PENNE - "Le osservazioni recenti in provincia di Pescara di due Ibis eremita, dopo quelle precedenti del 23 agosto 2023 a Scanno, hanno documentato anche in Abruzzo la presenza di questa rara specie sulla quale da decenni sono in atto costosi e complessi progetti di reintroduzione in Europa dopo che venne sterminata dalla caccia. Oggi, dopo sforzi durati più di 20 anni, è stato reintrodotto grazie al progetto europeo LIFE Northern Bald Ibis & Waldrappteam Conservation and Research.Ancora oggi però la caccia, illegale, ne rappresenta la principale minaccia con ripetuti abbattimenti documentati anche negli anni precedenti in Lombardia, Toscana e Veneto tali da minacciare la stessa riuscita del programma di reintroduzione e non è un caso se i referenti austriaci del progetto hanno chiesto un intervento risolutivo allo Stato italiano durante un apposito incontro tenutosi di recente presso il Parlamento alla presenza del vicepresidente della Camera dei Deputati.
Anche in Abruzzo abbiamo dimostrato quanto il bracconaggio sia un costume comune e diffuso ovunque mentre la sorveglianza e, soprattutto, la conseguente azione della magistratura lasciano a dir poco a desiderare, il caso del raro Ibis non è infatti isolato e riguarda perfino animali ben più noti e monitorati costantemente come l Orso bruno marsicano per il quale l’associazione Salviamo l’ Orso ha recentemente diffuso un documento dove si evidenzia come almeno 3 individui adulti siano “scomparsi misteriosamente” mentre per quelli uccisi e rinvenuti morti ad oggi non risulta neppure una condannato. Non bisogna inoltre dimenticare che per questi uccelli o per altri animali dotati di trasmettitore satellitare i casi di abbattimento sono evidenti e documentati grazie al segnale GPS ben diversa è la realtà per le migliaia di individui che vengono abbattuti senza essere rinvenuti.
Il caso del Ibis proveniente da Salisburgo e preso a fucilate vicino Penne è ancora più grave se si pensa che i Carabinieri Forestali con un comunicato stampa avevano avvisato che gli animali venivano costantemente monitorati per salvaguardarne la sopravvivenza, evidentemente il comunicato non ha sortito la deterrenza sperata ed è bastata una minima assenza degli agenti per l’azione del bracconiere di turno. Ora non resta che incrociare le dita per la sopravvivenza dell’altro Ibis sacro…sperando che nel frattempo qualche cacciatore abbia il coraggio e l’onestà di denunciare il collega bracconiere.
Questo atto vile, così come la totale assenza di un ruolo della Regione Abruzzo nel Recupero degli animali selvatici feriti e nella conoscenza del patrimonio faunistico (affidata troppo spesso solo ai volontari delle associazioni) è solo un ulteriore esempio di quanto ci sia ancora da fare in Abruzzo per la tutela della fauna".
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