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martedì 13 febbraio 2024

CHIESA: PUBBLICATA LA LETTERA PASTORALE DI MONS. FUSCO PER LA VISITA PASTORALE


SULMONA - "Sarà consegnata questa mattina al Clero della diocesi di Sulmona-Valva."Non ci ardeva forse il cuore?" è il titolo della lettera pastorale di Mons. Michele Fusco, Vescovo di Sulmona-Valva, uscita ufficialmente lo scorso 4 febbraio (6° anniversario del suo ingresso in diocesi), che sarà consegnata questa mattina al clero diocesano in occasione della presentazione del materiale preparatorio della prima visita pastorale in diocesi."Ho voluto scrivere questa lettera al Popolo di Dio che è in Sulmona-Valva in occasione della mia prima visita pastorale", ha dichiarato Mons. Fusco, "perché il desiderio più grande del suo pastore è sapere come sta il suo cuore e, attraverso di essa, introdurre alcuni indirizzi pastorali ed ecclesiali su cui la nostra intera Chiesa è chiamata a riflettere sulle vie tracciate dal Sinodo".Solo un cuore capace di ospitare la Parola di Dio – nell’ascolto
della vita, degli eventi, degli incontri significativi in cui essa
risuona e comunica con tutti noi – può condividere un
percorso, un’esperienza autentica di fraternità.
Come Chiesa, anche noi, lasciamo che il Risorto abiti e
liberi il nostro cuore dalle fitte e angoscianti tenebre, per
camminare spediti verso Gerusalemme.
6. Carissimi, il racconto di Emmaus è un itinerario di
crescita comunitaria. Quanto vorrei che l’esperienza sinodale
che stiamo vivendo riaccendesse in noi la certezza di una
presenza, continuamente invocata, continuamente ritrovata,
continuamente capace di riempire di luce anche il viaggio della
sera. Dinanzi ai molteplici profeti di sventura, non abbiamo
paura di rinnovare la nostra fede in Gesù, Signore e maestro,
presente in mezzo a noi!
La compagnia fedele del Cristo risorto è la pace che
sazia la fame del nostro cuore: ci dona la serenità interiore per
essere autentici testimoni, una tranquillità che non è arbitraria
incoscienza ma filiale fiducia, una visione della realtà che non
schiaccia la dignità della persona ma la promuove, un vivere
che, seppur nella fatica, non coltiva il senso del fallimento ma
sa tenere fisso lo sguardo al Cielo.
Non permettiamo, dunque, che il nostro cuore sia abitato dalla
delusione e dalla stanchezza; non scoraggiamoci di fronte alla
crisi che stiamo vivendo: il Signore è con noi e non ci lascia
soli! Nutriamoci della Parola e dell’Eucaristia: sarà come
riscoprire che il Bene non smette di dimorare nelle profondità
dei desideri umani, come fuoco sotto la cenere.
Risuscitati dentro le nostre paure e le nostre ansie,
mentre siamo in cammino verso la Gerusalemme celeste,
narriamo ai fratelli e alle sorelle, come si può vivere da
cristiani qui e ora. La Chiesa, infatti, altro non è che la
narrazione vivente di quanto ha sperimentato del suo Signore
nel cammino comune plurimillenario, fatto di ombre e di
speranze.
L’entusiasmo che a volte ci manca è la conseguenza di
un ripiegamento su noi stessi. È per tale motivo che in questi
anni, l’esperienza della sinodalità, fatta di ascolto e di dialogo
sincero ed onesto, ci ha mostrato che è necessario amalgamare,
non annullando ma tenendo insieme, le singole personalità, i
diversi valori, in una tensione verso l’unità a partire dalla
pluralità. Non si tratta solo di stabilire una tabella di marcia
per il cammino futuro, ma di avere chiara la meta. Per
camminare insieme occorre sapere da dove si viene, ma
soprattutto dove si sta andando, per poter invitare anche altri
ad unirsi a noi, nel fare l’esperienza del Risorto.
7. Un dato emerso e che sembra prorompere da ogni
dove, suscitato dal soffio dello Spirito, è la richiesta di
riappropriarsi di una coscienza nuova del sacramento del
Battesimo, come base da cui ripartire per una Chiesa
desiderosa di sperimentare l’armonia che solo lo Spirito sa
generare, dono e testimonianza in un mondo lacerato e diviso.
In armonia con quanto indicato dalla Sintesi e stando
agli ultimi incontri tenuti in diocesi, la Chiesa pellegrina che è
in Sulmona-Valva avverte l’esigenza di proiettarsi verso una
rinnovata riscoperta battesimale per comprendere quanto sia
rilevante la presenza del Risorto nella vita di ciascuno, qui e
oggi, per me e per i miei fratelli con i quali sono accomunato
dalla stessa fede.
Nel cammino di partecipazione, comunione e missione
ciascun battezzato è chiamato a testimoniare, e a riscoprire il
grande dono ricevuto con il Battesimo: essere tutti figli amati
dal Padre.
«Il cammino sinodale sta infatti mettendo in atto ciò che
il Concilio ha insegnato sulla Chiesa come Mistero e Popolo di
Dio, chiamato alla santità. Esso valorizza l’apporto di tutti i
battezzati, nella varietà delle loro vocazioni, a una migliore
comprensione e pratica del Vangelo. In questo senso
costituisce un vero atto di ulteriore recezione del Concilio, che
ne prolunga l’ispirazione e ne rilancia per il mondo di oggi la
forza profetica […].
Abbiamo capito, infatti, che camminare insieme come
battezzati, nella diversità dei carismi, delle vocazioni, dei
ministeri, è importante non solo per le nostre comunità, ma
anche per il mondo. La fraternità evangelica è infatti come una
lampada, che non deve essere messa sotto un moggio, ma sul
candelabro perché faccia luce su tutta la casa (cfr. Mt 5,15). Il
mondo ha oggi più che mai bisogno di questa testimonianza.
Come discepoli di Gesù non possiamo sottrarci al compito di
mostrare e trasmettere a un’umanità ferita l’amore e la
tenerezza di Dio». 10
Peregrinatio cordis di Celestino V
8. Per non correre il rischio, come ho indicato all’inizio
di questa lettera, di vivere di ideali senza tradurre in azioni
concrete l’amore, ho pensato ad una peregrinatio cordis di
Celestino V, per proporvi lui come figura di discepolo amato e
innamorato del Signore, la cui testimonianza di vita ben
sintetizza la sua spiritualità, in alcuni punti di forza della sua
esistenza: penitenza, lavoro, fuga dal peccato, devozione alla
croce, amore alla Chiesa.

Celestino V, infatti, prima ancora che essere a capo di
una congregazione religiosa e ancor prima di essere Papa, fu
essenzialmente un anacoreta che declinò la sua vocazione nella
ricerca di una solitudine abitata da Dio. Testimonianza che, sia
ai suoi contemporanei che oggi a noi, si presenta come
desiderio sincero di crescita nella vita spirituale per amore a
Dio e al prossimo, sebbene soprattutto a noi, uomini di questo
tempo, di difficile comprensione.
Il suo essere eremita, infatti, non lo condusse verso
forme di isolamento, quali invece vive oggi l’uomo moderno,
ma da uomo in relazione profonda con Dio, anche nei momenti
privi di un contatto diretto con la società e con la comunità
ecclesiale, non smise mai di esserne parte.
Perché proprio il cuore? Perché, come ci ricorda anche
Papa Francesco, «il cuore è il centro dell’uomo, dove
s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito;
l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri;
l’intelletto, il volere, l’affettività […]. Se il cuore è capace di
tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove
ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e
ci trasformino nel profondo».11
11 FRANCESCO, Lettera enciclica Lumen fidei (29 giugno 2013), n. 26,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013, p. 35.
In definitiva «con il cuore si crede» (Rm 10,10), è il cuore
a dirci dove sono i nostri desideri e le nostre aspirazioni, è il
cuore a dirci verso quale direzione stiamo andando: un serio
discernimento, personale e comunitario, è possibile farlo solo
attraverso le pieghe del nostro cuore; solo se ci lasciamo
illuminare dall’amore di Dio, anche nelle nostre zone d’ombra,
avremo la possibilità di tradurre concretamente in opere i
sentimenti che il nostro cuore vorrà esprimere, altrimenti,
facilmente, potremo far scadere il nostro credere a ideologia, a
sentimentalismo, a sterile clericalismo.
L’amore, difatti, richiede coraggio, il coraggio di chi è
disposto a perdere anche se stesso, le proprie idee, il proprio
sentire per il bene dell’altro. Il nostro discernimento, il nostro
vivere da battezzati acquista la sua maggior espressione solo
all’interno della relazione con l’altro, all’interno di un
cammino comune di fede in quel Signore e che ci ha resi figli
nel Figlio, eredità grazie alla quale siamo stati acquistati per
mezzo del suo sangue. Dovremmo trepidare tutti e tremare di
fronte a tale sommo Amore!
Nello stesso tempo dovremmo sentire forte l’impulso ad
essere testimoni e missionari di questo amore, a temere non
solo di non riconoscere il Signore che mi passa accanto nel
fratello, ma anche quando resta accanto a me, come dice bene
sant’Agostino in uno dei suoi sermoni (Serm. 88, 14, 13):
Timeo enim Iesum transeuntem et manentem ed ideo tacere
non possum (temo Gesù che passa e che rimane e per questo
non posso stare zitto).
Temere, secondo i doni dello Spirito, di specchiarmi in
quel volto di misericordia che mi costringe a fare i conti con la
miseria del mio cuore, a fare verità a me stesso e agli altri,
quanto ci farebbe bene! «Essendo la verità di un amore, non è
verità che si impone con la violenza, non è verità che schiaccia
il singolo. Nascendo dall’amore può arrivare al cuore, al centro
personale di ogni uomo. Risulta chiaro così che la fede non è
intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il
credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile,
sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e
ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci
mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il
dialogo con tutti».12
E partirono senz'indugio… (Lc 24,33)
9. Vengo a voi, come pellegrino, mendicante di
speranza, per riscaldarmi al fuoco della presenza del Risorto, e
per voi e con voi invocare l’aiuto dello Spirito Santo.
Vengo a voi, per camminare al vostro fianco e
lasciarmi, insieme con voi, guidare dalla parola di speranza di
Gesù.
12 Ibid., n. 34, p.48.
Vengo a voi, per spezzare insieme il Pane della Vita e
incamminarci, missionari, verso la città degli uomini, la nuova
Gerusalemme.
Insieme chiediamo al Signore, come Chiesa, di essere
un sol corpo e un’anima sola, segno visibile dell’amore
Trinitario qui in terra. Ci sostenga Maria, Sua e nostra Madre, e
i nostri Santi Patroni, i vescovi Panfilo e Pelino.
Nell’attesa di poter incontrare i vostri volti e ricevere il
vostro abbraccio, chiedo al Signore di benedirvi e a voi di
accompagnarmi con la preghiera.

MICHELE FUSCO
Vescovo di Sulmona-Valva


La lettera sarà consegnata ai fedeli della diocesi questa mattina tramite il sito diocesano e "all'inizio di ogni visita pastorale", ha aggiunto il vescovo Michele, "avrò modo di consegnare a tutti gli operatori pastorali, in un unico volume, la mia lettera pubblicata insieme all'esortazione apostolica del Santo Padre Francesco, Evangelii Gaudium".

"Con questa lettera pastorale - si legge nell'introduzione - vorrei raggiungere tutti voi per condividere, prima di tutto, il senso di questa mia visita, che non è semplicemente un adempimento canonico, ma desidera essere in modo del tutto speciale la visita del Pastore alla Chiesa di Sulmona-Valva: per stare con lei, vivere del tempo con lei, sentire battere il suo cuore e sapere come sta".

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