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giovedì 8 ottobre 2020

IL GIORNO 8 OTTOBRE 2020 RICORRE IL 77° ANNIVERSARIO DELLA DEPORTAZIONE DI CIRCA QUATTROCENTO DETENUTI DAL CARCERE DELLA BADIA

SULMONA - "Il giorno 8 ottobre 2020 ricorre il 77° anniversario della Deportazione di circa quattrocento detenuti dal Carcere della Badia di Sulmona al Campo di concentramento di Dachau (8 ottobre 1943). "È importante dare eco alla memoria di pagine che hanno caratterizzato la storia di questa Città di Sulmona . Accolgo con favore la proposta dello studioso sulmonese Giulio Salzano, dottore di ricerca in Storia contemporanea nell'Università di Chieti-Pescara", il quale ha ricordato uno dei momenti più bui e meno conosciuti della storia di Sulmona, soffermandosi sulla figura del prof Carmelo Salanitro".Lo afferma l' assessore alla Cultura Manuela Cozzi. Di seguito il pro-memoria a firma di Salzano riguardo ai fatti in questione. All'alba dell’8 ottobre 1943, un manipolo di soldati tedeschi irruppe nel carcere della Badia di Sulmona. Tutti i detenuti, non meno di 383, furono radunati nel cortile principale dell'antico monastero. Sotto la costante minaccia delle armi tedesche i detenuti furono incolonnati e scortati fino alla stazione ferroviaria di Sulmona. Qui furono ammassati su un treno merci che poco dopo lasciò Sulmona diretto a Roma. Si trattava della prima tappa di un viaggio che in cinque giorni e sei notti attraversò tutta l'Italia, raggiunse il Brennero, proseguì fino a Monaco di Baviera e infine giunse al konzentrationslager di Dachau.La maggior parte dei deportati di Sulmona proveniva dalla Croazia (tra questi numerosi italofoni dell’Istria e della Dalmazia), dal Montenegro e dalla Grecia. Erano stati condannati dai Tribunali militari italiani per essersi opposti alle pratiche dell’occupazione nazi-fascista dei Balcani.Non meno di 105 dei 392 deportati partiti da Sulmona, tra cui alcuni giovani di Roccacasale, furono eliminati nei campi di sterminio tedeschi.Sopravvissero in 117 (2 morirono nei giorni successivi la liberazione, prima ancora di essere rimpatriati). La sorte di 170 detenuti è tuttora sconosciuta.Le vicende di Sulmona si collocano certamente nel più ampio fenomeno che interessò migliaia di uomini reclusi negli Istituti di Pena e nei campi di concentramento italiani all'indomani dell’Armistizio. Questo caso, però, sembra distinguersi almeno per un aspetto: la rimozione di ogni traccia della deportazione dalla memoria pubblica e istituzionale.Carmelo Salanitro, antifascista, professore di Lettere del liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di reclusione nel febbraio del 1941 per la sua attività antifascista, deportato da Sulmona a Dachau e poi a Mauthausen con il numero di matricola 61302, in una delle sue ultime lettere dal carcere scrisse: “Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza, parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi, obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non vuole adagiarsi in un’inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e della dignità umana”. A queste parole, la professoressa Maria Salanitro Scavuzzo, nuora di Carmelo, in una recente lettera alla città di Sulmona, aggiunge: “Io confido che i vecchi e i giovani del nostro tempo, saldamente uniti, saranno capaci di neutralizzare le nuove ideologie, assai simili al fascismo, che serpeggiano nella nostra Europa, fermamente voluta da un gruppo di oppositori alla dittatura fascista, che ebbero la fortuna, per loro e per noi, di sopravvivere”. Carmelo Salanitro fu ucciso la notte tra il 24 e il 25 aprile aprile 1945 in una delle camere a gas del campo di sterminio di Mauthausen."L'indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori". Liliana Segre, Senatore a vita della Repubblica Italiana.

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