Erano emigranti. E troppo spesso venivano trattati come uomini di serie B: tenuti a distanza, guardati con diffidenza, costretti a vivere e lavorare in condizioni durissime. Si diceva persino che gli italiani “puzzassero”, come se la dignità di una persona potesse essere misurata dal lavoro che faceva.
Eravamo noi gli immigrati.
Non dobbiamo dimenticarlo mai.
Quegli uomini hanno pagato un prezzo terribile per il lavoro, per la povertà e per la mancanza di diritti e di sicurezza.
Oggi il nostro pensiero va a quei martiri del lavoro, alle loro famiglie e a tutte le comunità che ne hanno custodito il dolore.
Ma il nostro pensiero deve andare anche a chi, ancora oggi, lavora senza diritti, senza sicurezza, senza una vera tutela, lontano dalla propria terra e dai propri affetti.
Ricordare Marcinelle significa non voltarsi dall’altra parte.
Significa difendere la dignità di ogni lavoratore e di ogni persona, qualunque sia la sua origine.
Perché la memoria ha un senso soltanto se diventa responsabilità.
Marcinelle non si dimentica. E non si dimentichi mai che, un tempo, gli immigrati eravamo noi. “
On Stefania Pezzopane
Già parlamentare, consigliera comunale
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