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lunedì 12 settembre 2016

FAMIGLIA ROM INDOSSA COLLETTI BIANCHI E TRASFORMA IN IMPRESA LA PROPRIA ATTIVITA’

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Nove gli arresti operati dai carabinieri
SULMONA - Sono nove gli arresti operati, nella prime ore della mattina, dai carabinieri della Compagnia di Sulmona coadiuvati dalle Compagnie di Avezzano, Castel di Sangro e Montesilvano. Una vasta operazione, durata circa un anno e mezzo che, coinvolge tutto Abruzzo. Il tutto parte dal 2014 a seguito di una denuncia presentata da una vittima dell’organizzazione. Un nuovo modo di fare criminalità dove un’intera famiglia rom ha indossato i colletti bianchi, trasformando in un’impresa la loro attività.
A finire in carcere: Mario Di Rosa 51 anni di Sulmona (punto di riferimento dell’associazione), Cesare Mariani, 52 anni originario di Raiano ma residente a Chieti (procacciatore d’affari ed esperto nel settore della normativa sul lavoro e materia finanziaria, Sonia Di Rosa, 43 anni di Sulmona, Bruna Spinelli, 41 anni di Sulmona, Luigino Di Rosa 45 anni di Sulmona ma residente a Pettorano sul Gizio e Pasquale Di Rosa, 46 anni di Castel di Sangro ma residente a Montesilvano. Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti: Lucia D’amato 45 anni di Sulmona, Pasquale Di Rosa (figlio di Mario) di 23 anni, e Lucia Morelli di 34 anni di Avezzano. I reati a loro contestati sono usura, estorsione, falsità ideologica, sostituzione di persona ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno di istituti bancari e di società di intermediazione finanziaria. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Sulmona, Marco Billi coordinati dal Pm Stefano Iafolla. Otto dei nove arrestati sono membri di un’intera famiglia già nel passato dediti alla commissione di reati contro il patrimonio. Gli indagati, invece, risultano essere venti. Dagli accertamenti svolti dai carabinieri, è emerso come il gruppo svolgesse, quale attività illecita il prestito di soldi con tassi usurari anche del 54% mensile a persone, per lo più commercianti o imprenditori abruzzesi in stato di bisogno, ai quali, gli istituti bancari o società di intermediazione finanziaria rifiutavano il credito perché protestati o iscritti come insolventi. Su questa attività, inoltre, si innestava un altro sistema per ottenere ingenti ed illeciti profitti: il rilevamento di società non operanti sul mercato, con l’aumento fittizio del capitale sociale e l’assunzione di persone (sempre fittizia), collegate all’organizzazione. Due le società: Sapori del Fucino e Rz Elettronica. Il sodalizio criminale, simulando la solidità delle società acquisite, riusciva ad ottenere prestiti da note entità finanziarie (ammontanti a circa 600mila euro) attivando procedure della cessione del quinto dello stipendio a carico di dipendenti “assunti” che, in realtà, non veniva e non poteva essere corrisposto. Ovviamene le rate agli importi erogati non venivano corrisposte o, in alcuni casi, onorate solo al principio allo scopo di prendere tempo per consentire alla società di conseguire altro capitale con la medesima tecnica. Il certosino lavoro investigativo ha permesso di ricostruire una serie di prestiti usurari a danno di vittime abruzzesi e di uno straniero. Tassi elevatissimi di restituzione che, poi, portava ad un meccanismo di minacce ed intimidazioni. Le somme accertate si aggirano intorno ai 500mila euro ma si può ipotizzare che l’importo reale sia di fatto molto più elevato. Proprio per la capacità di gestire le finanze in maniera “fluida” l’ordinanza del Gip ha riguardato anche il sequestro preventivo di alcuni beni finalizzato alla confisca. In particolare una villa di 14 vani a Roccacasale di proprietà di Mario Di Rosa, con garage e quattro terreni, per un valore complessivo di 600mila euro, acquistata mediante asta giudiziaria. Una proprietà ingiustificata ed esorbitante rispetto al reddito dichiarato, nullo, ai fini delle imposte ed alla inesistente attività economica dell’indagato. Il sequestro preventivo, inoltre, riguarda le quote di partecipazione al capitale sociale delle due società fittizie.

Barbara Delle Monache


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