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venerdì 11 giugno 2021

DI GIROLAMO (M5S), "MOZIONE IN SENATO SU METANODOTTO SNAM: PARTITA ANCORA APERTA"

SULMONA - "Non mi rassicurano affatto le dichiarazioni rese alla stampa da Snam sulla compatibilità ambientale del metanodotto “rete adriatica” e della centrale di spinta prevista a Sulmona. Tra le affermazioni dell’azienda, francamente irricevibili, non si trova alcuna risposta a tutte le criticità che sono state elencate in premessa alla mozione che ho depositato oggi in Senato, condivisa e sottoscritta da numerosi colleghi senatori, anche di altre forze politiche e eletti in altre regioni.Sappiamo tutti benissimo quanto sia difficile bloccare progetti avviati da tempo. In questo caso, si tratta addirittura di un’opera che è stata improvvidamente ed erroneamente ritenuta di “importanza strategica” per l’Italia. Tuttavia, personalmente non mi sono mai arresa all’idea che l’opera non potesse essere riconsiderata e cancellata anche alla luce delle osservazioni, che ho manifestato in ogni sede, sulla sua opportunità e utilità in un’Europa che ha deciso di abbandonare le fonti energetiche fossili.Fin dal mio primo giorno di attività in Senato, ho prodotto atti parlamentari, sono stata più volte ai ministeri di competenza, in alcuni casi accompagnata anche da esponenti dei comitati e da rappresentati istituzionali, e mi sono impegnata in ogni modo per evitare che questa spada di Damocle continuasse a pendere sul nostro territorio, convinta delle pesanti conseguenze negative che avrebbe la realizzazione di quest’opera inutile e dannosa sul nostro Abruzzo interno.Per questo, la mozione che ho depositato chiede esplicitamente al Governo di rivedere il metanodotto “rete adriatica” e la centrale Snam a Sulmona,  abbandonando il progetto di costruzione delle opere necessarie alla sua realizzazione  oppure valutando percorsi alternativi nel caso ci fossero obbligazioni giuridicamente vincolanti che in nessun modo possono essere superate.La sottoscrizione della mia mozione da parte di numerosi colleghi, anche di diverse forze politiche, evidenzia come la problematica sia sentita e condivisa. Mi auguro che il lavoro svolto per cercare la più larga condivisione possibile di una battaglia storica per il nostro territorio, anche oltre i confini dell’Abruzzo, porti alla approvazione di questa mia mozione e di un conseguente ripensamento dell’opera da parte del Governo in carica.Come sempre ritengo che per problemi complessi da risolvere l'unione faccia la forza. Invito chiunque è convinto, come me, che la partita è ancora da giocare a non tralasciare nessuno strumento utile a contrastare questo obsoleto e inutile progetto.


Atto n. 1-00384

Pubblicato il 10 giugno 2021, nella seduta n. 335

DI GIROLAMO , DE PETRIS , D'ALFONSO , VANIN , RUOTOLO , TRENTACOSTE , PAVANELLI , MONTEVECCHI , QUARTO , DONNO , GIROTTO , COLTORTI , TONINELLI , PRESUTTO , SANTILLO , DELL'OLIO , NATURALE , GUIDOLIN , CIOFFI , MANTOVANI , LUPO , PESCO , L'ABBATE , PELLEGRINI Marco , RUSSO , MORONESE

Il Senato,

premesso che:

nel 2005, al fine di potenziare la rete di trasporto nazionale di metano, la società SNAM rete gas ha proposto il progetto per la costruzione del gasdotto denominato "Rete adriatica" (anche denominato "linea adriatica"), che comprendeva la realizzazione di un metanodotto lungo 687 chilometri, da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna), passante per 10 regioni, e una centrale di "compressione e spinta" a Sulmona (L'Aquila). In particolare, il nuovo gasdotto sarebbe stato collegato al già esistente metanodotto Bernarda-Brindisi (a Massafra) e, a nord, ai metanodotti esistenti del Trans Mediterranean pipeline;

il metanodotto è diviso in 5 lotti funzionali: Massafra-Biccari (194 chilometri), Biccari-Campochiaro (70), Sulmona-Foligno (167), Foligno-Sestino (114), Sestino-Minerbio (142 chilometri), tutti i tratti della Rete adriatica hanno ottenuto i decreti di valutazione positiva dell'impatto ambientale; allo stato attuale sono stati realizzati i due tratti Massafra-Biccari e Biccari- Campochiaro; il tratto Sestino-Minerbio è stato autorizzato, ma non sono ancora iniziati i lavori; da ultimo, l'11 marzo 2021, il Ministero della transizione ecologica ha provveduto al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale alla società SNAM per l'esercizio della centrale di compressione gas sita nel comune di Sulmona;

il progetto originario del metanodotto era evidentemente previsto lungo la costa adriatica, come rappresentato anche dal nome, ma a causa dell'elevato grado di urbanizzazione il tratto centrale del percorso è stato spostato sugli Appennini, cioè una tra le aree più altamente sismiche dell'Italia. In particolare, la Rete adriatica intercetta nel suo percorso le numerose faglie attive che hanno provocato i disastrosi eventi sismici del 2009, del 2016 e del 2017 che hanno colpito le regioni del Centro Italia e l'area in cui è prevista la costruzione della centrale di compressione, Case Pente di Sulmona, è classificata zona sismica di prima categoria, considerata dall'INGV come una delle più pericolose d'Italia, nonché soggetta al fenomeno dell'inversione certificato, dopo l'incendio del monte Morrone del 2017, che implica lo scarso riciclo d'aria nella valle in determinate condizioni atmosferiche;

il tracciato della linea adriatica interessa inoltre, direttamente o indirettamente, aree di elevata qualità ambientale e paesaggistica: parchi nazionali e regionali, numerose aree naturali protette di cui alla rete europea Natura 2000 e terreni vincolati dalle norme che regolano l'uso civico;

valutato che:

già dal 2005 sono iniziate le mobilitazioni contro il progetto nelle Marche e in Umbria. Le mobilitazioni hanno poi interessato altre regioni, concentrandosi nelle zone in cui il progetto presenta più criticità: Abruzzo, Marche e Umbria;

gli enti locali interessati hanno espresso ufficialmente la contrarietà al progetto assieme ad associazioni e comitati, anche presentando ricorsi per vie legali nazionali e comunitarie, in particolare, il Comune di Sulmona ha effettuato ricorso al TAR del Lazio e successivamente, in appello, al Consiglio di Stato, per l'annullamento della deliberazione del Consiglio dei ministri del 22 dicembre 2017 con la quale il Consiglio ha deliberato di consentire la prosecuzione del procedimento di autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell'opera denominata centrale di compressione gas di Sulmona;

il 30 settembre 2014, con voto unanime, il Consiglio regionale dell'Umbria ha approvato la mozione che impegnava la Giunta regionale a ribadire la propria contrarietà al metanodotto. Il Consiglio regionale d'Abruzzo ha espresso con numerose risoluzioni la contrarietà al progetto, e al contempo la Giunta con delibera n. 132 del 20 febbraio 2015 ha espresso parere negativo all'opera nella sua integralità e al piano decennale di sviluppo delle reti di trasporto del gas naturale predisposto da SNAM rete gas, argomentando tale diniego chiarendo che: "le opere rispondenti a una finalità unitaria come i cinque tratti dell'unico gasdotto 'Rete Adriatica' e che vengano realizzate in tempi e procedure diversi, assurgono in realtà al livello di programmi o piani; ragion per cui l'opera andrebbe assoggettata nel suo complesso a preventiva procedura di Valutazione Ambientale Strategica. L'opera medesima, inoltre, dato il suo carattere di decisa unitarietà, va sottoposta ad una procedura di VIA unica e non a cinque procedure VIA separate, come è avvenuto. Tale opinione, infatti, è anche confermata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, in base alla quale non risulta accettabile il cosiddetto 'salami slicing', una pratica per cui un progetto complesso viene artificialmente ed arbitrariamente suddiviso in varie parti con l'effetto di sottrarne illegittimamente alcune all'applicazione della direttiva VIA (85/337/CEE)";

nel settembre 2010 è nato il coordinamento interregionale anti-gasdotto "no Tubo", a cui hanno aderito enti locali, associazioni e comitati. Il coordinamento ha chiesto l'istituzione di un tavolo tecnico nazionale di confronto. La richiesta è stata supportata a livello nazionale anche dall'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati che il 26 ottobre 2011 ha approvato la risoluzione 7-00518 con cui si impegna il Governo ad organizzare un tavolo tecnico in accordo con le amministrazioni interessate, per disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica;

il 1° ottobre 2014 il Ministero dello sviluppo economico ha convocato il tavolo di lavoro alla conclusione del quale non ci sono stati avanzamenti: nessuna proposta è stata attuata da parte di SNAM su percorsi alternativi; anche in seguito alla conferenza dei servizi del febbraio 2015 non è stato registrato nessun passo in avanti poiché SNAM ha continuato a non considerare gli altri tracciati proposti senza approfondire la possibile e reale alternativa di un percorso in prossimità della fascia interna della linea di costa (dorsale adriatica);

a seguito della delibera del 22 dicembre 2017 della Presidenza del Consiglio dei ministri e del decreto autorizzativo finale emanato a marzo 2018, il Governo centrale ha autorizzato la costruzione e l'esercizio della centrale di compressione e spinta a Sulmona;

considerato che:

i metanodotti sono impianti che possono esplodere anche in seguito ad uno smottamento di terreno, per cui realizzarli in territori ad altissima sismicità, come quelli dell'Appennino centrale, è in aperto contrasto con l'applicazione del principio di precauzione;

la realizzazione delle due infrastrutture, metanodotto e centrale, provocherà un'alterazione in molti casi profonda degli habitat e degli equilibri naturali, che non appare compatibile con il progetto APE (Appennino parco d'Europa), il più grande progetto di sistema avviato nel nostro Paese e finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo ecosostenibile;

la centrale di compressione di Sulmona è localizzata in un'area di grande interesse paesaggistico, ambientale ed archeologico, in uno degli ingressi del parco nazionale della Maiella, che, assieme al parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e alla riserva del monte Genzana nel rapporto "Orso Marsicano 2019" hanno certificato che l'area di Case Pente, destinata alla costruzione della centrale, è un importante corridoio faunistico e sito di alimentazione dell'orso bruno marsicano, specie protetta dalla direttiva 92/43/CEE "Habitat" e ad altissimo rischio di estinzione;

considerato, inoltre, che:

in base alle stime dell'ENI, i costi dell'intero progetto si attestano intorno a 1,9 miliardi di euro. Tali costi, pur venendo recuperati in tariffa in 40 o 50 anni, rischieranno di innescare una serie di conseguenze collaterali, tra cui un incremento delle tariffe di trasporto che si protrarrà per decenni, ciò determinerà un aumento dei costi del gas ed una riduzione della competitività delle imprese, come è stato anche espresso dall'Associazione delle imprese distributrici del metano aderenti a Confindustria (ANIGAS);

l'opera è stata concepita dalla SNAM prima del 2004, quando il trend dei consumi del gas naturale nel nostro Paese era in ascesa e si riteneva che negli anni successivi il fabbisogno di metano dovesse crescere in modo consistente, tanto che la stessa SNAM aveva ipotizzato consumi pari a 106 miliardi di metri cubi nel 2015;

tali previsioni si sono rilevate sovrastimate in quanto il massimo storico dei consumi si è avuto nel 2005, con 86 miliardi e 265 milioni di metri cubi e da allora per alcuni anni il livello dei consumi ha superato di poco gli 84 miliardi di metri cubi, poi è iniziata una lenta discesa che, pur con varie oscillazioni, ha portato i consumi ai 74,3 miliardi di metri cubi del 2019 e ai 70,3 del 2020;

nel 2005, quando si è avuto il picco massimo di consumi di gas, le infrastrutture per il trasporto e la distribuzione del gas naturale in Italia avevano una dimensione inferiore rispetto all'attuale, la rete nazionale gasdotti ha oggi oltre 1.250 chilometri in più (9.643 chilometri rispetto agli 8.392 del 2005) e 2 centrali di compressione in più (13 anziché le 11 del 2005), potenza installata delle centrali era di 683 megawatt nel 2005 mentre oggi raggiunge i 961;

le previsioni per il futuro danno i consumi di gas naturale decisamente in calo, la SNAM nel piano decennale 2018-2027 aveva previsto un consumo di 71 miliardi di metri cubi al 2030, ma nello scenario national trend Italia del febbraio 2021, elaborato insieme a Terna e propedeutico al nuovo piano decennale SNAM 2021-2030, la stima, sempre al 2030, scende a 62,3 miliardi di metri cubi, il piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC), presentato dall'Italia all'Unione europea, stima i consumi di metano a meno di 60 miliardi di metri cubi alla stessa data del 2030 e il gruppo ENTSOG, che è espressione delle multinazionali del settore, valuta che i consumi di metano in Europa scenderanno nel 2030 a 383 miliardi di metri cubi e dal 2030 in poi a 330 miliardi;

le esportazioni di metano dall'Italia verso altri Paesi europei non hanno mai superato il mezzo miliardo di metri cubi all'anno, un quantitativo irrilevante rispetto ai consumi europei che ammontano a circa 490 miliardi di metri cubi (dei quali 130 di produzione interna e 360 importati). Il 43 per cento delle importazioni proviene dalla Russia, e questa quota è destinata ad aumentare dopo il completamento del gasdotto Nord Stream 2 che porterà 110 miliardi di metri cubi di metano all'anno direttamente in Germania;

la possibilità che l'Italia diventi un hub è praticamente nulla, dal momento che in Europa esistono già quattro grandi hub del gas che coprono l'intero mercato del continente. Anche se la SNAM riuscisse ad esportare i 7 miliardi di metri cubi annui che ha in programma di importare dal TAP, ciò non cambierebbe nulla rispetto alla capacità di trasporto della rete nazionale che può assicurare senza problemi 100 miliardi di metri cubi;

preso atto che:

l'Unione europea, in attuazione dell'European green deal, è impegnata a raggiungere entro il 2030 il 55 per cento di emissioni in meno di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990 e, in applicazione dell'accordo di Parigi, la neutralità climatica al 2050;

la Banca europea degli investimenti ha deciso di trasformarsi in "banca del clima": a partire dalla fine del 2021 non finanzierà più alcun progetto basato sulla produzione di energia da fonti fossili, gas compreso;

il Consiglio dell'Unione europea ha approvato l'accordo politico con l'Europarlamento sul Just transition fund (JTF), il fondo per la transizione "giusta". L'accordo stabilisce che non si "sosterrà alcun investimento connesso ai combustibili fossili, compreso il gas naturale";

le energie green nel 2020 in Italia hanno avuto un incremento del 38 per cento portando la quota di rinnovabili sui consumi totali al 20 per cento e nel recovery plan 69 miliardi di euro, dei 210 assegnati all'Italia, sono destinati alla transizione ecologica, nella cui ottica è fondamentale sviluppare le fonti energetiche rinnovabili;

alla fine di aprile 2020, l'Italia ha presentato alla Commissione europea la proposta definitiva del piano nazionale di ripresa e resilienza, che come è noto rappresenta lo strumento principale che l'Italia potrà utilizzare per affrontare le nuove sfide richieste dalla decarbonizzazione e per creare nuovi modelli energetici sempre più sostenibili, ponendo le basi e le condizioni per un percorso di transizione che, partendo dall'attuale situazione del sistema energetico nazionale, potrà contribuire fattivamente alla riduzione delle emissioni climalteranti;

i decreti di VIA relativi alla linea adriatica sono stati emanati 10 anni fa e sono basati su un progetto risalente a oltre 6 anni prima; allo stato attuale non solo le caratteristiche del territorio sono cambiate, anche a seguito delle manifestazioni sismiche ed ambientali, ma sono mutati anche gli obiettivi ambientali dell'Europa e del nostro Paese e di conseguenza gli orientamenti delle politiche energetiche;

le direttive 85/337/CEE e 97/11/CE e la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia dell'Unione europea, sezione II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) sanciscono l'obbligo di una valutazione di impatto ambientale di tipo complessivo, che tenga conto dell'effetto cumulativo dei progetti frazionati,

impegna il Governo:

1) a valutare concretamente, anche alla luce degli obiettivi fissati dal green deal europeo e dei progetti che il Paese dovrà attuare nel processo di transizione ecologica, nonché alla luce della mutata situazione economico-sociale e ambientale del territorio, a seguito degli eventi sismici che ne hanno provocato lo stravolgimento a livello idrogeologico, le diverse opzioni di tracciati alternativi proposti nel corso degli anni, coinvolgendo gli enti locali, i comitati e le associazioni rappresentative degli interessi del territorio, al fine di individuare una soluzione che comporti il superamento delle molteplici criticità sotto i vari profili evidenziati, che l'attuale opera comporta per il territorio e la cittadinanza interessata, prendendo in considerazione anche l'eventuale "opzione zero";

2) a sottoporre l'intera opera ad una nuova valutazione di impatto ambientale in conformità della normativa e della giurisprudenza europea, in particolare, le direttive 85/337/CEE e 97/11/CE e la citata sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, le quali hanno sancito l'obbligo di una VIA di tipo complessivo, che tenga conto dell'effetto cumulativo dei progetti frazionati;

3) a valutare l'opportunità di sottoporre l'opera, alla luce delle sue caratteristiche e della sua rilevanza, a valutazione ambientale strategica (VAS), in applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, agli articoli 4 e seguenti stabilisce che i piani o programmi che possono avere effetti sensibili sull'ambiente devono essere sottoposti a preventivo e vincolante procedimento di VAS in applicazione della direttiva 42/2001/CE, che disciplina l'obbligo di applicazione della procedura, e della direttiva 92/43/CEE, che riguarda la salvaguardia degli habitat naturali;

4) a sospendere ogni attività di avanzamento delle opere, in attesa che vengano rilasciate la valutazione di impatto ambientale di tipo complessivo e la valutazione ambientale strategica, valutando l'opzione zero nell'eventualità in cui la VIA rilevi significativi e negativi impatti ambientali dell'opera, quali quelli esposti, ma anche nell'eventualità in cui la VIA, seppur motivata, si concluda con un esito contrastante rispetto alla VAS, nonché nel caso in cui la VAS evidenzi la mancanza dell'opera di integrazione e di rispetto relativamente agli obiettivi di sostenibilità ambientale ed ai piani e programmi ambientali nazionali ed europei;

5) ad approfondire le conseguenze sul territorio provocate dai mutamenti ambientali, socio-economici e degli scenari energetici, compresi quelli causati dai sismi, dei tratti del gasdotto "dorsale adriatica";

6) a monitorare con riferimento alle procedure autorizzative emesse sino ad ora per la realizzazione dell'opera, la corretta applicazione dei più elevati standard di sostenibilità ambientale stabiliti dal nuovo regolamento "Tassonomia" (regolamento (UE) 2020/852) per quanto riguarda l'analisi degli investimenti, con i conseguenti impatti, climatici e ambientali anche per quanto riguarda la sicurezza delle popolazioni interessate.


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