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domenica 4 novembre 2018

CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEI CADUTI AL SACELLO MILITARE DI “SANTA MARIA DEGLI ANGELI” ALLA BADIA DI SULMONA

SULMONA - Dopo giorni di pioggia, un tiepido sole autunnale ha accompagnato la Commemorazione dei caduti di tutte le guerre e su tutti i fronti, presso il Sacello militare di Santa Maria degli Angeli a Badia di Sulmona. Il consueto appuntamento è organizzato, come tutti gli anni, dal custode del Sacello, l’ufficiale dei Carabinieri Donato Agostinelli, Delegato Provinciale di L’Aquila dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore Alle Reali Tombe del Pantheon, coadiuvato dal Cavaliere Giulio Salzano e dai numerosi volontari della Badia i quali, oltre ad occuparsi della manutenzione di strade, aiuole e giardini in una vasta area che va da Bagnaturo a Badia, si prendono cura del Sacello, divenuto, grazie alle numerose iniziative culturali del suo custode, un luogo della memoria delle vicende legate alle due guerre mondiali, insieme al vicino campo di prigionia denominato Campo 78.
Quest’anno la messa è stata officiata nella vicina chiesa Madonna degli Angeli di Badia da Don Andrea Accivile e Don Antonio Iurlaro di Montereale, quest’ultimo Guardia d’onore, il quale, nella sua omelia ha illustrato il significato del comandamento dell’amore: ama il prossimo tuo come te stesso, ricordando come troppo spesso oggi questo venga disatteso.
Al termine della messa, dalla chiesa si è mosso il corteo dei numerosi partecipanti alla volta del Sacello dove si è svolta la Cerimonia con l’alzabandiera sulle note dell’Inno Nazionale e gli onori ai caduti con la deposizione, da parte del Comandante della Compagnia Carabinieri di Sulmona Capitano Maurizio DINO GUIDA, dal Luogotenente C.S. Walter di Braccio della Compagnia della Guardia di Finanza di Sulmona e dall’Ispettore Superiore C.S. Antonio  LATINI del Corpo della Polizia Penitenziaria di Sulmona, di una corona di alloro sull’altare del Sacello sulle note del Piave, seguito dal commovente Silenzio.
Agostinelli ha voluto ringraziare i numerosi partecipanti e in particolare il Comandante della Compagnia Carabinieri di Sulmona Capitano GUIDA, il Generale Emidio D’Angelo Presidente dell’UNUCI di Sulmona, il Gen.Carlo Colella già Comandante dell’Istituto Geografico Militare, il Sergente Maggiore Capo  Giuseppe  DI ROCCO, guardia d’onore,  eletto migliore Alpino dell’anno 2017 per i vari soccorsi alle popolazioni colpite dalle calamità naturali.
Nel suo discorso Agostinelli ha sottolineato come quest’anno ricorra il centesimo anniversario dell’armistizio che pose fine alla Prima Guerra mondiale, il primo conflitto di dimensioni mondiali e fra i più atroci subiti dall'intera umanità, con 16 milioni di morti e 20 milioni tra feriti e mutilati.

La Grande Guerra doveva porre fine a tutte le guerre. Ma purtroppo nessuna delle parti in causa — vincitori e vinti, vecchi e nuovi stati-nazione — seppe cogliere quest'opportunità di costruire, in Europa e nel mondo, un ordinamento di pace durevole. Dopo soli due decenni, l'attacco tedesco alla Polonia scatenò il secondo grande conflitto, con devastazioni più gravi, un numero ancora maggiore di morti, se ne contarono più di 50 milioni, e atti di criminalità inimmaginabili.
Ma Agostinelli vuole ricordare anche gli eroi di oggi, come gli esponenti delle forze dell’ordine che, con il loro lavoro, mettono a repentaglio la vita per un alto ideale di giustizia sociale, come, uno per tutti, Roberto Mancini, il poliziotto che ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nella terra dei fuochi, e che ha pagato con la malattia e con la vita la sua dedizione al servizio per la collettività. E grazie all’associazione Vittime del dovere Piantadosi, a Mauro Nardella Segretario confederale Uil Adriatica Gran Sasso e all’Ispettore Superiore NINU Giuseppe,  Presidente dell’internazional police association, sarà  ricordato nei prossimi giorni a Sulmona nel VII Seminario sull’Ecomafia. A tal proposito, cita due importanti domande che si pose il filosofo tedesco Heidegger, che egli dice di amare particolarmente:  Ci prendiamo cura di noi?  e degli altri?”, aggiungendo che, se rispondiamo di no a queste domande, nessuno si accorgerà del nostro passaggio su questa terra, e la nostra vita sarebbe priva di senso, perché viviamo in una collettività ed è nostro dovere prenderci cura del prossimo.



Agostinelli ricorda la storia del sacello restaurato a partire dal 1936 grazie a Dante Patana, la cui nipote è intervenuta alla cerimonia, e da Del Basso Orsini, i quali si avvalsero della collaborazione della popolazione locale che partecipò con grande sacrificio donando quel poco che aveva in termini economici e mettendo a disposizione la propria manovalanza.  Nel suo discorso ha ricordato come anche i soldati al fronte, originari della Terra d’Abruzzo, abbiano inviato per quel che poterono denaro per affrontare le spese di ristrutturazione di un luogo che sarebbe tristemente divenuto il luogo della memoria del loro sacrificio.
È per questo, sottolinea Agostinelli, che è un nostro dovere ogni anno ricordare il sacrificio di tanti giovani soldati e promuoverne il ricordo soprattutto presso le nuove generazioni. A tal proposito ricorda i vari progetti didattici che  unitamente al dott. Mario Salzano, cultore di Storia,  negli anni precedenti hanno coinvolto scuole del territorio al fine di sensibilizzare gli studenti allo studio della storia locale e al culto del ricordo dei caduti, perché i ragazzi, aggiunge, sono come delle “spugne” e assorbono tutto, il bene e il male, e gli adulti hanno una grande responsabilità nella loro formazione.
Protagonista della cerimonia è stato l’ottantanovenne Gildo Ventresca il quale, nonostante l’età avanzata, continua a incontrare nelle scuole i ragazzi ai quali racconta della propria esperienza di soldato durante la Seconda Guerra mondiale.
E l’immagine più commovente che resterà nella memoria di tutti i partecipanti è quella del vecchio combattente che innalza con lentezza e rispetto la bandiera e, quando tutti si saranno allontanati alla fine della Cerimonia, in solitudine, dinanzi al Sacello, rivolge il saluto militare a tutti quei giovani caduti che hanno conosciuto solo una brevissima stagione della loro vita.



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