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mercoledì 6 gennaio 2021

FOCOLAIO COVID CARCERE DI ROMA REBIBBIA. NARDELLA (UIL PA POLIZIA PENITENZIARIA) "IMPROBABILE L'IMPORTAZIONE DALLA CASA DI RECLUSIONE DI SULMONA"

SULMONA - "Ho appreso da organi di stampa della polemica portata avanti dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale del Lazio Stefano Anastasia circa il fatto che ad accendere un focolaio COVID in quel del carcere di Roma Rebibbia siano stati detenuti trasferiti dal carcere di Sulmona.Non ci sono prove tangibili in grado di acclarare quanto denunciato da Anastasia.Fosse così semplice tracciare il virus del secolo sarebbe stato molto più facile circoscriverlo e combatterlo e a Sulmona non si sarebbe vissuto l'inferno che tutt'ora si sta vivendo.Come è ormai noto sapere potrebbero essere moltissime le possibilità di contagio ed affermare senza ombra di dubbio che siano stati i reclusi provenienti da Sulmona mi sembra un po' troppo.Vale la pena a tal proposito evidenziare che i detenuti, in virtù di un protocollo rigidissimo impartito dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, non possono essere trasferiti altrove se non attraverso un'opportuna  certificazione sanitaria che ne attesti l'assoluta mancanza di sintomi riconducibili a Covid.Gli stessi inoltre facevano parte a Sulmona di un gruppo di persone ristrette in un reparto reso ermetico proprio per evitare l'allargamento del focolaio e, a quanto pare, previamente sottoposte, prima della partenza, a tampone molecolare che non può che aver dato esito positivo negativo.Al di là del sol fatto che i trasferimenti potevano essere fatti qualche giorno prima all'Amministrazione penitenziaria non credo si possono rimproveri aver attuato questo tipo di movimentazione. Anzi...se Sulmona non ha visto collassare irremidiabilmente il sistema è stato proprio grazie a questa decisione presa dai vertici dell'amministrazione.Fermo restando il fatto che si sta vivendo in un periodo storico che purtroppo lascerà un'impronta negativa mi sembra opportuno sottolineare che a sacrificarsi, in qualche caso anche rimettendoci la vita, sono stati anche e soprattutto agenti, comandanti e direttori dei penitenziari.
Al garante  Anastasia chiedo quindi che su questo tema più che dividerle credo sia opportuno unirle le forze".
Mauro Nardella segretario generale territoriale UIL PA polizia penitenziaria

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