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martedì 19 maggio 2015

GESTIVA IL SERVIZIO RISCOSSIONE TRIBUTI, ARRESTATO PER PECULATO

POPOLI - Gestiva, per conto di alcuni Comuni pescaresi, il servizio di riscossione tributi, ma parte di quanto incassato non lo ha mai riversato nelle casse pubbliche. Nel fine settimana scorso i finanzieri della Tenenza di Popoli (Pescara) hanno arrestato un 63enne titolare di una societa' di riscossione tributi (D.F.C) che, invece di versare il denaro riscosso nelle casse degli enti locali, lo ha "trattenuto" illecitamente e destinato a scopi personali. Le investigazioni delle Fiamme Gialle, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara, hanno preso le mosse dalla denuncia di amministratori locali
che, inspiegabilmente, non avevano ricevuto le rendicontazioni periodiche e soprattutto avevano constatato il mancato riversamento di somme (canoni per il servizio idrico, consumi energia elettrica, affitti di alloggi comunali ecc.) incassate per loro conto. La risposta della societa' di riscossione era sempre la stessa: ci sono ancora importi minimi da riscuotere e le posizioni debitorie dei contribuenti non sono ancora definite. Le indagini della finanza hanno pertanto focalizzato l'operativita' della societa' di riscossione - attiva non solo in provincia ma anche fuori regione - con particolare riguardo a tre convenzioni stipulate con altrettanti Comuni pescaresi e al complesso delle relative movimentazioni bancarie. Gli accertamenti hanno consentito di disvelare il meccanismo illecito ideato dagli indagati, i due amministratori della societa' di riscossione succedutisi nel tempo: utilizzo dell'espediente di lasciare aperte le posizioni contabili dei singoli contribuenti all'evidente scopo di celare ai Comuni quale fosse l'entita' degli incassi effettuati e, dunque, per inibire agli enti stessi qualsiasi forma di controllo o di intervento; distrazione delle somme riscosse, trattenute indebitamente. Parte del denaro che doveva essere riversato ai Comuni veniva fatto transitare sui conti correnti della societa' e sistematicamente drenato con prelevamenti in contanti o a mezzo giroconti, ovvero con addebiti su carte di credito. Complessivamente, dal 2008 al 2014, gli amministratori della societa' di riscossione hanno distratto oltre 400.000 euro, utilizzati per fini personali. E' stato documentato, infatti, come il denaro sia stato speso per l'acquisto di beni di lusso, viaggi all'estero e soggiorni in villaggi turistici. Sulla base di quanto accertato la Procura della Repubblica di Pescara ha ipotizzato il reato di peculato in capo ai due.

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