SULMONA - "Nel lontano maggio del 1921 ando' in scena al teatro valle a Roma, per la prima volta la rappresentazione teatrale dei "sei personaggi in cerca d'autore" di Luigi Pirandello, l'opera fu contestata in modo clamoroso con grida, fischi e lanci di monetine al grido di "manicomio, manicomio", principalmente per la pretesa dei personaggi di essere "piu' veri" degli attori in carne ed ossa che avrebbero dovuto interpretare (cioe' se stessi), poi conosciamo tutti il successo planetario. Oggigiorno a distanza di 115 anni, ci sembra di rivivere la stessa scena, ma nel nostro caso senza dissenso e fischi, e piu' che un territorio in cerca di futuro, la Valle Peligna sembra il palcoscenico di Sei personaggi in cerca d’autore; figure politiche che vagano senza una trama, frammenti che non trovano un centro, identità che si moltiplicano o si dissolvono, maschere o volti che cambiano a seconda di chi li guarda. La politica non può essere una scena dove ognuno recita per sé, Il nostro territorio sembrerebbe rimasto sospeso in una scena senza regia, dove ognuno recita il proprio monologo, ma nessuno costruisce una storia collettiva per l'interesse della VALLATA. Esso ci pone di fronte all’irrisolta questione dell’Essere e dell’Apparire, ma purtroppo ahimei....!!!!, chi ci rappresenta non e' né essenza, né apparenza, ma solo parvenza, e continuiamo a ritrovarci di fronte ad un Teatro nel Teatro, dove tutta la comunicazione e' basata sulla trasmissione di messaggi non veri, con gran parte dei nostri mezzi di comunicazione che contribuiscono nella riuscita di questo poco invidiabile aforisma.
Nel dramma emerge che attore e personaggio non possono mai divenire una sola unità, e gli ultimi sviluppi socio- economici , culturali, politici e sindacali nel nostro TERRITORIO con la sua decadenza, rappresentano probabilmente al meglio l'opera, questo non solo per il ridimensionamento di un dibattito politico e non, ma per la completa abolizione di ogni convenzione ideologica, insomma un TEATRO NEL TEATRO. Per raccontare le ultime vicende PELIGNE ci vorrebbe Luigi Pirandello in “Sei personaggi in cerca d’autore", l’autore in quell'epoca anticipò il malessere ideologico del nostro paese che infatti si esprime "nell’inganno" reciproco, e Il momento attuale della nostra valle è la metafora di un teatro, dove i politicanti nostrani sembrano alla ricerca di un autore, tutti somigliano alle figure pirandelliane, nell' opera teatrale una storia familiare (qui' una storia politica locale, ma forse anche familiare) di incomprensione e di odio, di risentimento e vendetta, di azioni turpi dietro l’apparenza rispettabile. I personaggi pirandelliani come quei politici nostrani, con gran parte dell’ex classe politica e non solo, alla ricerca di un autore che sappia far rivivere la loro storia, e probabilmente anche questa volta l’autore lo troveranno (nel consenso) ma si perpetuerà ancora di più, a danno del territorio. Ognuno dei personaggi è portatore di una verità che non può essere comunicata agli altri, mentre da noi assistiamo al all'incomunicabilita' della nostra classe dirigente, sindacale, ma soprattutto politica che non riesce a comunicare la cosa piu' semplice.........; la VERITA' nuda e cruda sulla reale fattibilita' delle promesse........!!!!!!! che poi sarebbe la quintessenza della vita, ed anche in questo caso c’è ambiguità. Cosi' come avremmo bisogno di una Politica nel senso più alto del termine; altresi' avremmo bisogno di personaggi che non si esercitino continuamente nell’arte di indossare centomila maschere che occupano caselle, ma di avere volti autentici che immaginano un futuro, ma non trattandosi di realta', quando la finzione verra' SMASCHERATA.......?????. L’opera si conclude con un colpo di scena: mentre si assiste alla tragica scena finale (morte del Giovinetto e della Bambina), tutti si chiedono se tutto ciò sia davvero accaduto o se sia solo finzione?. Conoscete invece il finale di questo articolo?, molti spettatori abbandoneranno definitivamente il teatro PELIGNO al grido "MANICOMIO, MANICOMIO" (soprattutto i piu' giovani) per non farvi piu' ritorno, mentre il restante inerme aspetta impaziente che cali il sipario sul passato, e finalmente si alzi quello sul futuro, purché.......!!!!!si AVVERI.
La confusione tra ciò che è reale e ciò che è teatrale resta irrisolta, l’uomo ha molteplici maschere, i personaggi indossano soltanto la propria, rimanendo dunque immutabili, come a dire che nella modernità non si possono più rappresentare né tragedie né drammi, ma solo "commedie da fare", con la Valle Peligna invidiabile fucina di.......COMMEDIANTI. Sullo sfondo resta un settimo personaggi; la politica ma quella VERA.......!!!!! che osserva dalla finestra, apparentemente soddisfatta del caos altrui, ma ancora immobile, come se attendesse che il sipario si alzi da solo sulla Valle nonostante i loro “voti”, le loro responsabilità, dalle logiche del potere, alle corruzioni che in ogni potere implacabilmente si insinuano. Ogni attore rappresenta un personaggio, ma i personaggi non si sentono rappresentati dagli attori, cosi' come i politici nostrani rappresentano il popolo peligno, ma il popolo non si sente rappresentato da loro. Personaggi, dunque, condannati a restare “senza autore”, a peregrinare da un teatro all’altro, continuamdo ad indossare maschere diverse a seconda delle circostanze, cercando disperatamente un autore che dia loro una forma definitiva, un'autenticità che li liberi dall'INDETERMINATEZZA e dall'INCOMPIUTEZZA.
Finchè il concetto di maschere reali, unitamente a quelle digitali, fatte di profili, nickname e post (che non sono altro che un'evoluzione delle maschere pirandelliane), continueranno a proliferare, vivremo sembre in bilico tra autenticita' e rappresentazione, in tal caso la VALLE PELIGNA abdicherà perennemente a valori come; l'onesta, la correttezza e la trasparenza, ed inevitabilmente svanirà il nostro sogno, quello di riprendere in mano il destino Peligno".
Petrilli Alessandro
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