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martedì 8 maggio 2018

PNALM, LA PRESENZA DEI GRANDI CARNIVORI: OPPORTUNITA’ E CRITICITA’

PESCASSEROLI - A Pescasseroli, presso la sede del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise, seminario di Federparchi: strategie e buone pratiche  per garantire le specie (a partire da lupo e orso)  valorizzare la biodiversità e coinvolgere le comunità.
Ricostituire popolazioni stabili di grandi carnivori, a partire dal lupo e dell’orso;  smantellare vecchi allarmismi e sensazionalismi quando si parla di pericoli; sviluppare adeguate azioni di gestione delle specie garantendo la sicurezza  dei cittadini e degli operatorie economici a partire dagli allevatori.
Questo il tema del seminario che si svolgerà  (mercoledì 9 maggio) a partire dalle ore 9.30  a Pescasseroli, presso la sede del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise, dal titolo “La presenza dei grandi carnivori: opportunità e criticità”. Si tratta del quarto seminario tematico organizzato da Federparchi in vista del Congresso che si svolgerà a Roma nel mese di ottobre.
 “Alcuni grandi carnivori sono aumentati di numero negli ultimi anni estendendosi a zone dalle quali erano quasi scomparsi.  – afferma il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri - Penso agli orsi nelle Alpi orientali  o ai lupi nelle regioni appenniniche. In alcuni casi si tratta di sforzi di reintroduzione messi in atto dalle istituzioni,  come per l‘orso nel parco del’Adamello Brenta,  in altri (è il caso del lupo) di dinamiche naturali della specie,  favorita dalla protezione accordata in Italia e in Europa dopo il 1977 e dall’aumento delle risorse alimentari
Se gli orsi sia nelle Alpi che in Abruzzo, sopravvivono ancora con piccole popolazioni (in tutto circa cento esemplari) si deve esclusivamente al fatto che esistono parchi e riserve che ormai da quasi un secolo sono impegnati in un grande sforzo di tutela. Presidenti, direttori, tecnici, ricercatori, veterinari, guardaparco, carabinieri forestali, contribuiscono a questo  risultato. Basti pensare che nell’Europa centro occidentale l’orso è stato sterminato nel Medioevo e che tutt’oggi in paesi che si dicono civilissimi, gli sparano a vista.
Diverso il discorso sul lupo. – prosegue Sammuri - L'enorme espansione degli ungulati selvatici (cinghiali, cervi, daini, caprioli, cioè le prede naturali del lupo), ne ha favorito la sopravvivenza e quindi l'incremento numerico. In Italia oggi i lupi  sono da 5 a 10 volte più numerosi rispetto alla metà degli anni ‘70 del secolo scorso e questo ha determinato anche la ricolonizzazione di territori dai quali era scomparso da oltre un secolo.  Proprio nelle zone di nuova espansione si registra il maggior  conflitto con le attività umane, in particolare con gli allevamenti di animali. Se la UE e l'Italia decidono di tutelare il lupo, allo stesso modo devono tutelare chi ne riceve danni. Del resto se si indennizzano i danni prodotti dai cinghiali - specie di nessun interesse per la conservazione e che, anzi, va limitata perché troppo abbondante in alcune aree - non si capisce perché non si debba fare altrettanto (e con decisione) per i danni prodotti dai lupi.
C’è poi il nodo degli ibridi e dei cani inselvatichiti o mal custoditi; anche questi protagonisti di molti danni alle attività economiche. Un controllo efficace dei cani e la rimozione degli ibridi diminuisce i danni e favorisce il mantenimento della purezza genetica del lupo.
I Parchi italiani  e le Aree protette da anni si occupano di questi problemi e  devono proseguire il loro impegno  per la riduzione delle criticità, cogliendo  le opportunità che vengono dal valore aggiunto delle risorse ambientali e della biodiversità.”
“Il seminario organizzato da Federparchi a Pescasseroli, - dichiara Antonio Carrara, Presidente del Parco, è per noi un’occasione importante per confrontarci con le altre esperienze italiane sulla conservazione di orso e lupo, due specie da sempre presenti nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il lungo lavoro svolto dal Parco in quasi un secolo di vita ha consentito alle due specie di conservarsi e, nel caso del Lupo, di ricolonizzare non solo l’Appenino ma, negli ultimi anni, anche le Alpi. Sicuramente più complesso il lavoro di conservazione dell’orso, che vive prevalentemente solo in aree limitate del Paese (Trentino e Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise) e che ci richiama a una delle sfide più importanti della conservazione in Italia. La conservazione dell’orso bruno marsicano fa parte del nostro lavoro quotidiano ma deve essere un obiettivo condiviso il più largamente possibile, dagli altri Parchi come dalle altre istituzioni e dalle associazioni che a vario titolo sono chiamate in causa dalla presenza dell’orso e dalla sua auspicabile espansione”.

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