L’iniziativa è parte del percorso strategico di rigenerazione territoriale integrata, insito nel progetto Rocca Calascio Luce d’Abruzzo, che interpreta i piccoli centri montani non come aree periferiche da sostenere in chiave assistenziale, ma come ecosistemi ad alto potenziale relazionale, culturale e produttivo: un modello sperimentale di sviluppo locale che lavora su identità, patrimonio e capitale sociale come fattori competitivi e generatori di nuova economia, in cui l’impresa supera la mera dimensione economica per assumere una funzione strutturale di presidio territoriale, coesione comunitaria e valorizzazione durevole delle risorse locali.
Il tema della conferenza di sabato 16 affronta una delle principali criticità delle economie territoriali contemporanee: la difficoltà dei mercati tradizionali nel riconoscere e valorizzare asset immateriali ad alto contenuto culturale, ambientale e relazionale. In molti contesti interni e montani, infatti, il patrimonio identitario locale produce valore collettivo senza riuscire a tradursi automaticamente in capacità economica, attrattività o opportunità occupazionali. Da qui la necessità di modelli imprenditoriali innovativi, orientati all’impatto sociale e territoriale, capaci di generare esternalità positive durevoli e nuovi processi di sviluppo comunitario.
Proprio in questa prospettiva, Calascio assume il ruolo di caso studio emblematico. Il piccolo paese dispone di un patrimonio territoriale stratificato, dalla tradizione pastorale alla filiera della lana, dalle competenze artigianali al capitale paesaggistico dell’altopiano, che può essere reinterpretato come leva contemporanea di sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di uscire dalla conservazione nostalgica delle tradizioni, e di trasformare le vocazioni storiche del territorio in piattaforme economiche innovative per attrarre competenze, generare occupazione qualificata e rafforzare la permanenza delle nuove generazioni nelle terre alte.
Le storiche filiere della lana e delle fibre naturali possono, infatti, essere reinterpretate all’interno di catene del valore ad alta componente innovativa, in grado di integrare manifattura artigianale, design sostenibile, turismo esperienziale ed economie creative. Così le risorse identitarie locali diventano asset strategici attorno ai quali costruire nuovi modelli produttivi orientati alla sostenibilità ambientale, alla qualità e alla differenziazione competitiva. Parallelamente, la valorizzazione delle competenze artigianali e del capitale territoriale può favorire la nascita di ecosistemi imprenditoriali fondati su startup culturali, cooperative di comunità, imprese sociali e modelli di economia circolare che generano occupazione, innovazione sociale e resilienza economica nelle aree interne.
La visione che emerge, insomma, è quella di un territorio montano che non intende limitarsi a contrastare i processi di marginalizzazione, ma che punta a recuperare una funzione generativa all’interno delle dinamiche economiche contemporanee.
Un contesto nel quale imprenditori, allevatori, professionisti, istituzioni e comunità locali possono costruire forme stabili di cooperazione territoriale, condividendo obiettivi strategici, responsabilità e capacità progettuale. Non a caso, il percorso delineato dalla conferenza pone al centro strumenti di co-progettazione, governance multi-stakeholder e partecipazione comunitaria, riconoscendo nel capitale relazionale e nella collaborazione tra attori locali un fattore decisivo per la competitività e la sostenibilità dello sviluppo territoriale.
Con il contributo del progetto pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio - Luce d'Abruzzo” del Comune di Calascio, selezionato dalla Regione Abruzzo nell'ambito della misura del PNRR del Ministero della Cultura (Linea A - M1.C3 – Investimento 2.1– “Attrattività dei borghi”), finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU".
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