La sanità territoriale non può essere considerata secondaria: deve essere complementare e integrata con i grandi ospedali, a partire da quello di Pescara. Senza questa visione, il rischio è continuare a indebolire presidi fondamentali come quello di Popoli e, con essi, interi territori esponendoli non solo a problemi a al rischio di una razionalizzazione che sarebbe mortale per la sanità dell'intera regione. L'unico ragionamento attuato dalla destra al governo della Regione è fatto con i tagli: attenzione, perché non è una strategia vincente vista la domanda che arriva dalla comunità e i problemi, irrisolti, del comparto".
"Difendere l'ospedale di Popoli Terme significa difendere il diritto alla salute dei territori più lontani dai grandi centri – così il consigliere provinciale Gianni Chiacchia, presidente del Consiglio comunale di Scafa - . Il possibile ridimensionamento non è una questione tecnica, ma riguarda direttamente la qualità della vita di migliaia di cittadini della Val Pescara, della Majella e delle aree interne. Parliamo di un presidio fondamentale, soprattutto nelle emergenze, per chi ha bisogno di risposte rapide e vicine. Ridimensionarlo significherebbe aumentare le distanze dai servizi, costringendo soprattutto anziani e persone fragili a spostamenti lunghi e difficili. In sanità il tempo è decisivo. Non è una battaglia campanilistica, ma una questione di equità. Se vogliamo davvero contrastare lo spopolamento delle aree interne, dobbiamo garantire servizi essenziali come la sanità. Razionalizzare la spesa è giusto, ma non può tradursi in un indebolimento dei territori più fragili. L'ospedale di Popoli deve essere valorizzato dentro una rete sanitaria moderna ed efficiente, con un ruolo chiaro e integrato con i grandi presidi. Oggi viene considerato marginale, ma deve diventare strategico. Difenderlo significa difendere un'idea di Abruzzo che non lascia indietro nessuno. Perché la vera domanda non è quanto costa mantenerlo, ma quanto ci costerebbe perderlo".
"Gravissime le criticità derivanti dalla chiusura della Rianimazione, una scelta incoerente rispetto al percorso di riconversione del presidio – aggiunge Carmine Di Carlo, anestesista rianimatore ed ex medico dell'ospedale di Popoli - . Chiedo al direttore sanitario Rossano Di Luzio quale sia stato il reale risparmio derivante dalla chiusura della Rianimazione, considerando la necessità di istituire una T.I.P.O. (Terapia Intensiva Post-Operatoria), che richiede comunque personale altamente qualificato, tra cui un medico rianimatore, un infermiere di area critica e un operatore socio-sanitario per turno, oltre alla gestione delle emergenze intraospedaliere. La mancanza di terapia intensiva è invece un costo, anche sociale, perché limita fortemente l'attività ospedaliera, costringendo al trasferimento di pazienti e riducendo la complessità degli interventi possibili. È una contraddizione evidente, soprattutto in presenza di reparti che trattano pazienti fragili e necessitano di supporto intensivo. L'assenza di una strategia sanitaria regionale è cosa gravissima, la programmazione non può essere frammentata per ASL. Serve una visione complessiva, anche alla luce della pressione sugli ospedali di Pescara e Chieti e della mancata realizzazione di un vero DEA di secondo livello. Da qui il mio appello a rivedere le scelte adottate fatto anche durante il consiglio straordinario. Non si può parlare di tutela delle aree interne mentre si riducono servizi essenziali. Senza sanità e senza medici di base, questi territori sono destinati a svuotarsi. La politica regionale deve assumersi la responsabilità di decisioni strutturali e non scaricare tutto sulle ASL".



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