L'AQUILA - "Il ritrovamento di venti lupi avvelenati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta un fatto gravissimo, che va condannato senza ambiguità. Un gesto criminale che colpisce il patrimonio ambientale del nostro Paese e che testimonia un clima di crescente esasperazione nei territori rurali.Quanto accaduto, tuttavia, non può essere liquidato come un episodio isolato. È il segnale evidente di un disagio profondo che da anni attraversa il mondo agricolo e le aree interne, troppo spesso lasciati soli ad affrontare problemi complessi senza strumenti adeguati e senza un reale coinvolgimento nei processi decisionali.
Agricoltori e allevatori continuano a subire danni alle attività produttive, difficoltà economiche, aumento dei costi e una gestione della fauna selvatica percepita come distante dalla realtà quotidiana dei territori. Nel frattempo, il dibattito pubblico si riduce frequentemente a uno scontro ideologico tra chi difende l’ambiente e chi vive e lavora nelle campagne, come se le due dimensioni fossero incompatibili.
È necessario superare questa contrapposizione sterile. Il paesaggio rurale italiano, la biodiversità e gli equilibri ambientali che oggi tutti riconosciamo come valore sono il risultato di secoli di presenza umana, lavoro agricolo e presidio del territorio. Senza aziende agricole vive e sostenibili, anche la tutela ambientale rischia di diventare fragile e puramente teorica.
Preoccupa inoltre una visione sempre più burocratica delle politiche europee in materia agricola e ambientale. Da una parte vengono richiesti standard sempre più stringenti alle imprese italiane ed europee; dall’altra si aprono i mercati a produzioni provenienti da Paesi che operano con regole molto diverse sul piano ambientale, sanitario e sociale. Una contraddizione che penalizza le piccole e medie aziende e mette a rischio la competitività del settore.
Le aree interne non possono essere considerate territori marginali o semplici spazi da vincolare. Sono comunità vive, custodi di tradizioni, biodiversità, sicurezza ambientale e produzioni di qualità. Per questo serve una strategia concreta che metta al centro chi vive e lavora quotidianamente questi territori.
Il mondo agricolo non chiede assistenzialismo né privilegi, ma rispetto, ascolto e partecipazione reale alle scelte che riguardano il futuro delle campagne italiane. È tempo di restituire centralità alle comunità rurali e di costruire un equilibrio serio tra sostenibilità ambientale, sviluppo economico e tutela del territorio".
GRIGUOLI MATTEO
ALPAA L’AQUILA
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