SULMONA - "La recente visita di Emanuele Filiberto di Savoia a Sulmona si è trasformata in un caso di imbarazzo istituzionale senza precedenti per la nostra città.Oltre la simpatia di Emanuele Filiberto, a lasciare sbalorditi i cittadini è la paradossale gestione comunicativa, amministrativa e finanche giuridica dell’evento da parte del primo cittadino che ha scatenato la protesta.A fronte delle giustificate polemiche sollevate dal testo dell'invito ufficiale – in cui compariva l'anacronistico acronimo "S.A.R." (Sua Altezza Reale) e l'accoglienza istituzionale nella Sala Consiliare sguarnita di apposita concessione del Presidente del Consiglio – la reazione del Sindaco è stata l'ennesimo, stucchevole tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità. Prima attribuendo la colpa alla segreteria che ha redatto il documento, e poi arrampicandosi sugli specchi con la puerile giustificazione secondo cui non poteva essere lui a togliere i titoli a Emanuele Filiberto aggrappandosi poi al principio di uguaglianza tra i cittadini.
Prima di consegnare all'oblio questa brutta pagina che ha stravolto il programma di Emanuele Filiberto di Savoia, al Sindaco Tirabassi va ricordata una verità elementare: non spettava infatti a lui privare l'ospite di tali titoli, poiché ci ha già pensato la Costituzione della Repubblica Italiana. La XIV Disposizione transitoria e finale della nostra Carta fondamentale ha posto nel nulla i titoli nobiliari, abrogandone definitivamente l'efficacia e il riconoscimento giuridico sul territorio nazionale. Ne consegue che la condotta tenuta dal primo cittadino, che giura fedeltà alla Repubblica, risulta pertanto assolutamente stravagante e in aperto contrasto con i doveri istituzionali che la sua carica impone.Questo scenario non può che sollevare interrogativi profondi e inquietanti:
1)Mancanza di controllo: Se il Sindaco firma atti anche semplici come una lettera di invito senza leggerli, siamo di fronte a una pericolosa superficialità amministrativa
2) Mancanza di comprensione: Se il Sindaco legge, firma e difende simili diciture senza comprendere la portata istituzionale di ciò che avalla, la situazione è persino più grave.
3) La cultura della scusa: assistere a continui scivoloni seguiti da sistematici "scaricabarile" offende l'intelligenza dei cittadini di Sulmona. Il resto del mondo non è stupido.
Chi riveste la carica di Sindaco rappresenta lo Stato democratico. Non può nascondersi dietro ai propri uffici quando sbaglia, né ignorare l'ordinamento repubblicano per giustificare una gaffe palese strumentalizzando il principio di uguaglianza e non discriminazione.
La città di Sulmona, anche in considerazione delle sfide che l'attendono, non merita di essere esposta a simili figure e a giustificazioni tanto deboli. Riteniamo che questa vicenda segni un punto di svolta dal quale il Sindaco e la sua maggioranza dovrebbero trarre, serenamente, le inevitabili conseguenze politiche di palese inadeguatezza".
Elisabetta Bianchi
DIREZIONE SULMONA
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