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lunedì 17 novembre 2025

"ANCHE I COMITATI NO SNAM AL CLIMATE PRIDE DI ROMA"

ROMA - "Anche i comitati No Snam di Sulmona e L’Aquila hanno partecipato al Climate Pride svoltosi a Roma il 15 novembre. E’ la seconda edizione di un evento al quale hanno aderito oltre 80 organizzazioni ambientaliste e che si è tenuto in concomitanza con i negoziati della COP30 sul clima in corso a Belem in Brasile. A Belem è presente una delegazione di attivisti italiani tra cui Renato Di Nicola, coordinatore nazionale della Campagna Per il clima Fuori dal fossile. Un lungo corteo, con oltre diecimila partecipanti si è snodato lungo le vie di Roma con musiche, performance artistiche e molte maschere di animali, a simboleggiare l’impatto sulla biodiversità e i rischi di estinzione della vita multispecie a causa della gravissima crisi climatica che incombe sul pianeta. Ma erano presenti anche tanti cartelli di speranza e simboli come pale eoliche per sostenere un nuovo modello economico basato su fonti energetiche pulite e rinnovabili.





Tra gli interventi quello di Emanuele Amadio che ha evidenziato la inutilità del grande gasdotto Linea Adriatica Snam e della centrale di compressione di Sulmona. Due infrastrutture che, nonostante non siano necessarie, il governo ha imposto all’Abruzzo interno per favorire gli interessi della multinazionale del gas. “Questi impianti – ha ricordato Amadio – vengono realizzati in aree ad altissimo rischio sismico aumentando i pericoli per la popolazione. Essi comportano una vera e propria devastazione dei territori, come l’abbattimento di due milioni di alberi lungo l’Appennino e la distruzione di una grande area archeologica a Case Pente di Sulmona”.  
 Il Climate Pride ha rappresentato un ulteriore momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica ma anche di denuncia in merito alla improrogabile necessità di abbandonare rapidamente il sistema fossile, estrattivista e coloniale, primo responsabile del cambiamento climatico. Un sistema che è anche causa di forti tensioni geopolitiche e guerre. Non a caso i conflitti scoppiano soprattutto nelle aree ricche di combustibili fossili come petrolio e gas. La riprova è data anche dalle guerre in corso in Ucraina e in Palestina. 







Giustizia climatica, giustizia sociale, pace e diritti umani sono obiettivi connessi tra di loro. Non si può lottare per uno tralasciando gli altri. Appare pertanto irresponsabile il comportamento di Capi di Stato come il presidente Trump che si è fatto principale portavoce dei negazionisti climatici, rilanciando allo stesso tempo l’estrazione e la vendita dei combustibili fossili. Così come è gravida di pesantissime conseguenze la marcia indietro ingranata dall’Unione Europea sul Green Deal e la folle politica di riarmo che sottrarrà enormi risorse economiche alla transizione ecologica, al sostegno delle comunità colpite dai disastri climatici e ai bisogni primati della popolazione come salute, istruzione e welfare.
Per le associazioni promotrici il Climate Pride è solo una tappa della mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane e mesi, nella convinzione che solo un diretto coinvolgimento dei cittadini e una forte pressione dal basso - contro ogni criminalizzazione del dissenso -  può contrastare l’enorme potere delle lobby del fossile e degli armamenti che, per perseguire i loro interessi, dettano l’agenda economica e politica dei governi".
                                                           Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile


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