà l'inverno ma quelli che vediamo sono trend di medio periodo ormai consolidati. Bisogna prendere atto che dobbiamo da un lato abbandonare le fossili e dall'altro adattarci noi alle nuove condizioni ambientali e non viceversa, cioè pensare di sfruttare l'ambiente come se non ci fosse un domani. Sul primo punto addirittura si autorizzano, tra il giubilo irrazionale di alcuni, nuovi progetti fossili come la centrale Snam di Sulmona e lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Bomba, interventi che comporteranno l'immissione di milioni di tonnellate di gas clima-alteranti in atmosfera. Sul secondo tocca invece leggere di proposte surreali come quelle di prevedere l'uso di cannoni per la neve artificiale pure per lo sci da fondo, quando qui dobbiamo addirittura preoccuparci per l'acqua potabile. Sarebbe bene che tutti discutano sui dati oggettivi e sui limiti che la Natura ci impone altrimenti il tema dell'acqua sarà sempre più da trattare secondo un ossimoro, l'emergenza permanente" conclude De Sanctis.
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