“La visione proposta dal Manifesto è la stessa che portiamo avanti in Abruzzo, da sempre, in una parte d’Italia in cui la quota delle aree interne è particolarmente estesa rispetto al territorio complessivo”, dichiara Radica. “Sosteniamo la necessità di politiche strutturali, che vadano oltre l’assistenzialismo episodico, e che sappiano al contrario valorizzare la peculiarità di queste zone del Paese attraverso standard ad hoc, per combattere lo spopolamento. L’esatto opposto dell’impostazione perseguita in questa fase, che considera le aree interne e le aree montane un costo da sostenere e perciò da ridurre dove e il più possibile. Ma così facendo si impoverisce il Paese perché se ne lasciano indietro, a se stessi, pezzi consistenti. E chi è vulnerabile finisce con il soccombere”.
Secondo il Manifesto, la bellezza italiana non può essere ridotta a una semplice valorizzazione estetica o turistica dei luoghi. La vera bellezza coincide con la capacità dei territori di restare vivi, abitati e generativi, attraverso relazioni sociali, lavoro, cultura, servizi e partecipazione democratica.
Uno dei passaggi più significativi del documento riguarda la critica a quelle politiche che considerano inevitabile il declino demografico di una parte del territorio italiano. Il Manifesto respinge con forza l’idea che esistano territori destinati allo spopolamento e sostiene che il problema non sia la marginalità geografica, ma l’abbandono da parte delle politiche pubbliche.
Il Manifesto prende posizione anche contro una visione della valorizzazione territoriale fondata esclusivamente sul marketing turistico. I piccoli borghi non possono trasformarsi in prodotti estetici o scenografie da consumare rapidamente: un paese vive se dispone di scuole, servizi sanitari, mobilità, lavoro, cultura quotidiana e opportunità per giovani e famiglie. Al centro della proposta emerge il concetto di “abitare”, indicato come il cuore di una nuova politica territoriale. Abitare significa poter costruire un progetto di vita grazie all’accesso alla casa, ai servizi, alla mobilità, alla scuola, alla sanità, al lavoro e alla connessione digitale.
Un altro tema centrale è il ruolo della cultura. Il documento sostiene che festival, biblioteche, cooperative di comunità, musei diffusi, residenze creative e imprese culturali possano diventare motori di sviluppo solo se inseriti in una strategia pubblica stabile e integrata con le altre politiche territoriali.
La parte operativa del Manifesto individua alcune priorità concrete per la rigenerazione dei territori: la creazione di hub culturali e creativi nei piccoli comuni, politiche integrate per casa, welfare e lavoro, il sostegno alle filiere agricole e alle economie di prossimità, la promozione delle Comunità energetiche rinnovabili e lo sviluppo di sistemi di mobilità sostenibile e condivisa.
La conclusione del documento lancia la proposta di un “Patto nazionale per la bellezza abitata”, che coinvolga istituzioni, enti locali, società civile, imprese, mondo agricolo e operatori culturali. L’obiettivo è costruire una nuova stagione di abitabilità, dignità e futuro per le aree interne, montane e rurali".
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