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venerdì 27 febbraio 2026

ASSOLTI DAL REATO DI TRUFFA 8 POLIZIOTTI PENITENZIARI CANDIDATI ALLE ELEZIONI. LA SCALA: "NON POTEVA CHE ESSERE COSÌ"

VENEZIA - "Il fatto non costituisce reato". È con queste parole che si è posta la parola fine a un procedimento penale per il reato di truffa nei confronti di 8 agenti di Polizia Penitenziaria in servizio al carcere Montorio di Verona i quali, candidatosi per le amministrative di un piccolo comune Abruzzese (Pietraferrazzana in provincia di Chieti), non avevano chiesto ma erano stati posti obbligatoriamente (lo sottolineiamo)e per tutta la durata della campagna elettorale, in aspettativa dal Ministero della Giustizia.Del tutto vane sono state le accuse mosse dalla Direzione della Casa circondariale veneta tanto da essere state  dapprima "cestinate" nell'udienza pre dibattimentale tenutasi dinanzi il giudice Alessia Silvi, che da subito aveva statuito l'infondatezza dell'accusa attraverso la formula "il fatto non costituisce reato" e, successivamente, dai giudici di Corte d'appello tirati in causa dall'accusa la quale, evidentemente, ha voluto portare avanti più la tesi della Direzione del carcere che quella del Giudice Silvi.
Tra gli avvocati che hanno portato alla sentenza di proscioglimento degli 8 agenti vi è anche Antonio Maria La Scala. Persona notoriamente vocata a favore della giustizia e che moltissimo si spende per essa soprattutto se va a riguardare le forze dell'ordine in generale e la polizia penitenziaria in particolare.
L'avvocato non ha trovato alcuna difficoltà, alla luce della sua perfetta conoscenza delle leggi, nel difendere i suoi assistiti.
Anche perché, e lo si può tranquillamente sottolineare, La Scala non difende un poliziotto se da subito non lo ritiene estraneo al crimine.
"Il reato di truffa contestato agli 8 agenti non poteva in alcun modo trovare fondamento"- fa presente l'avvocato barese-
"I vertici del carcere prima di agire avrebbero dovuto conoscere bene la Legge 121/81.
Se lo avessero fatto avrebbero capito che l'articolo 81 non offre la possibilità di chiedere ma di imporre l'aspettativa a chi, vestendo un'uniforme,
decide di candidarsi"
-Precisa il difensore-
"Non c'è nessuna indicazione su come una campagna elettorale vada fatta ne' tantomeno la formulazione di precisi obblighi da parte del candidato se non nella parte in cui è da prevedere il trasferimento in altra sede dello stesso qualora dovesse candidarsi in un ambito ricadente nella medesima circoscrizione nella quale opera dal punto di vista professionale, ovvero essere posto in aspettativa speciale con assegni così come di fatto è accaduto anche in questo caso" - afferma La Scala-
" I miei assistiti non hanno fatto altro che rispettare la legge e chiedere gli stessi diritti che la Costituzione offre a tutti i cittadini di poter avere"
-Continua La Scala-
"Se le amministrazioni o chi per loro vogliono cose diverse rispetto a quello che la legge offre di avere o di obbligare a fare che chiedessero, ammesso che ciò fosse possibile, di cambiarla".
-Conclude sarcastico L'avvocato La Scala-

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