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giovedì 9 agosto 2012

VARIAZIONE BOCCIATA, LA DIFESA DI MASCI

SULMONA - A prendere le difese del documento è il presidente della Commissione Bilancio Vittorio Masci che in una lunga nota afferma di dover fare chiarezza per via delle notizie e dichiarazioni, a detta sua, non sempre esatte, rilasciate da alcuni componenti della Commissione Bilancio che hanno espresso parere negativo alla manovra presentata dall’amministrazione. "Nel dicembre dello scorso anno" scrive "fu approvato dal Consiglio Comunale il bilancio predisposto dall’allora assessore dott. Angelone, che prevedeva entrate per la imposta ICI con dati che ad essa facevano riferimento. Fu una scelta che da un lato consentiva di operare non in dodicesimi, cioè con spesa frazionata per mensilità disponibili, ma in
piena libertà, e ciò ha ad esempio consentito di far fronte alla spesa ingente del piano neve. Dall’altro era giustificata dall’attesa di interventi normativi del governo centrale per l’imposta IMU, che infatti intervennero solo nei mesi successivi, con un susseguirsi di ulteriori indirizzi che hanno portato (disposizione governativa) a consentire la approvazione del bilancio di previsione (!!) dell’anno 2012 fino al 31 ottobre.
In sostanza un bilancio di previsione che prevede allorquando l’anno è pressoché finito.
In molte circostanze, dopo la stabilizzazione normativa, sia la Commissione Bilancio che presiedo, che quella di Garanzia di cui faccio parte, ed infine il Collegio dei Revisori, che altrimenti aveva già fatto conoscere il suo parere negativo ad altre forme di intervento, hanno sollecitato la amministrazione a presentare una maxi variazione del bilancio che recepisse i dati dei trasferimenti statali al Comune pubblicati dal Ministero delle Finanze, e che sostituisse alle entrate per l’ICI quelle della nuova imposta IMU. Ed è quello che l’amministrazione ha fatto in questi giorni con il provvedimento respinto dalla Commissione Bilancio (9 voti favorevoli e 9 contrari).
Sul contenuto del documento e sulle strade alternative suggerite da alcuni componenti la Commissione e addirittura da rappresentanze sindacali, che forse non conoscono a fondo i meccanismi di bilancio, sono necessari i seguenti chiarimenti, avendomi stupito:
1) Il documento finanziario è stato presentato, per le ragioni spiegate, ad agosto, e con solo quattro mesi residui di amministrazione appare impossibile operare tagli per risparmi significativi di spesa utili a compensare i mancati trasferimenti dello Stato centrale.
2) Negli ultimi quattro anni il bilancio del Comune di Sulmona ha presentato, sul fronte spesa, moderate ma costanti diminuzioni, e la proiezione per quest’anno sarebbe stata identica se non fosse intervenuta la straordinaria neve, vera calamità naturale, che ha comportato esborsi per oltre 350.000 euro per l’ente, del tutto imprevedibili. Il Comune di Sulmona ha fatto fronte immediatamente a tali spese, a differenza di molti enti che non hanno nemmeno iscritto in bilancio le spese anticipate dalle ditte che hanno eseguito i lavori necessari, salvo riconoscerli poi come debiti fuori bilancio !
3) Le spese in variazione per servizi che la manovra prevedeva erano per soli 200.000 euro, con cui si sarebbe sostenuta la manutenzione ordinaria, il servizio scuolabus e quello di elaborazione dati che, in assenza di risorse, non potranno che esseri resi in maniera del tutto insufficiente.
4) I dati di entrata e trasferimenti statali sono stati proprio quest’oggi confermati come esatti dallo stesso Ministero delle Finanze nell’apposito sito, e quindi la manovra di assestamento era frutto di previsioni precise e ben ponderate dagli uffici e dell’attuale assessore dott. Loris Ramicone.
5) Non è vero che la manovra IMU avrebbe colpito anche i commercianti e gli artigiani, poiché coloro che lo affermano dovrebbero ricordare che l’aumento di aliquota non è stato da questa amministrazione previsto per gli immobili ad uso negozio (C1) e laboratori artigianali (C3).
6) La scelta di applicare un lieve aumento IMU per le seconde case, a differenza di quello che hanno fatto molti comuni italiani ed anche alcuni del  nostro territorio, che hanno applicato gli aumenti massimi consentiti dalla legge, è causata dalla notevole riduzione dei trasferimenti statali e regionali (in sostanza lo Stato incassa tasse dai nostri concittadini, ma se le trattiene tutte e non ne riversa sul territorio). La scelta era fra la rinuncia a rendere servizi essenziali alla collettività, quali trasporti, assistenza ai disabili ed anziani, servizio mensa alle scuole, pulizia del verde ecc., o ritoccare, seppur in maniera assolutamente moderata, le aliquote IMU.
7) Sostenere che bisogna immediatamente fare le gare per i servizi oggi affidati alle cooperative, così da eventualmente non applicare l’aumento di aliquota IMU a causa di soli ipotetici ed auspicati risparmi, è del tutto errato e frutto di scarsa conoscenza della finanza pubblica.
Per indire le gare è infatti obbligatoria la copertura finanziaria, condizione necessaria per procedere agli affidamenti, copertura che l’attuale bilancio approvato nel dicembre 2011 non ha, poiché prevede addirittura l’imposta ICI e non l’IMU e sul quale non sono stati ancora calati i dati pervenuti dal Ministero delle Finanza circa gli effettivi trasferimenti.
La manovra presentata dalla amministrazione consentiva, al contrario, non solo la copertura finanziaria di tutti i servizi oggi svolti dalle cooperative fino alla fine dell’anno, ma anche la copertura di legge, con allocamento  in bilancio delle somme necessarie, per poter effettuare, come era nelle previsioni, la gara ad evidenza pubblica per la loro aggiudicazione.
Aver respinto la proposta dell’amministrazione equivale da un lato a rendere impossibile lo svolgimento delle gare, e dall’altro a provocare la cessazione di molti servizi, con perdita del posto di lavoro da parte di decine di dipendenti delle cooperative.
8) Un’ultima riflessione. Giuste le richieste di contenimento e controllo della nostra spesa, di razionalizzazione della stessa, di svolgimento di gare, di recupero dei crediti, ma queste sono operazioni che vanno si da subito fatte (e si stanno peraltro facendo), ma che richiedono tempo . Nelle more uno Stato che chiede sempre più ai cittadini e trasferisce sempre meno ai comuni, obbliga questi ultimi ( e così stanno operando in tutta Italia) a ritoccare le aliquote e tagliare i servizi. Possiamo pure non ritoccare le aliquote e non rendere più certi servizi sociali, ma ciò oltre che equivalere alla perdita di lavoro da parte di decine di persone e famiglie, finisce con il colpire le categorie più svantaggiate, che non possono permettersi di pagare da sole certi servizi. Questa amministrazione ha sempre dimostrato di essere loro vicina, e vuole continuare a farlo"

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