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lunedì 22 giugno 2026

SORELLINE "RAPITE". CARCERE DI SULMONA "TEMPORANEAMENTE" ABILITATO AD OSPITARE I DUE ARRESTATI

SULMONA - "In molti, avendolo appreso dalla stampa, mi chiedono il motivo per cui due dei tre arrestati, autori del presunto sequestro delle due sorelline, sono stati condotti in carcere a Sulmona e l'altra invece a Teramo.D'altronde, come in tutti i fatti di cronaca che fanno parlare  molto di sé i media locali, nazionali e, avvolte, internazionali, l'attenzione calamitata sul carcere dove i rei vengono normalmente condotti diventa quasi una logica conseguenza.È accaduto qualche settimana fa a Vasto in occasione dell'omicidio Sciorelli ed è successo ieri a seguito proprio dell'arresto dei tre presunti esecutori del sequestro delle due sorelline.
Premetto che la prassi utilizzata è quella giusta.
Il Procuratore incaricato delle indagini spesso dispone, come da consuetudine e così come previsto dalle norme vigenti, l'accompagnamento nel carcere più vicino alla sua giurisdizione.
Questo può accadere, proprio come è avvenuto a Vasto e a Sulmona, anche nel caso in cui il carcere utilizzato per ospitare gli arrestati non ha "normalmente" competenza nell'allocare persone macchiatesi di determinati reati come quelli che avrebbero posto in essere i soggetti posti al centro di questa scena.
Di solito la loro permanenza è temporanea. Oltrepassate il tempo delle 90 ore previste, entro il quale si dovrà svolgere l'interrogatorio, il destinatario di una eventuale convalida della custodia cautelare in carcere viene trasferito in una struttura più consona ai fabbisogni sia degli arrestati che del personale che lo dovrà gestire.
Com'è noto Sulmona ospita tutti detenuti sottoposti al regime dell'alta Sicurezza.
All'interno dell'istituto, infatti, vengono ristretti persone dedite al consociativismo mafioso, alcuni dei quali, in quanto declassificati, provenienti dal regime del 41bis.
In una sezione a parte vi sono collaboratori di giustizia.
Un piccolo reparto è messo a disposizione della Procura proprio per ospitare temporaneamente soggetti arrestati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria competente per territorio.
La vigilanza in quest'ultimo caso è potenziata proprio per evitare possibili quanto non opportune commistioni.
La donna portata a Teramo altro non è che la logica conseguenza del fatto che a Sulmona un reparto femminile non esiste.
Diventa gioco forza quindi tradurre altrove arrestati che non siano di sesso maschile.
Quello che va detto è che, al netto di un possibile quanto inevitabile peggioramento del sovraffollamento, già di per sé gravoso, i problemi che si creano in un carcere che non ha, come nel caso dell'istituto sulmonese, una sezione all'uopo destinata a ospitare tipologie di ristretti diversi da quelli che normalmente vengono a esso normalmente assoggettati, non sono pochi.
Il potenziamento della vigilanza, inevitabile in questi casi, specie se seguita dall'istituzione della sorveglianza a vista, cozza contro quella che da anni rappresenta una piaga per gli istituti di pena italiani in generale e quello di Sulmona in particolare. Stiamo parlando della carenza d'organico.
Una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata o dall'invio del soggetto arrestato direttamente in una struttura specializzata ad averlo in carico o, ma qui si tratterebbe di mettere mano a nuove leggi, pensare di condurli in carcere solo dopo l'avvenuto interrogatorio, magari utilizzando le camere di sicurezza insistenti nei vari comandi delle forze dell'ordine che hanno arrestato l'autore del reato.
Comunque sia, fino a quando questo non accadrà, il personale di Polizia Penitenziaria sarà sempre in grado di gestire al meglio il compito assegnato".

Il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella

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