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TAGLIACOZZO: FESTA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA PATRONO PRINCIPALE DELLA CITTÀ: LA FONTANA DELL’OBELISCO, AL QUALE È DEDICATA, SI VESTE A FESTA 200º ANNIVERSARIO DELLA COSTRUZIONE

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sabato 30 agosto 2025

TAGLIACOZZO: FESTA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA PATRONO PRINCIPALE DELLA CITTÀ: LA FONTANA DELL’OBELISCO, AL QUALE È DEDICATA, SI VESTE A FESTA 200º ANNIVERSARIO DELLA COSTRUZIONE

TAGLIACOZZO - "Domani, ultima domenica di agosto, come da tradizione, sarà solennizzato il ricordo del Miracolo di Sant’Antonio di Padova che liberò la Città di Tagliacozzo dalla messa a ferro e fuoco dell’esercito del Vicereame spagnolo. Si racconta che a partire dal 7 luglio 1647, a Napoli ed in vari altri luoghi del Regno, scoppiarono dei moti di rivolta contro il regime del Vicereame spagnolo, ispirati dalla pubblica protesta di un pescivendolo di nome Tommaso Aniello, più comunemente conosciuto come ‘Masaniello’.Le conseguenze della rivolta furono effimere, in quanto il vicerè Rodrigo Ponce de León y Álvarez de Toledo duca d'Arcos, ripreso il potere sulla capitale, scatenò una rappresaglia severissima a Napoli e in tutte le località ove si era avuto anche solo il sentore di una sommossa.

A Tagliacozzo nel frattempo, nessuno si era accorto della rivolta politica suscitata da Masaniello, anche perché un altro fatto increscioso tenne banco negli stessi giorni.

Questo l’antefatto: due personaggi appartenenti molto probabilmente l’uno al casato degli Argoli e l’altro a quello dei Resta, si trovarono a passare per uno stretto corridoio che dal convento di San Francesco immette nella Chiesa omonima; uno ne usciva e l’altro entrava, ma nessuno dei due volle cedere il passo all’altro; vennero alle armi e uno perì nello stretto passaggio.

Dal duello e dalla morte del cavaliere scaturirono dei disordini tra le famiglie e Tagliacozzo, a causa delle bande rivali che si fronteggiavano, fu funestata da vari lutti e scorrerie. 







Alcuni delatori riferirono di questi disordini al Vicerè, il quale, ricollegando l'episodio alla rivoluzione di Masaniello, decise di punire la Città, spedendovi delle truppe di soldati con l'ordine di metterla a ferro e fuoco.

Saputa la notizia gli abitanti furono colti da grande panico: andare a spiegare al Viceré che non si trattava di una rivolta politica, non c’era più tempo; fronteggiare l’esercito spagnolo, non se ne avevano le forze; fu ritenuto allora dai nostri antenati che l'unico rimedio possibile fosse affidarsi alla fede e all’intercessione di Sant’Antonio di Padova.

I Tagliacozzani, serrate le porte della Città, ne deposero le cinque chiavi nelle mani della Statua, nella Chiesa di San Francesco, e affidarono a quelle stesse mani una pergamena memoriale, in forma di preghiera, in cui avevano scritto la richiesta di grazia.

Quindi iniziarono un triduo di preghiere e di penitenza; la mattina del terzo giorno, il 30 agosto, ultima domenica del mese, dalle mani del Santo cadde la supplica che vi era stata posta e fu la prova del miracolo: il Viceré aveva accordato la grazia, firmando in calce un rescritto di grazia per la Città.

Si narra che un frate avesse chiesto di essere ricevuto dal Viceré al quale fece supplica di liberare Tagliacozzo dalla punizione. Il viceré, non tanto per annullare la punizione, quanto perché riteneva che il religioso non avrebbe fatto più in tempo a raggiungere il drappello dell’esercito, spedito già da giorni alla volta dell’Abruzzo ulteriore, accordò e firmò l’ordine scritto di preservare la Città.

Fatto è che quell’ordine giunse in tempo e venne presentato al comandante del distaccamento che era già alle porte di Tagliacozzo.

Le cronache del tempo riportano che sarebbe stato lo stesso Sant’Antonio ad intercedere presso il Viceré e ad apparire poi alla soldataglia spagnola alla porte della nostra Città, così come raffigurato nel celebre quadro di Nicola Corsiboni che si trova nella chiesa di San Francesco.

Mentre il memoriale con in calce il rescritto di grazia, sarebbe stato richiesto e spedito, nel 1649, alla Regina consorte di Spagna Maria Anna d'Austria, le chiavi della città, da allora in poi, furono affidate alla miracolosa statua del Santo e, ancor oggi, il Sindaco ripropone simbolicamente il gesto di affidamento all’inizio della Messa solenne che precede la processione.

Allora, tanto fu l’entusiasmo e la devozione nei confronti di Sant’Antonio di Padova, che i Tagliacozzani vollero nominarlo Patrono principale, ‘declassando’ San Rocco di Montpellier a Patrono secondario.

Quasi due secoli dopo questi fatti, nel 1825, nel rinnovare l’elemento urbano di decoro che era al centro della Piazza, allora detta “da piedi”, eressero una fontana costituita da uno scoglio con 8 zampilli, sormontato da un obelisco e vollero dedicare il manufatto a Sant’Antonio: DIVO ANTONIO PATAVINO PATRONO, anche in occasione dell’avvento al trono di Napoli e Sicilia di Francesco I di Borbone, succeduto a Ferdinando I morto il 5 gennaio di quell’anno (seconda parte dell’iscrizione latina che è incisa sul basamento dell’Obelisco).




Come ampiamente illustrato in questo 2025, ricorrendo il 200º anniversario della costruzione della Fontana, che è poi diventata il simbolo stesso della città di Tagliacozzo, e nella felice occasione della solennità del patrocinio di Sant’Antonio di Padova, l’Amministrazione comunale ha deliberato di ornarne   la base con  gigli bianchi e gialli, fiori simbolo del Santo patavino.

In occasione della processione poi la Statua sosterà eccezionalmente proprio di fronte alla Fontana, e non nella parte culminante della Piazza, come usualmente avviene. Il sindaco leggerà una preghiera espressamente composta dai Padri conventuali per implorare e rinnovare la protezione di Sant’Antonio sulla città di Tagliacozzo".

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