PESCARA -"Lo avevo detto chiaramente a ottobre scorso e lo ribadisco oggi, alla luce di quanto emerge anche a mezzo stampa: se si fossero verificate le condizioni di incompatibilità, il Direttore generale avrebbe dovuto fare un passo indietro. Oggi quelle condizioni non solo si sono verificate, ma sono state formalizzate nero su bianco: la ASL di Pescara si è costituita parte civile contro il suo attuale Direttore generale, contro il precedente e contro un funzionario, nell'ambito del procedimento penale sulle liste d'attesa. Un fatto gravissimo, senza precedenti, che apre una questione politica, amministrativa e giuridica enorme. Ma che soprattutto rende non solo opportune, ma necessarie le dimissioni del direttore generale", la richiesta del consigliere regionale Antonio Di Marco che sulla questione ha chiesto la riunione di una commissione di vigilanza che si terrà il 29 gennaio.
"Come ho già denunciato pubblicamente, da quel momento l'attuale DG si trova in una situazione di incompatibilità evidente, perché ha di fatto – spiega l'esponente PD - una causa pendente con l'Ente che dovrebbe amministrare. E la legge è chiarissima: il decreto legislativo 502 del 1992 stabilisce che per ricoprire il ruolo di Direttore generale non devono sussistere incompatibilità, né originarie né sopravvenute. Di questo parlerò anche il 29 gennaio alla commissione vigilanza convocata su mia richiesta proprio su questo caso. Eppure, nonostante ciò, il Direttore generale è ancora in carica, firma delibere e prende decisioni, mentre la ASL chiede nei suoi confronti anche un risarcimento danni per lo stallo delle prestazioni sanitarie. Un cortocircuito istituzionale e amministrativo che non si era mai visto prima. Siamo davanti a un pasticcio amministrativo che si innesta su una sanità già fortemente compromessa, tra deficit, disservizi e liste d'attesa che negano ai cittadini il diritto alle cure. Per la prima volta, inoltre, si parla apertamente di responsabilità per servizi e prestazioni non erogate: un passaggio che non può essere minimizzato.La domanda finale resta, purtroppo, attualissima: siamo davvero sicuri che chi governa la sanità regionale stia applicando correttamente la legge che è chiamato a rispettare? Ora servono scelte chiare. Serve un'azione di responsabilità vera nel rispetto della comunità".
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