SULMONA - "La memoria, la solidarietà e la fede possono unire popoli lontani. Con questo spirito il sindaco Luca Tirabassi insieme al Presidente del Consiglio comunale Franco Di Rocco, al Sindaco di Pacentro, Giuseppe Silvestri, alla consigliera regionale Antonietta La Porta, ha partecipato all' evento nella Cattedrale di San Panfilo, promosso dal presidente dell'associazione Ali Edoardo Leombruni e alla cerimonia religiosa officiata dal vescovo Michele Fusco. La speciale occasione è stata l'accoglienza della reliquia di José Gregorio Hernandez, primo Santo laico venezuelano,molto amato da milioni di fedeli. Un pomeriggio di emozioni in cui Sulmona è stata testimone di un abbraccio toccante tra due popoli e di storie di emigrazioni, che rivivono quotidianamente attraverso molte significative iniziative di associazioni e volontari, che riescono a mantenere sempre vivo il legame".Domenica 22 febbraio, la Cattedrale di San Panfilo in Sulmona è divenuta cuore pulsante di una comunione capace di oltrepassare confini e distanze. L’accoglienza solenne della reliquia di José Gregorio Hernández, il venerato “Medico dei Poveri”, ha trasformato lo spazio sacro in un abbraccio tra nazioni, storie e speranze.
L’iniziativa, promossa da ALI ETS-ODV (Associazione Latinoamericana in Italia), presieduta dal Dott. Edoardo Leombruni, ha rappresentato un gesto concreto di vicinanza alla comunità italo-venezuelana: un segno di unità che ha ricordato come la fede autentica sappia costruire ponti là dove il mondo vede distanze.
In un tempo che chiede ascolto e solidarietà, la presenza della reliquia ha risuonato come un forte richiamo alla speranza e alla dignità inviolabile della persona umana.
La Solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta da S.E.R. Mons. Michele Fusco, Vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva, ha elevato un’unica preghiera corale. La Santa Messa è stata dedicata, oltre che a José Gregorio Hernández, anche a María del Monte Carmelo Rendiles: due figure che rappresentano le ali della fede venezuelana, una fede che cura, sostiene e unisce chi vive in patria e chi ha trovato altrove una nuova casa.
Alla celebrazione hanno preso parte i presbiteri della diocesi di Sulmona-Valva, insieme a padre Agostino Piovesan, don Vincenzo Cianfaglione, don Joseph Mazola Aynapa, e ai sacerdoti di origine venezuelana don Julio Rossignoli e don Jean Carlos Gonzalez. Le loro voci, raccolte attorno all’altare, hanno reso visibile una Chiesa senza confini, segno concreto di comunione.
Il canto che diventa ponte.
A impreziosire la liturgia, il coro “Venezuela Habla Cantando”, diretto dal Maestro Mehir Herrera, ha offerto melodie cariche di identità e speranza. Il canto si è fatto ponte d’anima, capace di unire chi è partito e chi ha accolto, trasformando la distanza in vicinanza e il ricordo in promessa.
Quella giornata non si è conclusa con la benedizione finale: è rimasta nei cuori come una certezza. Nel silenzio della reliquia, il “Medico dei Poveri” ci ricorda che quando si fa gesto concreto, diventa ponte indistruttibile tra i popoli e speranza viva.
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