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lunedì 8 febbraio 2016

"PIÙ RISTORANTI, BAR E STORE SUL WEB, MENO NEGOZI TRADIZIONALI: AVANZA IL LIVELLO DI DESERTIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI E TURISTICHE NEI NOSTRI CENTRI URBANI"

SULMONA - "Caro affitti e imposte spingono le attività fuori dai locali. Boom di street food e ricettività alternativa, ogni ora nasce una nuova impresa ambulante.Anche nel 2015 si conferma la stasi delle forme di attività più tradizionali e strutturate. Mentre la carica di nuovi ristoranti e bar sembra rispondere al crescente interesse che gli italiani nutrono nel tema alimentazione e nell’e-commerce, il boom di ambulanti, imprese di street food e case vacanze sembra dipendere da altri fattori.
Colpisce infatti che i settori più dinamici siano quelli che presentano meno spese di avvio e costi di gestione più leggeri, come per l’appunto i banchi e le attività di ristorazione mobili. Il caro affitti e l’incremento di imposte e tariffe stanno indirizzando i due settori verso una forte destrutturazione, spingendo commercio e turismo fuori dai negozi, verso la strada ed il web. Questo fenomeno sta ridisegnando i contorni delle nostre città, in particolare dei centri storici, dove i negozi continuano a diminuire, sostituiti solo parzialmente da pubblici esercizi e bancarelle. Su queste ultime, però, aumentano anche i dubbi. La crescita del commercio ambulante, costante anche durante la crisi, è rintracciabile infatti solo nei registri camerali: incrociando i dati con il database degli studi di settore e dei versamenti contributivi, mancano all’appello quasi 100mila imprese.Complessivamente, comunque, i dati delle imprese del 2015 dimostrano, ancora una volta, l’avanzamento del livello di desertificazione delle attività commerciali e turistiche nei nostri centri urbani. Secondo i calcoli della Confesercenti, un locale su quattro in Italia è ormai sfitto per mancanza d’impresa: per questo l’Associazione delle imprese ha proposto, tra le altre cose, misure di contrasto al caro affitti attraverso la possibilità di canoni concordati e cedolare secca anche per le locazioni commerciali.Interessante è la classifica delle aperture nel 2015. In testa alla graduatoria dei comparti per numero di nuove aperture, c’è il commercio ambulante di prodotti vari, che registra più di 9.700 iscrizioni nel corso del 2015: in pratica, ne è nata una nuova ogni ora. Seguono le attività di ristorazione (con 8.627 nuove imprese), mentre al terzo posto si posizionano i bar, che hanno visto nel corso dell’anno 7.557 nuove attività iscritte. Al quarto posto, a grande distanza, i negozi di moda (3.860), e dopo di questi, ancora una volta, le bancarelle: questa volta, però, si tratta degli ambulanti specializzati in abbigliamento e calzature (3.850). La seconda metà della classifica è invece aperta dai negozi online (2.573), che precedono i Mini Market (2.272), i banchi di prodotti alimentari e bevande (1.518) e i negozi che propongono la vendita sia di prodotti di cartoleria che di giornali (1.359). Una tipologia, quest’ultima, che sembra stare sostituendo la rete di vendita delle edicole, specializzata solo in giornali e quotidiani e per questo maggiormente in difficoltà. Infine, a chiudere la classifica delle aperture, le imprese specializzate nella vendita porta a porta e nel commercio attraverso i distributori automatici.

(Fonte: Osservatorio Confesercenti sulle nuove imprese)



Angelo Pellegrino (Direttore Officina dei Sapori-Cescot)

Pietro Leonarduzzi (Vice Presidente Confesercenti provincia AQ)

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