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martedì 6 settembre 2011

SCIOPERO CGIL, IN DIECIMILA A TERAMO ANCHE PULMAN VALLE PELIGNA E ALTO SANGRO

Foto Corrado Nannarone
TERAMO - Oltre diecimila questa mattina a Teramo alla manifestazione regionale indetta a livello nazionale dalla Cgil per protestare contro la manovra del Governo. A rappresentare la Valle Peligna e l'Alto Sangro tre pulman organizzati dalla Cgil di Sulmona, oltre a cittadini con la propia auto, che hanno fatto rientro nel capoluogo peligno proprio pochi minuti fa, spiegando che ci si aspettava una maggiore presenza soprattutto da parte dei giovani di casa nostra. Un grandissimo corteo si e' snodato lungo le vie della citta' dove e' stata sottolineata anche la difficile situazione dell'Abruzzo. "Equita', diritti, lavoro, ricostruzione" ed ancora, "Dall'Aquila con rabbia". Così le scritte durante la sfilata a cui
si sono aggiunti cori. Alla manifestazione regionale della Cgil hanno aderito in migliaia, percorrendo corso Cerulli, corso San Giorgio fino a Piazza Martiri in modo roboante e determinato senza colpi di testa. A sventolare per tutta la mattinata bandiere rosse ma anche di tante sigle politiche opposte al governo Berlusconi. Pensionati, disoccupati, casalinghe, studenti hanno animato la giornata del dissenso alla manovra, alla politica regionale, alla disoccupazione, alla crisi economica ai diritti negati dei lavoratori e degli italiani. Tutte le sigle della Cgil, le rappresentanze sindacali aziendali hanno calcato il suolo teramano alla presenza di tutti i dirigenti Cgil regionali.
La piazza di Teramo non e' stata scelta a caso, poichè città di residenza del presidente della Regione "Non avevamo dubbi - ha detto Emilio Miceli, segretario nazionale Slc-Cgil - che questa sarebbe stata una grande giornata, sia sul versante dell'astensionismo al lavoro sia per la mobilitazione e la presenza nelle piazze. Del resto nel Paese cresce un'insoddisfazione sempre piu' forte, sempre piu' larga nei confronti dei provvedimenti del Governo". Per il segretario regionale della Cgil, Gianni Di Cesare, oggi in piazza a Teramo, "la soluzione e' cambiare il sistema della tassazione. La nostra proposta - ha spiegato - si basa sugli stessi saldi del Governo ma li compone in modo diverso, in modo che non siano sempre gli stessi a pagare. Noi chiediamo una tassa sulle grandi ricchezze e sui grandi immobili e una patrimoniale strutturale sul modello francese. In pratica - ha concluso Di Cesare - vogliamo che cominci a pagare chi non ha mai pagato".

Soddisfatti i sindacati Cgil. "E' un numero importante - dice in una nota la segreteria regionale della Cgil - che tuttavia non descrive completamente la mobilitazione di una regione colpita da una crisi gravissima che una manovra recessiva contribuira' ad aggravare e la cui situazione e' resa drammaticamente unica e peculiare da problemi (blocco degli investimenti e dell'occupazione, terremoto, questione sanitaria, ecc.) che richiedono interventi specifici ed urgentissimi. Per quanto riguarda l'adesione nelle fabbriche, in quelle piu' grandi si e' attestata oltre il 40%, mentre in quelle medie e piccole e' oscillata mediamente tra il 60 e il 70 per cento. Risultati che la Cgil - prosegue la nota - rivendica dopo aver condotto in solitudine un'iniziativa di mobilitazione e informazione durata poco piu' di una settimana (dalla decisione dello sciopero) ma della quale i lavoratori e i pensionati hanno saputo evidentemente comprendere la giustezza e la fondatezza. D'altra parte non possiamo dimenticare il lavoro di preparazione che in tutto l'Abruzzo hanno saputo fare le strutture e i dirigenti sindacali, le rappresentanze nelle fabbriche e negli uffici (l'adesione del pubblico impiego e' stata attorno al 30%) ed i singoli iscritti. Un impegno del quale vogliamo ringraziare tutti per la loro dedizione e il loro lavoro. E' un patrimonio che non disperderemo e che sara' utilissimo per una battaglia che non si ferma con lo sciopero e la manifestazione odierni ma che continuera' fino a quando questo governo non cambiera' leggi e manovre che colpiscono gli interesse dei lavoratori e dei pensionati per favorire soltanto quelli dei ricchi e degli evasori fiscali.     

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